La protesta
Rimorchiatore record per la flotta Neri «26 mezzi in 20 anni»
Il messaggio di Piero Neri: a metà anni ’90 il rischio di ko, ma abbiamo ammodernato l’azienda reinvestendo gli utili
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LIVORNO. C’è la figlia Francesca nei panni tradizionali di madrina che tiene a battesimo il nuovo rimorchiatore, c’è il vescovo Simone Giusti che con l’aspersorio prima schizza d’acqua benedetta la nuova unità della flotta della bandierina bianconera e poi si gira verso la platea di rappresentanti istituzionali e di imprenditori, di lavoratori e di studenti da premiare e ripete la benedizione: «Ne abbiamo tanto bisogno anche noi, oltre che il rimorchiatore».
Basterebbe questo gesto extra a far capire che il copione dell’inaugurazione del nuovo rimorchiatore Montenero, al cantiere Neri nel cuore del porto avrebbe mostrato qualche fuori programma. A cominciare dal fatto che Piero Neri, patriarca schivo alla testa dell’azienda di famiglia, è stato costretto a dare forfait da un malessere («ma ora sta già meglio», dicono i familiari). Ma com’è capitato quando nel freddo di febbraio c’era da star lì di notte davanti ai Tre Ponti per le operazioni di disincaglio della nave Sigma a un passo dalla riva, la proverbiale riservatezza va messa in un angolo e bisogna metterci la faccia. Ecco che il figlio Corrado – con i cugini Corrado, Tito e Alessandro, sul palco a cucire insieme il puzzle dell’evento - dà la voce alle parole del padre: un lungo elenco di ringraziamenti e tuttavia anche qualcosa fuori dal recinto del prevedibile.
Non fa agiografia aziendale Piero Neri quando torna ai guai dell’impresa di famiglia che alle soglie dei cent’anni si era ritrovata di fronte «il rischio di porre termine alla nostra avventura imprenditoriale»: colpa del fatto che «un mix di incomprensioni familiari e un’aspra conflittualità sindacale avevano portato alla decisione di vendere». Poi aggiunge: «Mi ricordo la stampa locale che più volte uscì con titoli come “La bandiera bianconera non deve essere ammainata”. Ancora oggi la ringrazio per l’incoraggiamento, e fu così».
Il taglio del nastro avrebbe potuto limitarsi a mettere sotto i riflettori l’oggi: il nuovo rimorchiatore – destinato al porto di Livorno – ha prestazioni record («con un tiro a punto fisso di oltre 95 tonnellate») che ne fanno un caso unico nei porti di tutto il Bel Paese, e forse non solo. Ci penserà l’ingegner Gattoli, direttore tecnico del cantiere Rossetti, a disegnarne l’identikit: insistendo sul fatto che ha capacità di intervento anche in situazioni a forte rischio di esplosione in condizioni meteo al limite come potrebbe essere un terminal gnl.
Ma la dynasty Neri ha sempre badato anche alla storia. Non è un caso che nomi di battesimo come Corrado, Tito o Piero si rincorrano fra cugini e bisnipoti una generazione dopo l’altra, con l’anno di nascita che diventa parte del nome per distinguerli. Non è un caso che tanto “Montenero” quanto “Antignano” (altro rimorchiatore avuto in consegna a marzo) siano due nomi che appartenevano già alla flotta Neri: erano due navi cisterna degli anni ’50 per rifornire di carburante l’aeroporto di Fiumicino. Non è un caso che Piero Neri si congedi citando Marco Valerio Marziale, il più celebre fra gli epigrammisti latini: «Saper rivivere con piacere il passato è vivere due volte». L’imprenditore rincara: «È anche un modo per esser grato delle cose belle, date e ricevute». Per farne una filosofia: «Questo è stato ed è il nostro rapporto di imprenditore e cittadino con la città di Livorno da oltre 120 anni».
