Gioco
Banche assenti: Confindustria sferra l’attacco
Poco credito alle aziende che innovano. Il presidente Ricci: «Siamo insoddisfatti». Dalla relazione annuale di Bankitalia viene fuori un record per i crediti deteriorati e un calo dei prestiti di circa 5 per cento
LIVORNO. «Noi aziende saremmo anche pronte a ripartire e a investire ma il mondo del credito è assente». Il consesso era senza dubbio quello più giusto quando il numero uno di Confindustria Livorno Alberto Ricci ha deciso di mettere in fila cosa non va tra mondo imprenditoriale e istituti di credito. Davanti i presidenti e i manager delle banche locali, mescolati con le autorità civili e militari cittadine. Seduto al suo fianco il direttore della Banca d’Italia della filiale cittadina Paolo Comune Compagnoni. Ad aprirgli la strada, introducendo l’argomento il padrone di casa e collega, il presidente della Camera di commercio Riccardo Breda.
Il sole invita più al caldo che ai convegni quando davanti alla platea di addetti ai lavori comincia la presentazione della relazione annuale della Banca d’Italia.
Ricci è tra gli invitati a parlare quando tira fuori una decina di fogli e legge numeri e amarezza. CREDITI DETERIORATI. I ricercatori di Bankitalia avevano già tratteggiato una cornice che non mette Livorno in cima alle prestazioni: l’Europa è già in fase di ripresa, l’Italia ci si sta avviando, la Toscana non va male ma è sotto la media del Paese. I grafici sono chiari, quasi elementari con le linee dei tre Pil che parallele scendono e risalgono con la regione che fatica sempre sotto. E Livorno? Nelle slide non c’è, la ricerca è di livello regionale, ma Marco Gallo e Marco Tonello (Bankitalia Firenze) allungano un paio di numeri più locali relativi alle imprese: «i prestiti sono diminuiti del 5%, il settore dei servizi è andato peggio e questo giustifica il calo». E ancora: «lo stock di crediti deteriorati a Livorno è più alto che in Toscana che ha dati peggiori della media nazionale». La “colpa” è della metallurgia: lo stock dei deteriorati è influenzato dalla Lucchini che dà il colpo di grazia ai numeri su un’area produttiva che già arranca. Del resto, le esportazioni meglio lasciar perdere, le costruzioni hanno ancora prestazioni negative e la metallurgia non ha bisogno di spiegazioni. (CONTINUA SOTTO IL GRAFICO)
L’ACCESSO AL CREDITO. Si sa, siamo in un’area a rischio. Anzi le aree a rischio sono due in una stessa provincia. Ricci lo ricorda e mette il pepe. «Le aspettative di percepire una ripresa – introduce – si intravedono marginalmente ma gli strumenti istituzionali, di provenienza nazionale e regionale, per il potenziamento delle infrastrutture e favorire il processo di reindustrializzazione sono importanti. I dati confermano che il lento recupero dell’industria sta avvenendo in carenza di credito».
Il numero uno di Confindustria, leader a livello regionale dei costruttori, cala i “suoi” numeri. Sono quelli di un’indagine interna fatta sentendo un campione di associati. «Oltre il 23% delle aziende – riferisce Ricci – segnala il permanere di problematiche nell’accesso al credito, un terzo delle aziende a fine 2016 ha pagato tassi aumentati, commissioni e una tantum varati per salvare le banche in crisi».
RISPOSTE LENTE. «Nel 44% dei casi le imprese – continua il presidente degli imprenditori – denunciano lentezza nelle risposte e un inasprimento della richiesta di garanzie (il 27, 8% del campione). Spesso anche con la proposta di un pegno su titoli. Aggiungo: un terzo delle aziende parla di criticità legate al rating (il calcolo dell’affidabilità) con il 66,7% che sostiene di aver avuto una valutazione che non rispecchia le reali potenzialità».
Ricci va avanti e denuncia, sempre riportando i dati della ricerca, «i tassi medi di scoperto sono alti con il 27% delle imprese che vorrebbe ridurre l’esposizione».
Poi pian piano il tema diventa quello della ripresa. Con le aziende che puntano al credito per fare investimenti e poi, il resocondo dei progetti portati avanti dall’associazione degli imprenditori. Non mancano neppure i riferimenti al settore delle costruzioni: «Le richieste di mutui e di case sono in aumento – conclude Ricci – ma avere credito per progetti di costruzione è molto difficile».
EDILIZIA, AZIENDE “A RISCHIO”. È il secondo ospite chiamato a portare la propria testimonianza ad accollarsi l’onere della risposta. Lo introduce il locale direttore di Bankitalia con una battuta: «Diamo la parola alla difesa». Matteo Faisolla è il direttore territoriale di Gruppo Banco Bpm. Parla di rating, di futuro delle banche, di fusioni. Poi in modo molto chiaro affronta il tema del credito: «Se mi faccio portare un elenco delle 50 aziende più a rischio, la stragrande maggioranza sono del settore delle costruzioni. E se devo essere onesto non ho neppure molte richieste di prestiti: ormai i progetti di nuovi lotti sono una nicchia e legata a zone con dinamiche particolari. Penso all’area industriale di Prato. Coi cinesi».
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