Gioco
Nel Borgo fai da te «Ci arrangiamo per sopravvivere»
Dal quartiere dimenticato, l ’appello dei residenti al Comune «Prenda in carico le strade». Si chiede un tavolo con il prefetto
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LIVORNO. Questa volta il caffè lo abbiamo portato noi: thermos, bicchieri e bustine di zucchero. I residenti hanno contribuito, portando il tavolo, le sedie, le bibite. Perché qui, tra palazzi e villette del Borgo di Magrignano, dove vivono più di 400 famiglie, di bar neppure l’ombra. Così come non esistono attività commerciali e neppure bus. In realtà, al di là delle case, non c’è niente. Una giungla di erba alta, strade incomplete con reti di cantiere, tombini che affiorano, illuminazione assente nelle strade interne. «Doveva essere un quartiere modello per la città e invece è una parte di città fantasma, dove per andare avanti abbiamo imparato ad arrangiarsi», sintetizza la sua amarezza Patrizio Salutini, al parco (fai da te anche quello) con la sua bambina di quasi due anni. «Nell’ultima riunione ci avevamo detto che dovevano finire via Romiti e la cassa di espansione: ormai al Comune non ci credo più», sbotta Bruna Orlandini. Edilporto avrebbe dovuto ripartire con quei lavori un mese fa, ma sta aspettando di trovare le risorse.
Il progetto, varato ormai un secolo fa, prevedeva anche la realizzazione di una piazza centrale, con area commerciale e punti di aggregazione. Ma nella storia infinita fatta di cooperative, fallimenti e opere di urbanizzazione in attesa, non è ancora stata realizzata.
Questa volta Caffè Tirreno ha incontrato i residenti nel parco di via Romiti, inaugurato tre mesi fa, che è stato attrezzato con giochi per bambini dagli abitanti che si sono rimboccati le maniche con l’associazione “Insieme per Magrignano”. Autoattrezzato, insomma.
IL NOSTRO BORGO FAI DA TE. «Il parco lo abbiamo pagato noi autotassandoci, facciamo la manutenzione, tagliamo l’erba...», puntualizza Michele Lucarelli, presidente dell’associazione. Il panorama alle nostre spalle fotografa bene le due facce del borgo: da una parte le belle palazzine bianche con terrazze colorate, dall’altra lo scheletro di cemento di un edificio mai finito, e messo in sicurezza dopo che a novembre Il Tirreno si è fatto portavoce dell’appello dei residenti. Che oggi tornano a chiedere di «sentirci abitanti di un quartiere come tutti gli altri, dal momento che le tasse le paghiamo per non avere in cambio alcun servizio», rincara Vito Concialdi. Lui, come tanti, si taglia l’erba, delimita i tombini pericolosi («un bambino potrebbe cadere giù, noi segnaliamo, ma nessuno interviene», dice). Qui c’è gente che la casa, dal 2004, è riuscita ad averla solo 8 anni dopo. Pagando non solo centinaia di migliaia di euro per l’acquisto dell’immobile dalla cooperativa, ma con l’obbligo di aggiungerne altre decine di migliaia per poterci entrare e per finire lavori rimasti incompiuti.
TOMBINI-TRAPPOLA PER AUTO E PEDONI. Nel labirinto di strade incompiute ci sono anche loro, i tombini-ostacolo: manca l’ultima parte di asfaltatura e passare diventa uno slalom per auto e pedoni. «Mia moglie è caduta due volte, fratturandosi il braccio, tanto per rendere l’idea», racconta Filadelfo Scammacca. Le beghe familiari con i tombini non sono finite: «Ho fatto fuori quattro ruote dell’auto». Così un bel giorno Scammacca ha deciso di sistemare con della ghiaia i tombini vicini a casa sua.
LE AMBULANZE NON CI TROVANO. Lo stesso Scammacca racconta che per soccorrere la moglie ha avuto problemi per farsi trovare. «La segnaletica è molto carente e la numerazione delle case confusa: con l’aiuto di altre persone che sono andate incontro all’ambulanza siamo riusciti a farla arrivare», dice. Lo stesso Lucarelli annuisce: «Infatti con l’associazione abbiamo deciso di incrementare la segnaletica anche per queste ragioni».
NEPPURE UN BUS PASSA DA QUI. Manola Frediani segnala un altro disagio che sta vivendo proprio in questo periodo. La mancanza di bus nel quartiere. «Ho l’auto ko e per muovermi e andare a fare la spesa devo raggiungere la fermata più vicina che è in via Costanza: tornare con le borse piene è un massacro»,.
L’APPELLO AL COMUNE. Lo ripete il presidente dell’associazione che riunisce molti abitanti, Michele Lucarelli: «Abbiamo bisogno di sentirci residenti di un quartiere come tutti gli altri». Lucarelli ricorda che al momento tutti i lotti del borgo, anche quelli finiti, sono ancora nelle mani del consorzio Edilporto: «Il Comune per prendere in carico strade, illuminazione, sottoservizi – ripete insieme a Sergio Borriello, Stefano Di Bartolomeo e Claudio Ricciardi – aspetta che il consorzio finisca via Romiti e la cassa di espansione del rio». La convenzione è stata prorogata e scadrà a gennaio 2018. «Chiediamo che intanto il Comune si prenda in carico le opere già collaudate». Come le strade del primo lotto. Questione di sicurezza, ripete Lucarelli: «L’illuminazione non è ancora pubblica, ogni volta che Edilporto non paga le bollette, le strade restano al buio». Poi il problema dell’asfaltatura, i bus....
