Il Tirreno

Livorno

Nel 2017 assegnate 84 case popolari 

Nel 2017 assegnate 84 case popolari 

Emergenza abitativa: Dhimgjini incontra le associazioni, le opposizioni non si presentano

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LIVORNO. «Nel 2016 sono state 118 le assegnazioni degli alloggi popolari, siamo a metà 2017 e abbiamo raggiunto quota 84. In questi primi mesi il dato è senza dubbio migliore rispetto all'anno passato, ma c'è ancora tanto da fare». Clima disteso, intese reciproche e voglia di andare avanti insieme per risolvere il problema. Ina Dhimgjini ha chiamato a raccolta associazioni del settore e sindacati per discutere dell'emergenza abitazione e si è presentata all'appuntamento con alcuni numeri importanti. «Undici casi sono stati assegnati per graduatoria, 4 per mobilità e 9 per emergenza abitativa. Siamo a 24 assegnazioni, ne sono previste subito altre 60».

Se tra associazioni e amministrazione i rapporti sono sembrati distesi, la Dhimgjini non si è risparmiata qualche frecciatina nei confronti della Regione. «Mi sono spesso scontrata con l'assessore regionale Ceccarelli che dice che spetta al Comune destinare le risorse a Casalp. Ma in questo modo non risolviamo niente. Siamo in fase di chiusura del bando, ad oggi abbiamo 826 inserimenti in graduatoria e 327 le esclusioni. È il 40,8 per cento, una cifra consistente e sono esclusioni derivanti dall'assenza di requisiti».

L'assessora ha anche parlato di investimenti. «Sono stati previsti 296mila euro per i contributi agli affitti, che sono stati azzerati dal governo. Inoltre stiamo facendo diversi incontri tecnici tra l'ufficio casa e Casalp per impiegare altri 300mila euro che erano nella manovra di bilancio e che la giunta ha deciso di stanziare sul settore casa. Duecento saranno per far scorrere le graduatorie e per la manutenzione Erp. Cento servono per l'emergenza abitativa in generale. Infine, dei 400mila euro destinati al settore sociale, 100 saranno impiegati per le case (gli altri per i lavori socialmente utili per i profughi, il reddito di cittadinanza e i contributi ai non abbienti, ndr)».

In sala consiliare erano stati invitati anche tutti i capigruppo ma all'appello non ha risposto nessuno e l'assenza dei politici è stata sottolineata negativamente da tutte le sigle sindacali. «Serve un piano preciso per evitare di mandare le persone in mezzo alla strada - ha spiegato Daria Faggi, dell'Unione Inquilini -. Nel 1982 avevamo 12mila case popolari, ora, svendendole tutte, ne abbiamo meno di 7mila».

D'accordo anche Giovanni Ceraolo (Asia Usb) che ha parlato dei privati e del grattacielo della Cigna. «Per risolvere l'emergenza abitativa ci vogliono le strutture. I pochi soldi che ci sono, investiamoli per il reperimento degli immobili, non per mettere ulteriori tamponi inutili e costosi. Nessuno legittima l'occupazione abusiva degli alloggi assegnati. Ci sono le graduatorie e servono dei criteri che devono essere rispettati. Alla Cigna ci sono 80 appartamenti vuoti, non lasciamoci scappare un'occasione del genere rischiando che un privato acquisti tutto per poi affittarlo a prezzi più alti».

Nicolò Cecioni

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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