Sicurezza
Dopo l’incendio esplode la protesta
di Gianni Tacchi
Brucia un negozio di alimentari gestito da stranieri, i residenti in rivolta contro di loro: fermato un livornese col coltello
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LIVORNO. La paura e lo choc per le fiamme in un negozio di alimentari in via Garibaldi, gestito da alcuni stranieri, si sono trasformati in una rivolta dei residenti contro di loro.
In mezzo al caos e alle proteste, un abitante della zona ha perso il controllo, è salito in casa, ha preso un coltello e poi ha cercato di tornare per strada: è stato fermato per le scale dai vigili urbani, intervenuti inizialmente per chiudere quel tratto di via Garibaldi e controllare la situazione. L’hanno ammanettato e l’hanno portato via a bordo di un’auto della polizia municipale. Un altro residente, invece, ha sfogato tutta la sua rabbia prendendo a pedate le biciclette di un paio di ragazzi stranieri. Sono stati momenti di grande tensione, insomma, durante i quali si è sfiorata la rissa tra livornesi e stranieri. A calmare definitivamente le acque, poi, sono arrivate anche le pattuglie della polizia di Stato e dei carabinieri.
L’incendio, causato probabilmente da una macchinetta del caffè lasciata sui fornelli, è scoppiato poco dopo le 21 di ieri. All’interno del punto vendita c’erano la titolare e la figlia, entrambe straniere: sono rimaste leggermente intossicate. Sul posto sono intervenute tre ambulanze della Misericordia di via Verdi, ma nessuno ha accettato di essere trasportato all’ospedale per le cure del caso. Il negozio, di 15-20 metri quadrati e aperto da circa un mese, si trova sul lato di Garibaldi più vicino a piazza della Repubblica, al civico 109 e dalla parte opposta rispetto alla svolta per via dell’Oriolino: la palazzina, in cui vivono due nuclei familiari per un totale di quattro persone, è stata subito evacuata per motivi di sicurezza, visto l’incendio.
«Potevamo morire – dicono con rabbia alcuni abitanti di quel tratto – lì dentro cucinano con le bombole del gas, ma come si fa a dare la licenza per aprire un’attività a queste persone? È una vergogna».
«Mi sono affacciato – dice invece un cittadino che abita proprio sopra al negozio bruciato – ho visto il fumo e sono scappato subito per strada. Stavolta è andata bene, ma non si può andare avanti così...». È andata bene anche perché è stato tempestivo l’intervento dei vigili urbani, che hanno fermato l’altro residente con il coltello in mano.
Alla fine, intorno alle 23 e con l’incendio ormai spento, la palazzina è stata dichiarata nuovamente agibile. Restano però quei momenti di tensione, sfociati anche in offese di tono razzista.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
In mezzo al caos e alle proteste, un abitante della zona ha perso il controllo, è salito in casa, ha preso un coltello e poi ha cercato di tornare per strada: è stato fermato per le scale dai vigili urbani, intervenuti inizialmente per chiudere quel tratto di via Garibaldi e controllare la situazione. L’hanno ammanettato e l’hanno portato via a bordo di un’auto della polizia municipale. Un altro residente, invece, ha sfogato tutta la sua rabbia prendendo a pedate le biciclette di un paio di ragazzi stranieri. Sono stati momenti di grande tensione, insomma, durante i quali si è sfiorata la rissa tra livornesi e stranieri. A calmare definitivamente le acque, poi, sono arrivate anche le pattuglie della polizia di Stato e dei carabinieri.
L’incendio, causato probabilmente da una macchinetta del caffè lasciata sui fornelli, è scoppiato poco dopo le 21 di ieri. All’interno del punto vendita c’erano la titolare e la figlia, entrambe straniere: sono rimaste leggermente intossicate. Sul posto sono intervenute tre ambulanze della Misericordia di via Verdi, ma nessuno ha accettato di essere trasportato all’ospedale per le cure del caso. Il negozio, di 15-20 metri quadrati e aperto da circa un mese, si trova sul lato di Garibaldi più vicino a piazza della Repubblica, al civico 109 e dalla parte opposta rispetto alla svolta per via dell’Oriolino: la palazzina, in cui vivono due nuclei familiari per un totale di quattro persone, è stata subito evacuata per motivi di sicurezza, visto l’incendio.
«Potevamo morire – dicono con rabbia alcuni abitanti di quel tratto – lì dentro cucinano con le bombole del gas, ma come si fa a dare la licenza per aprire un’attività a queste persone? È una vergogna».
«Mi sono affacciato – dice invece un cittadino che abita proprio sopra al negozio bruciato – ho visto il fumo e sono scappato subito per strada. Stavolta è andata bene, ma non si può andare avanti così...». È andata bene anche perché è stato tempestivo l’intervento dei vigili urbani, che hanno fermato l’altro residente con il coltello in mano.
Alla fine, intorno alle 23 e con l’incendio ormai spento, la palazzina è stata dichiarata nuovamente agibile. Restano però quei momenti di tensione, sfociati anche in offese di tono razzista.
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