È qui che si può riprendere il filo di una affermazione-chiave: la scelta della famiglia di reinvestire «da oltre 20 anni ogni profitto nelle nostre aziende». E ancora: «personalmente ritengo che gli utili di una azienda che provengono dal lavoro, al lavoro devono tornare e così, attraverso costanti investimenti, portare a creare nuovi posti di lavoro come in una grande famiglia che oggi è cresciuta tanto da aver superato le 500 persone».
In concreto, queste parole hanno i nomi di sei rimorchiatori consegnati al gruppo Neri «negli ultimi 18 mesi»: oltre all’“Anrtignano” e al “Montenero” di cui si diceva, sono il “Luisa Neri” e il “Toscana” più il “Pacini” e il “Santa Giulia”. In sostanza, quel giorno di metà anni ’90 in cui i Neri ricominciarono quasi daccapo decisero anche di investire tutto: 26 unità fra rimorchiatori e supply vessel costruiti in vent’anni per ammodernare una flotta rimasta troppo indietro.
Ma negli interventi che si susseguono – la vicaria della prefettura Sabatina Antonelli, il questore Orazio D’Anna, le assessore Cristina Grieco (Regione) e Francesca Martini (Comune), la presidente del corso di logistica Giovanna Colombini, il comandante della Capitaneria Vincenzo Di Marco, il presidente dell’Authority Stefano Corsini – viene sottolineato che sono un investimento anche queste borse di studio che non sono un semplice staccare l’assegno ma stage retribuiti che costruiscono ponti fra scuola, università e mondo del lavoro («con una prospettiva occupazionale anche per il dopo», secondo un ritornaello che ritorna in vari interventi: un vantaggio per i ragazzi ma anche per le aziende).
Prima del rito del battesimo con la bottiglia lanciata dalla madrina Francesca Neri e prima dell’assaggio di cacciucco preparato dagli equipaggi dei rimorchiatori, c’è il tempo per l’(irrituale) invocazione del vescovo. «Dona loro lavoro certo, sicurezza e vento in poppa. Dona sapienza a chi deve fare la rotta e a chi deve tracciarla per il porto e per il territorio livornese. Donaci operosità e onestà, sollecitudine per il bene comune, semplicità e chiarezza di norme tali da giammai scoraggiare nuove imprese». E poi: «Via ogni ostacolo artificale al lavoro degli operai come a quello degli imprenditori».
Mauro Zucchelli
Basterebbe questo gesto extra a far capire che il copione dell’inaugurazione del nuovo rimorchiatore Montenero, al cantiere Neri nel cuore del porto avrebbe mostrato qualche fuori programma. A cominciare dal fatto che Piero Neri, patriarca schivo alla testa dell’azienda di famiglia, è stato costretto a dare forfait da un malessere («ma ora sta già meglio», dicono i familiari). Ma com’è capitato quando nel freddo di febbraio c’era da star lì di notte davanti ai Tre Ponti per le operazioni di disincaglio della nave Sigma a un passo dalla riva, la proverbiale riservatezza va messa in un angolo e bisogna metterci la faccia. Ecco che il figlio Corrado – con i cugini Corrado, Tito e Alessandro, sul palco a cucire insieme il puzzle dell’evento - dà la voce alle parole del padre: un lungo elenco di ringraziamenti e tuttavia anche qualcosa fuori dal recinto del prevedibile.
Non fa agiografia aziendale Piero Neri quando torna ai guai dell’impresa di famiglia che alle soglie dei cent’anni si era ritrovata di fronte «il rischio di porre termine alla nostra avventura imprenditoriale»: colpa del fatto che «un mix di incomprensioni familiari e un’aspra conflittualità sindacale avevano portato alla decisione di vendere». Poi aggiunge: «Mi ricordo la stampa locale che più volte uscì con titoli come “La bandiera bianconera non deve essere ammainata”. Ancora oggi la ringrazio per l’incoraggiamento, e fu così».
