Il Tirreno

Livorno

Caproni, poeta sconosciuto nella sua Livorno

Nicolò Cecioni
Caproni, poeta sconosciuto nella sua Livorno

Pochi gli studenti che hanno scelto l’analisi del suo testo: «Non ce l’hanno fatto studiare»

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LIVORNO. «Caproni chi?». Più o meno è stata questa la reazione sgomenta degli studenti italiani chiamati ieri a sostenere la prima prova scritta della maturità. «Caproni chi?». E la stessa cosa si è verificata a Livorno, la città del poeta scomparso nel 1990, dove pochi studenti hanno scelto il “suo” testo. «Troppo difficile non sapevo cosa scrivere e non conoscevo l'autore. Sarei andato fuori tema». Più o meno è stato questo il ritornello recitato da buona parte degli studenti livornesi. Un autogol, perché avere un concittadino del genere, trovarsi di fronte una sua traccia, e non sapere cosa scrivere è un'occasione gettata al vento. Anche perché, se è vero che difficilmente nel programma scolastico si arriva a studiare Caproni, è altrettanto vero che, quantomeno nei licei cittadino, le sue opere vengono esaminate.

Al Classico, addirittura, pochi giorni prima della fine dell'anno scolastico, è stato fatto un progetto proprio su Caproni, con i ragazzi che sono andati a leggere le poesie al teatro Il Grattacielo. Eppure niente. Solamente una piccola parte di maturandi ha scelto «Versicoli quasi ecologici», tratto dalla raccolta «Res Amissa». «Non sapevo neanche chi fosse Giorgio Caproni prima di stamani – spiega Lorenzo Bracali, 5ªA etc dell'Iti – e sono andato sicuro sul saggio breve. Se uno non conoscere l'autore, è rischiosa l'analisi del testo». Stesso discorso anche per Giovanni Lioncino («In classe mia solamente due su trenta hanno scelto Caproni») e Dario Peru («Non lo avevo mai sentito nominare»).

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Anche al Nautico i «Versicoli quasi ecologici» non sono stati presi in considerazione quasi da nessuno. «Meglio non rischiare e scegliere un tema più semplice», ha detto una ragazza prima di fuggire via sul suo scooter. La statistica cambia leggermente ai licei, con il Niccolini e l'Enriques in vantaggio sul Cecioni. Oltretutto, i pochi studenti che hanno scelto la poesia di Caproni, lo hanno fatto non tanto perché conoscevano l'autore, ma perché la traccia è risultata loro più fattibile. In questa ode alla natura, Caproni invita l’uomo a non distruggerla e a non soffocarla. I «Versicoli quasi ecologici» sono tratti dalla raccolta Res Amissa (Cosa perduta) che affronta i temi della fine del mondo e della crisi della razionalità. Scritta nell'ultimo periodo di vita dell'autore, si tratta di un'opera decisamente pessimista che mette in guardia l'uomo nel preservare la natura. «Mi aspettavo un autore classico – ha spiegato Emily Novelli, 5ª Asa – Caproni è più moderno e non l’abbiamo approfondito». Anche il suo compagno Luca Fornaciari è della stessa idea: «A scuola lo abbiamo tralasciato».

Pure all'Enriques chi ha scelto il poeta livornese è in netta minoranza. «Devi conoscere il pensiero dell'autore – racconta Francesco Bachechi, 5ª A – altrimenti non sai cosa scrivere». Ha invece scelto la tipologia A Eugenio Renda, 5ªE: «Non avevamo studiato Caproni a scuola, ma lo conoscevo. L'analisi non era difficile e la poesia era interessante. Dava molti spunti di riflessione ed era collegabile a tanti altri testi. La natura è un tema molto ricorrente nella letteratura contemporanea. Caproni si preoccupa di rendere consapevole l'uomo che la natura può esistere senza gli uomini, ma non gli uomini senza natura». In 5ª G, invece, Caproni era stato studiato. «Per fortuna – ha detto Ginevra Domenici – lo avevamo fatto proprio a fine anno. Mi piaceva il tema e conoscevo l'autore. Non ho avuto dubbi».

È al Classico dove, in proporzione ai maturandi, gli studenti hanno scelto il maggior numero di tipologia A. «A fine anno – ha spiegato Mattia Bolognini, 5ª B – abbiamo partecipato a un progetto facoltativo su Caproni, dove abbiamo letto alcune sue poesie al Grattacielo. Io ho scelto la prima traccia perché era quella che mi ispirava di più. Il rapporto tra l'uomo e la natura è molto interessante da sviluppare». Anche Aurora Colosimo, 5ª A ha optato per l'autore livornese. «Non lo conoscevo un granché ma la poesia era bella. Spero di aver fatto bene». «Sapevo chi era – ha aggiunto Margherita Papini, 5ª B – ma avevo studiato altre sue poesie che parlavano di Livorno, di Genova o della madre. Questo suo aspetto sulla natura mi era nuovo». Nel programma scolastico, però, quasi nessuno lo ha studiato. «Non lo abbiamo fatto – ha ammesso Giorgia Pastorelli, 5ª A – e perciò ho fatto altro». Ha scelto Caproni perché suo concittadino Caterina Ciurli, 5ª B. «Era di Livorno e mi sono lanciata. Non l'ho studiato nel programma di quest'anno, ma lo conoscevo per un progetto al quale abbiamo partecipato prima della fine della scuola e perché in seconda un professore ci fece leggere le sue poesie».

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di Redazione web