«ASPETTIAMO IL TAVOLO CON LA PREFETTURA». Per questo a febbraio i residenti hanno chiesto al prefetto di convocare un tavolo tra Comune, prefettura, residenti e consorzio (che si trova in una delicata fase di ristrutturazione del debito). «Aspettiamo quel tavolo, rivolgiamo un nuovo appello alle istituzioni...».
Il progetto, varato ormai un secolo fa, prevedeva anche la realizzazione di una piazza centrale, con area commerciale e punti di aggregazione. Ma nella storia infinita fatta di cooperative, fallimenti e opere di urbanizzazione in attesa, non è ancora stata realizzata.
Questa volta Caffè Tirreno ha incontrato i residenti nel parco di via Romiti, inaugurato tre mesi fa, che è stato attrezzato con giochi per bambini dagli abitanti che si sono rimboccati le maniche con l’associazione “Insieme per Magrignano”. Autoattrezzato, insomma.
IL NOSTRO BORGO FAI DA TE. «Il parco lo abbiamo pagato noi autotassandoci, facciamo la manutenzione, tagliamo l’erba...», puntualizza Michele Lucarelli, presidente dell’associazione. Il panorama alle nostre spalle fotografa bene le due facce del borgo: da una parte le belle palazzine bianche con terrazze colorate, dall’altra lo scheletro di cemento di un edificio mai finito, e messo in sicurezza dopo che a novembre Il Tirreno si è fatto portavoce dell’appello dei residenti. Che oggi tornano a chiedere di «sentirci abitanti di un quartiere come tutti gli altri, dal momento che le tasse le paghiamo per non avere in cambio alcun servizio», rincara Vito Concialdi. Lui, come tanti, si taglia l’erba, delimita i tombini pericolosi («un bambino potrebbe cadere giù, noi segnaliamo, ma nessuno interviene», dice). Qui c’è gente che la casa, dal 2004, è riuscita ad averla solo 8 anni dopo. Pagando non solo centinaia di migliaia di euro per l’acquisto dell’immobile dalla cooperativa, ma con l’obbligo di aggiungerne altre decine di migliaia per poterci entrare e per finire lavori rimasti incompiuti.
TOMBINI-TRAPPOLA PER AUTO E PEDONI. Nel labirinto di strade incompiute ci sono anche loro, i tombini-ostacolo: manca l’ultima parte di asfaltatura e passare diventa uno slalom per auto e pedoni. «Mia moglie è caduta due volte, fratturandosi il braccio, tanto per rendere l’idea», racconta Filadelfo Scammacca. Le beghe familiari con i tombini non sono finite: «Ho fatto fuori quattro ruote dell’auto». Così un bel giorno Scammacca ha deciso di sistemare con della ghiaia i tombini vicini a casa sua.
LE AMBULANZE NON CI TROVANO. Lo stesso Scammacca racconta che per soccorrere la moglie ha avuto problemi per farsi trovare. «La segnaletica è molto carente e la numerazione delle case confusa: con l’aiuto di altre persone che sono andate incontro all’ambulanza siamo riusciti a farla arrivare», dice. Lo stesso Lucarelli annuisce: «Infatti con l’associazione abbiamo deciso di incrementare la segnaletica anche per queste ragioni».
NEPPURE UN BUS PASSA DA QUI. Manola Frediani segnala un altro disagio che sta vivendo proprio in questo periodo. La mancanza di bus nel quartiere. «Ho l’auto ko e per muovermi e andare a fare la spesa devo raggiungere la fermata più vicina che è in via Costanza: tornare con le borse piene è un massacro»,.
L’APPELLO AL COMUNE. Lo ripete il presidente dell’associazione che riunisce molti abitanti, Michele Lucarelli: «Abbiamo bisogno di sentirci residenti di un quartiere come tutti gli altri». Lucarelli ricorda che al momento tutti i lotti del borgo, anche quelli finiti, sono ancora nelle mani del consorzio Edilporto: «Il Comune per prendere in carico strade, illuminazione, sottoservizi – ripete insieme a Sergio Borriello, Stefano Di Bartolomeo e Claudio Ricciardi – aspetta che il consorzio finisca via Romiti e la cassa di espansione del rio». La convenzione è stata prorogata e scadrà a gennaio 2018. «Chiediamo che intanto il Comune si prenda in carico le opere già collaudate». Come le strade del primo lotto. Questione di sicurezza, ripete Lucarelli: «L’illuminazione non è ancora pubblica, ogni volta che Edilporto non paga le bollette, le strade restano al buio». Poi il problema dell’asfaltatura, i bus....
«ASPETTIAMO IL TAVOLO CON LA PREFETTURA». Per questo a febbraio i residenti hanno chiesto al prefetto di convocare un tavolo tra Comune, prefettura, residenti e consorzio (che si trova in una delicata fase di ristrutturazione del debito). «Aspettiamo quel tavolo, rivolgiamo un nuovo appello alle istituzioni...».
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