Gioco
la piazza che non c’è
L’area commerciale fantasma tra cartelli, macerie e pericoli
LIVORNO. Seimila metri quadri al centro del quartiere. Almeno tremila destinati al commercio. C’è pure una maxi segnaletica nera con scritte gialle con nomi di aziende, circondata da una giungla di...
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LIVORNO. Seimila metri quadri al centro del quartiere. Almeno tremila destinati al commercio. C’è pure una maxi segnaletica nera con scritte gialle con nomi di aziende, circondata da una giungla di verde che tappezza tutta l’area. È in buona compagnia, a ricordare quello che doveva essere c’è anche un cartellone bianco ingiallito dal tempo e scolorito sul quale si legge “cantiere Borgo di Magrignano”, con tutte le indicazioni del caso. È una mega piazza che non c’è proprio al centro del rione, tra via Filippelli, via Natali e via Romiti: all’interno pure una strada abbozzata e la segnaletica che indica di andare a 20 chilometri orari. In teoria quei seimila metri quadri di erbacce, macerie e pericoli sono delimitati da reti di cantiere, nella pratica sono accessibili senza alcuna protezione da alcuni palazzi di via Romiti. L’ultima vera pulizia è stata fatta dalla stessa associazione “Insieme per Magrignano”, che riunisce i residenti.
«In quelle baracche di cantiere che sono all’interno in passato c’è stata gente a dormire, hanno rotto tutti i vetri», si sfoga Claudio Ricciardi. Quello doveva diventare il centro commerciale di Magrignano. «E invece non è neppure urbanizzato», continua Michele Lucarelli, presidente dell’associazione.
Sulla possibile vendita dell’area, commerciale, con i relativi permessi, ha puntato spesso il consorzio Edilporto quando le difficoltà economiche sono diventate evidenti. A oggi, però, niente si è mosso.
«Qui vivono 430 famiglie – ripetono dall’associazione – che comprano il pane, il giornale, hanno bisogno del bancomat, fanno la spesa...Era prevista un’area simile a quella della Leccia, speriamo che qualche privato si faccia avanti e si interfacci con le banche ed Edilporto». «Anche la Cna – la butta lì il presidente – potrebbe provare a mettere insieme un po’ di operatori: servono un bar, un’edicola, un punto di appoggio commerciale, ma anche un punto di aggregazione, una vera piazza vivibile».
Come fanno notare i residenti, sul piatto, oltre all’area commerciale, ci sono ancora concessioni edilizie valide per una decina di palazzi: alcuni mai costruiti, altri tirati su e rimasti uno scheletro. Tutto mentre, raccontano ancora al Caffè Tirreno, una quarantina di famiglie che già risiedono da tempo nel borgo (e che hanno già pagato in gran parte alle cooperative i loro appartamenti), devono ancora rogitare (e quindi diventarne proprietarie).
Intanto l’associazione dei residenti non si ferma. «Guardate – mostra uno di loro tra le piante della “piazza” – abbiamo delimitato l’area, ci faremo un’area di sgambatura per cani, abbiamo già ordinato le recinzioni di legno, rigorosamente riciclato...». «La cosa positiva in mezzo a una situazione disastrata – chiude il presidente – è che abbiamo ricoperto lo spirito di quartiere».
«In quelle baracche di cantiere che sono all’interno in passato c’è stata gente a dormire, hanno rotto tutti i vetri», si sfoga Claudio Ricciardi. Quello doveva diventare il centro commerciale di Magrignano. «E invece non è neppure urbanizzato», continua Michele Lucarelli, presidente dell’associazione.
Sulla possibile vendita dell’area, commerciale, con i relativi permessi, ha puntato spesso il consorzio Edilporto quando le difficoltà economiche sono diventate evidenti. A oggi, però, niente si è mosso.
«Qui vivono 430 famiglie – ripetono dall’associazione – che comprano il pane, il giornale, hanno bisogno del bancomat, fanno la spesa...Era prevista un’area simile a quella della Leccia, speriamo che qualche privato si faccia avanti e si interfacci con le banche ed Edilporto». «Anche la Cna – la butta lì il presidente – potrebbe provare a mettere insieme un po’ di operatori: servono un bar, un’edicola, un punto di appoggio commerciale, ma anche un punto di aggregazione, una vera piazza vivibile».
Come fanno notare i residenti, sul piatto, oltre all’area commerciale, ci sono ancora concessioni edilizie valide per una decina di palazzi: alcuni mai costruiti, altri tirati su e rimasti uno scheletro. Tutto mentre, raccontano ancora al Caffè Tirreno, una quarantina di famiglie che già risiedono da tempo nel borgo (e che hanno già pagato in gran parte alle cooperative i loro appartamenti), devono ancora rogitare (e quindi diventarne proprietarie).
Intanto l’associazione dei residenti non si ferma. «Guardate – mostra uno di loro tra le piante della “piazza” – abbiamo delimitato l’area, ci faremo un’area di sgambatura per cani, abbiamo già ordinato le recinzioni di legno, rigorosamente riciclato...». «La cosa positiva in mezzo a una situazione disastrata – chiude il presidente – è che abbiamo ricoperto lo spirito di quartiere».
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