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Salva-bimbi in auto: sei disegni di legge, ma in tre anni neppure un voto
Dal 2014 il Parlamento tenta di approvare una norma per evitare di dimenticarsi i figli in auto: la discussione non è mai arrivata in aula. Nel frattempo sono morti tre bambini, due in Toscana
LIVORNO. Sei disegni di legge bloccati dalla politica. E dai suoi veti incrociati. Mai andati oltre un esame minimo in commissione. Vicenza, Vada (Livorno) e Castelfranco di Sopra (Arezzo). Qui negli ultimi due anni tre bambini sono stati dimenticati dai genitori sul seggiolino. Sono rimasti prigionieri nell’auto e sono morti per il caldo. Neppure questo basta, però, a far sbloccare le leggi presentate in tre anni. A Roma, dal 2014 ci sono sei disegni di legge per imporre dispositivi salva-vita, sistemi di allarme per non dimenticarsi più i bambini in auto. Come è accaduto anche a Tamara, 16 mesi, morta in provincia di Arezzo.
Ma cos’è che serve per evitare queste tragedie? La modifica dell’articolo 172 del Codice della strada: rendere obbligatorio un sistema di sicurezza che faccia notare al guidatore che dietro, sul seggiolino, c’è un bambino. Magari suo figlio. Per questo deputati, senatori e consiglieri regionali chiedono allo Stato di introdurre un segnale in grado di ricordare, quando si sta per scendere, che a bordo non siamo soli. Un allarme come quando lasciamo i fari accesi. Un avviso che possa evitare la tragedia.
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LA LEGGE CHE MANCA
I sei disegni di legge, dal 2014 ad oggi, sono stati presentati alla Camera (quattro) e al Senato (due). Gianni Melilla – ex deputato di Sinistra Ecologia Libertà, da qualche mese passato ad Articolo 1 - Movimento democratico e progressista del governatore toscano Enrico Rossi – è fra coloro che ci hanno provato. Ma la sua idea – classificata con il numero 2662 – è stata accorpata a tutte le altre che propongono di cambiare il Codice della Strada. E dal 15 novembre del 2015 è ferma alla Commissione Trasporti della Camera perché su altri punti manca un’intesa. «Basterebbe una settimana per approvare il mio disegno di legge – spiega il parlamentare – visto che siamo tutti d’accordo. Per altro, visto che le commissioni hanno anche una funzione legislativa, ci potrebbero essere le condizioni per non passare né dalla Camera né, successivamente, dal Senato. Mi dispiace che la mia proposta sia stata accorpata a tutte le altre: domani (oggi per chi legge ndr) inizierò a pressare il presidente».
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IL LAVORO IN COMMISSIONE
Il presidente della Commissione Trasporti della Camera è il deputato del Pd Michele Pompeo Meta, che ieri Il Tirreno ha provato a contattare senza esito. A spiegare il motivo per cui i disegni di legge si sono inceppati, quindi, ci pensa la vicepresidente, la viareggina Deborah Bergamini (Forza Italia). «Purtroppo, lo dico dal ruolo che ricopro, credo che manchi la volontà di approvare la legge – spiega la deputata azzurra – tanto che io stessa avevo presentato due emendamenti: uno per evitare i colpi di sonno e un altro contro il rischio di dimenticare a bordo bambini, anziani e animali. Da domani (oggi per chi legge ndr) ci proverò di nuovo». Fra le strette maglie della burocrazia è rimasto bloccato anche il disegno di legge presentato lo scorso 3 agosto dall’ex parlamentare del Movimento 5 Stelle Eleonora Bechis, ora al Gruppo Misto.
SI MUOVONO LE REGIONI
Che il tema sia molto sentito – al di là della tragedia di due giorni fa a Castelfranco di Sopra – lo si nota anche da come si sono mosse le Regioni. Il Consiglio del Lazio, già tre anni fa, ha presentato due identici disegni di legge alla Camera e al Senato. E così ha fatto l’Emilia Romagna, con il consigliere Tommaso Foti (Fratelli d’Italia). «Le proposte rimangono ferme – spiega l’ex deputato piacentino – ma le tragedie purtroppo no. Non chiedo al Parlamento di approvare il mio testo alla lettera, solo di prenderlo in considerazione per migliorarlo».
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I PRECEDENTI
Negli Stati Uniti – secondo quanto spiegato nel disegno di legge presentato da Bechis – ogni anno a causa dell’ipertermia muoiono 36 bambini. In Italia, dal 2011, sono stati sette, di cui due in Toscana. Il 4 giugno del 2013, a Piacenza, a perdere la vita è stato Luca. Suo padre, Andrea Albanese, a causa di un’amnesia dissociativa se l’è dimenticato per ore chiuso nell’auto. Ed è morto. Da allora Andrea ha intrapreso una battaglia per far approvare la “legge sui seggiolini”. «Nonostante esistano già dei prodotti in commercio – racconta Albanese, 42 anni – i genitori non possono ammettere di rischiare un incidente simile: per ognuno di loro è inconcepibile». Ma il pericolo – come sostengono anche gli psicologi – rimane e può colpire tutti. Non è un caso che anche l’assessora toscana alla Salute, Stefania Saccardi, si sia impegnata a riprendere in mano un progetto di una scuola di Bibbiena, in provincia di Arezzo. Perché la tecnologia, se accadono dimenticanze che possono portare anche a conseguenze gravissime, è l’unica che può darci veramente una mano.
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