Il taglio del nastro avrebbe potuto limitarsi a mettere sotto i riflettori l’oggi: il nuovo rimorchiatore – destinato al porto di Livorno – ha prestazioni record («con un tiro a punto fisso di oltre 95 tonnellate») che ne fanno un caso unico nei porti di tutto il Bel Paese, e forse non solo. Ci penserà l’ingegner Gattoli, direttore tecnico del cantiere Rossetti, a disegnarne l’identikit: insistendo sul fatto che ha capacità di intervento anche in situazioni a forte rischio di esplosione in condizioni meteo al limite come potrebbe essere un terminal gnl.
Ma la dynasty Neri ha sempre badato anche alla storia. Non è un caso che nomi di battesimo come Corrado, Tito o Piero si rincorrano fra cugini e bisnipoti una generazione dopo l’altra, con l’anno di nascita che diventa parte del nome per distinguerli. Non è un caso che tanto “Montenero” quanto “Antignano” (altro rimorchiatore avuto in consegna a marzo) siano due nomi che appartenevano già alla flotta Neri: erano due navi cisterna degli anni ’50 per rifornire di carburante l’aeroporto di Fiumicino. Non è un caso che Piero Neri si congedi citando Marco Valerio Marziale, il più celebre fra gli epigrammisti latini: «Saper rivivere con piacere il passato è vivere due volte». L’imprenditore rincara: «È anche un modo per esser grato delle cose belle, date e ricevute». Per farne una filosofia: «Questo è stato ed è il nostro rapporto di imprenditore e cittadino con la città di Livorno da oltre 120 anni».
È qui che si può riprendere il filo di una affermazione-chiave: la scelta della famiglia di reinvestire «da oltre 20 anni ogni profitto nelle nostre aziende». E ancora: «personalmente ritengo che gli utili di una azienda che provengono dal lavoro, al lavoro devono tornare e così, attraverso costanti investimenti, portare a creare nuovi posti di lavoro come in una grande famiglia che oggi è cresciuta tanto da aver superato le 500 persone».
In concreto, queste parole hanno i nomi di sei rimorchiatori consegnati al gruppo Neri «negli ultimi 18 mesi»: oltre all’“Anrtignano” e al “Montenero” di cui si diceva, sono il “Luisa Neri” e il “Toscana” più il “Pacini” e il “Santa Giulia”. In sostanza, quel giorno di metà anni ’90 in cui i Neri ricominciarono quasi daccapo decisero anche di investire tutto: 26 unità fra rimorchiatori e supply vessel costruiti in vent’anni per ammodernare una flotta rimasta troppo indietro.
Ma negli interventi che si susseguono – la vicaria della prefettura Sabatina Antonelli, il questore Orazio D’Anna, le assessore Cristina Grieco (Regione) e Francesca Martini (Comune), la presidente del corso di logistica Giovanna Colombini, il comandante della Capitaneria Vincenzo Di Marco, il presidente dell’Authority Stefano Corsini – viene sottolineato che sono un investimento anche queste borse di studio che non sono un semplice staccare l’assegno ma stage retribuiti che costruiscono ponti fra scuola, università e mondo del lavoro («con una prospettiva occupazionale anche per il dopo», secondo un ritornaello che ritorna in vari interventi: un vantaggio per i ragazzi ma anche per le aziende).
Prima del rito del battesimo con la bottiglia lanciata dalla madrina Francesca Neri e prima dell’assaggio di cacciucco preparato dagli equipaggi dei rimorchiatori, c’è il tempo per l’(irrituale) invocazione del vescovo. «Dona loro lavoro certo, sicurezza e vento in poppa. Dona sapienza a chi deve fare la rotta e a chi deve tracciarla per il porto e per il territorio livornese. Donaci operosità e onestà, sollecitudine per il bene comune, semplicità e chiarezza di norme tali da giammai scoraggiare nuove imprese». E poi: «Via ogni ostacolo artificale al lavoro degli operai come a quello degli imprenditori».
Mauro Zucchelli
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