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Livorno

Cartelle esattoriali, la svolta: i nostri conti correnti nelle mani del Fisco

di Stefano Taglione
Cartelle esattoriali, la svolta: i nostri conti correnti nelle mani del Fisco

L’Agenzia delle Entrate-Riscossione sostituisce Equitalia: avrà accesso illimitato ai dati bancari dei morosi

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LIVORNO. Dal primo luglio i nostri conti correnti saranno più a portata di Fisco. La nuova società di riscossione (in capo all’Agenzia delle Entrate) farà prima a farci pagare multe e tasse arretrate. Sarà perfino peggio di Equitalia, che sta per chiudere. Perché? Con le ultime modifiche di legge, avrà libero e diretto accesso all’Anagrafe tributaria. In parole povere, potrà vedere senza alcun limite quanto abbiamo sul conto corrente e andare a pescare subito dove ci sono i soldi disponibili.

Fra meno di un mese Agenzia delle Entrate-Riscossione – questo il nome dell’ente pubblico – a differenza di quanto accade oggi avrà libero accesso all’Anagrafe tributaria e alle banche dati dell’Inps. Saprà quanti soldi abbiamo sul conto corrente (non in tempo reale, ma fino al 31 dicembre dell’anno prima) e l’entità del nostro stipendio. Ci terrà costantemente sotto controllo e – come un computer – preleverà i soldi dove più ne trova.

CHE COSA CAMBIA

Il grande cambiamento di luglio sarà proprio questo: l’accesso dell’agenzia alle banche dati. Ai nostri soldi, insomma. E non è poco. Dal 2005, in caso di pignoramento, non serve più l’ok di un giudice. Ma nonostante questo Equitalia oggi è ancora molto lenta, non essendo in grado di sapere in anticipo ciò di cui disponiamo sul conto corrente. Può solo conoscere il nostro Iban, non esplorarlo. Così, prima del pignoramento, deve mettersi in contatto con l’Anagrafe tributaria (alla quale da luglio avrà accesso diretto), chiedere informazioni alla banca per poi prelevare l’importo. Equitalia potrà quindi sapere ciò che avevamo sul conto corrente fino al 31 dicembre 2016, dato che ogni 31 marzo l’anagrafe si aggiorna con i dati più recenti.

COME FUNZIONERÀ LA NUOVA AGENZIA

Agenzia delle Entrate-Riscossione potrà notificare gli avvisi con la posta certificata elettronica (Pec). A guadagnarci sarà la rapidità. Per il resto è tutto uguale. Se non abbiamo pagato una sanzione e ignorato le lettere di sollecito, ecco che subentra la nuova Equitalia. Una qualsiasi azienda o ramificazione dello Stato che vuole recuperare una certa somma, infatti, vi si potrà rivolgere nella speranza di incassare qualcosa. E gli agenti del recupero crediti entrano in azione: mandano un avviso al quale – dopo 60 giorni – seguiranno le procedure cautelari ed esecutive. Generalmente, dal momento della scadenza del pagamento all’effettiva riscossione, ad oggi possono passare mesi, se non anni, specie se non vanno a buon fine. La nuova Equitalia, naturalmente, erediterà tutti i contenziosi in essere.

LE PROCEDURE  DI RISCOSSIONE

Sono cinque i metodi con cui Equitalia recupera i soldi non versati. Scattano dopo 60 giorni dal ricevimento dell’avviso, 120 in caso di importo inferiore a mille euro. In primis l’agenzia punta ad arrecare disagio: il fermo amministrativo dei veicoli intestati al debitore, 30 giorni dopo un’ulteriore lettera di avviso e possibile solo se non gli servono per lavorare. Poi, se il dovuto supera i 20mila euro, può ipotecare la casa. Un provvedimento che anticipa il pignoramento e la vendita, impossibili se l’abitazione (ammesso che non sia di lusso) è l’unica di proprietà e quella dove vive il debitore. Per altro un immobile si può pignorare solo in caso di debiti superiori a 120.000 euro e se il valore di tutti gli immobili del debitore superino questa stessa cifra. E dall’ipoteca devono essere passati almeno sei mesi. Altrimenti Agenzia delle Entrate-Riscossione non può far nulla. Il pignoramento può riguardare anche gli stipendi o le pensioni: di un decimo fino a 2.500 euro al mese, di un settimo fino a 5.000 e di un quinto (la prassi per molte finanziarie private) oltre questa soglia. Poi c’è il prelievo direttamente sul conto corrente: oggi è un po’ lento, dal primo luglio per il Fisco sarà un’operazione molto più veloce. Ma l’ultimo assegno, che sia pensione o stipendio, è salvo: dovrà rimanere intatto. Almeno quello...
 

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