Il Tirreno

Livorno

Case a un passo dall’asta «Siamo nel dramma» 

Case a un passo dall’asta «Siamo nel dramma» 

Corsa contro il tempo per le famiglie che hanno comprato con la fallita Uil casa «La banca ci chiede non solo il 54% della base d’asta, ma anche le spese in più»

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LIVORNO. «Se le case vanno all’asta, vengono giù. Mi ci metto io dentro, ma vengono giù. Questo diventa un problema di ordine pubblico». La rabbia si mescola alla disperazione. Le parole di Michele De Chirico si intrecciano con quelle della moglie Rossella Giuliani e dei vicini Massimiliano Trovato e Francesca Moschini. Sono due delle famiglie che vivono nel Borgo di Magrignano. E che nel tunnel dei ritardi e dei fallimenti delle cooperative, ora rischiano davvero di essere tra le prime a perdere la loro casa. La “loro” casa. Perché anche se non sono mai riuscite a firmare il rogito, quelle palazzine che hanno prenotato su costruzione in via Romiti attraverso le agenzie immobiliari, tra il 2009 e il 2010 (e dove vivono e hanno la residenza dal 2011), le hanno già pagate per intero, o quasi. Nel caso di Trovato, «385mila euro (Iva compresa) era il prezzo pattuito col costruttore», ovvero la Uil Casa di Riccardo Luschi, poi finito al centro di una maxi inchiesta della Finanza. «Di fatto – racconta Trovato – per rendere la casa abitabile abbiamo già speso circa 340mila euro». Cifre simili per De Chirico: «360mila euro più Iva la cifra pattuita, siamo arrivati a versarne già 320mila».

La storia è purtroppo nota. L’abbiamo raccontata quando, tra il 2015 e il 2016, la Uil casa è fallita, lasciando le due (e altre) famiglie nel dramma, tra procedura fallimentare, curatore (è stato nominato il commercialista Michele Lorenzini), la scoperta di un’ipoteca aperta dalla coop sugli immobili con la banca Cr Firenze e il rischio di vedere andare tutto all’asta. La novità ora è che la trattativa con la banca per tenersi le case non è ancora andata in porto e se non cambierà qualcosa nelle prossime due settimane (il 4 luglio è la data limite per trovare una soluzione) le palazzine finiranno all’asta. Qual è il problema? «La banca – spiegano – per riscattare la casa vuole non solo il 54% netto della base d’asta, ma anche le spese aggiuntive: notaio, procedura, curatela…». «L’ultima offerta che avevamo fatto, su suggerimento dell’avvocato Caradonna – racconta Trovato -, era di 85mila euro. È venuto fuori che ne servono 110mila, più 30-40mila euro di spese». «Noi invece abbiamo offerto 50mila euro – spiega De Chirico – ma ne vorrebbero 105mila, più 15mila di spese. Paradossalmente faremmo quasi prima a ricomprarle all’asta…». Dove però chiunque potrebbe presentarsi per portare via una casa costruita con i soldi e tanti sacrifici di altri.

Non è finita qui. Perché alla beffa non c’è limite. «In più – raccontano – dovremmo accollarci la sanatoria degli abusi edilizi. Sapete quanti ne hanno trovati quando hanno fatto la perizia? 35 in ogni casa, come i bagni nei sottotetti non abitabili. E noi non abbiamo fatto alcuna modifica, le abbiamo comprate così su carta, da capitolato». A questo proposito Trovato fa sapere di avere formalmente contestato la perizia fatta dal geometra, ritenendo che – proprio in ragione degli abusi da sanare e del fatto che le case si trovano in un lotto del Borgo che è ancora un cantiere, senza neppure tutte le opere di urbanizzazione – all’abitazione sia stato riconosciuto un valore (quindi un prezzo a base d’asta) troppo alto. «Abbiamo chiesto al tribunale una controperizia, è stato ad esempio omesso che le fognature sono abusive». Dettaglio che, altro paradosso, «noi abbiamo scoperto da una lettera di Edilporto...».

Le due famiglie sono esasperate e si sentono abbandonate da tutti, anche dalle istituzioni. «Ci hanno sempre detto: “Non vi preoccupate, si risolve tutto”. Anche gli avvocati a dire: “State buoni, si tratta, la fase è delicata…”. Ed ecco dove siamo arrivati: siamo stati abbandonati».

«Noi – scuote la testa Moschini – siamo andati all’agenzia immobiliare, abbiamo comprato una casa e siamo stati truffati. La responsabilità se la devono prendere tutti: il Comune che per anni in passato ha dato le concessioni a queste persone, la banca perché non ha vigilato sui soggetti ai quali ha dato le ipoteche. Il presidente della coop intanto è a casa sua: ci saranno anche inchieste aperte, ma il cerino è rimasto in mano a noi!».

«Cosa chiediamo? Che l’avvocato torni a Firenze con il sindaco a parlare con la banca – dice Moschini – e che quello che offriamo sia comprensivo delle spese». Le due famiglie lunedì mattina incontreranno proprio il primo cittadino per spiegargli la situazione. «Noi siamo pronti a fare uno sforzo enorme – è l’appello finale – ma possiamo “solo” saldare, non pagare anche le spese in più…».

Juna Goti

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