Telefonate moleste, la legge-scudo è pronta ma salta l’iter veloce
di Ilaria Bonuccelli
Il 13 giugno la commissione al Senato ha esteso la tutela a 117 milioni di utenze ma Sonego (Mdp) blocca il voto in sede deliberante: «Il testo non era completo»
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ROMA. Il 13 giugno 2017 è una data da segnare sul calendario. In Senato, la commissione Lavori pubblici definisce la legge di riforma del telemarketing. Un gruppo di senatori di tutti gli schieramenti si trovano d’accordo sulla necessità di proteggere gli italiani dalle chiamate commerciali moleste, come chiede da settembre Il Tirreno. E stabilisce regole anche molto chiare: possono iscriversi al Registro pubblico delle Opposizioni «tutti gli interessati che vogliano opporsi al trattamento delle proprie numerazioni telefoniche effettuato mediante l'impiego del telefono per fini di invio di materiale pubblicitario o di vendita diretta». Insomma, viene creato uno scudo contro il telemarketing aggressivo per numeri fissi e mobili, iscritti e non negli elenchi telefonici pubblici. Salvo possibilità di revocare questo scudo in qualunque momento.
La rivoluzione compiuta, verrebbe da pensare. Invece no. La commissione finisce la discussione sulla riforma, vota gli emendamenti. Ma non approva la legge. Non ancora. Il voto in sede deliberante, come se decidesse l’aula di Palazzo Madama, non c’è. Salta la procedura rapida che potrebbe far risparmiare mesi (forse anni) di discussione. Aprendo la strada a un iter altrettanto rapido anche alla Camera. Questo non avviene perché (finora) si oppone un senatore. Uno solo. E quindi, l’accordo rischia di saltare. Lodovico Sonego, Mdp, eletto in Friuli Venezia Giulia, esperto (e appassionato di infrastrutture) si mette di traverso.
Guai a esprimersi in questo modo con il senatore. Smentisce e si risente: «Fino all’altro giorno in commissione abbiamo parlato di votare il disegno di legge in sede deliberante in modo improprio. Non c’erano le condizioni per discutere di questo argomento: il testo non era completo, mancava il nulla osta del ministero delle Finanze (e il parere della commissione bilancio sugli ultimi emendamenti, ndr)». Arrivati al dunque, però, Sonego si è opposto alla richiesta avanza da M5s e dal senatore del Pd Marco Filippi. Ma anche su questa lettura Sonega ha da ridire: «Io non difficoltà a dare il mio parere favorevole a votare in sede deliberante questo provvedimento che ritengo molto importante, fermo restando che la commissione Lavori pubblici deve rispettare gli impegni anche rispetto ad altri provvedimenti. E finora non sempre l’ha fatto. Non è stato mantenuto del tutto l’accordo stretto il 2 marzo». Usando una metafora, Sonego sostiene: «Io sono ben lungi dall’essere contrario dall’ostacolare la riforma del Registro delle Opposizioni, ma dobbiamo mandare avanti tutto il treno dei provvedimenti della commissione. E in questo treno, la riforma del telemarketing è un vagone. Noi abbiamo una pluralità di problemi e quello che conta è mandare avanti tutto il convoglio».
La metafora è particolarmente calzante perché - fra gli esempi che Sonego cita - è la necessità di «definire il contratto degli Intercity giorno e notte , firmato da Trenitalia e ministero dei Trasporti mesi fa e sul quale è necessario accendere un faro. Del resto io non sono un senatore monotematico e questo è un problema che interessa milioni di viaggiatori». Come il telemarketing aggressivo: 117 milioni di utenze, per la precisione; quindi in media due utenze a italiano. Malgrado queste cifre, Sonego, non sbloccherà l’autorizzazione alla deliberante per il telemarketing prima di avere un accordo scritto su altri provvedimenti «compresa la riforma dei servizi portuali». Ma in commissione si dice che abbia chiesto anche di fissare la data (giorno e ora) per un sopralluogo a un’importante infrastruttura di frontiera. Insomma, un’agenda più che dettagliata. Da lui dettata.
La rivoluzione compiuta, verrebbe da pensare. Invece no. La commissione finisce la discussione sulla riforma, vota gli emendamenti. Ma non approva la legge. Non ancora. Il voto in sede deliberante, come se decidesse l’aula di Palazzo Madama, non c’è. Salta la procedura rapida che potrebbe far risparmiare mesi (forse anni) di discussione. Aprendo la strada a un iter altrettanto rapido anche alla Camera. Questo non avviene perché (finora) si oppone un senatore. Uno solo. E quindi, l’accordo rischia di saltare. Lodovico Sonego, Mdp, eletto in Friuli Venezia Giulia, esperto (e appassionato di infrastrutture) si mette di traverso.
Guai a esprimersi in questo modo con il senatore. Smentisce e si risente: «Fino all’altro giorno in commissione abbiamo parlato di votare il disegno di legge in sede deliberante in modo improprio. Non c’erano le condizioni per discutere di questo argomento: il testo non era completo, mancava il nulla osta del ministero delle Finanze (e il parere della commissione bilancio sugli ultimi emendamenti, ndr)». Arrivati al dunque, però, Sonego si è opposto alla richiesta avanza da M5s e dal senatore del Pd Marco Filippi. Ma anche su questa lettura Sonega ha da ridire: «Io non difficoltà a dare il mio parere favorevole a votare in sede deliberante questo provvedimento che ritengo molto importante, fermo restando che la commissione Lavori pubblici deve rispettare gli impegni anche rispetto ad altri provvedimenti. E finora non sempre l’ha fatto. Non è stato mantenuto del tutto l’accordo stretto il 2 marzo». Usando una metafora, Sonego sostiene: «Io sono ben lungi dall’essere contrario dall’ostacolare la riforma del Registro delle Opposizioni, ma dobbiamo mandare avanti tutto il treno dei provvedimenti della commissione. E in questo treno, la riforma del telemarketing è un vagone. Noi abbiamo una pluralità di problemi e quello che conta è mandare avanti tutto il convoglio».
La metafora è particolarmente calzante perché - fra gli esempi che Sonego cita - è la necessità di «definire il contratto degli Intercity giorno e notte , firmato da Trenitalia e ministero dei Trasporti mesi fa e sul quale è necessario accendere un faro. Del resto io non sono un senatore monotematico e questo è un problema che interessa milioni di viaggiatori». Come il telemarketing aggressivo: 117 milioni di utenze, per la precisione; quindi in media due utenze a italiano. Malgrado queste cifre, Sonego, non sbloccherà l’autorizzazione alla deliberante per il telemarketing prima di avere un accordo scritto su altri provvedimenti «compresa la riforma dei servizi portuali». Ma in commissione si dice che abbia chiesto anche di fissare la data (giorno e ora) per un sopralluogo a un’importante infrastruttura di frontiera. Insomma, un’agenda più che dettagliata. Da lui dettata.
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