Gioco
Nogarin all’attacco ma con flemma
«Città e porto in mano a due “sindaci”, l’uno eletto e l’altro no: ma ora dialoghiamo»
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GENOVA. «Caro Nogarin, lei qui è l'unico sindaco in mezzo a presidenti di Authority e comandanti di porto: ma allora, contrariamente a quel che le hanno detto, lei ha titolo per parlare di portualità?». Più che moderare la tavola rotonda del maxi-convegno organizzato a Genova dal Secolo XIX in tandem con Meditelegraph e Ttm, il presidente nazionale degli agenti marittimi Gian Enzo Duci sembra volerla incendiare. Eppure il primo cittadino M5s livornese dribbla la tentazione di fare il giamburrasca dell'anti-politica e di mettersi a tirare bordate contro Stefano Corsini, presidente dell’Authority, che non lo vuole. In linea col nuovo corso pentastellato a livello nazionale con le elezioni alle porte, ecco che Filippo Nogarin è sì il solo in maniche di camicia e non lesina le critiche ma lo fa mettendosi i panni di governo anziché quelli di lotta. La risposta di Nogarin è un distillato di flemma british: «Questa domanda faccio finta di non averla sentita».
Poi, sotto le decorazioni dell'antica stazione marittima (compresa quella dedicata alle terme liberty livornesi del Corallo), va in scena un match tanto reale quanto surreale.
Reale: perché Nogarin torna a disegnare porto e città in contrapposizione con «un sindaco democraticamente eletto dai cittadini che sta a Palazzo Civico» ma ha le mani legate dallo strapotere del “sindaco del porto” «nominato dal ministro come un unto del Signore».
Paradossale: perché è vero che le comunità portuali cercano spesso di sbolognare al territorio le diseconomie, i costi esternalizzabili, le contraddizioni ma, in un curioso ribaltamento delle parti in commedia, Livorno è balzata agli occhi ieri a Genova come il cuore dello scontro porto vs città. Invece il duello è tutto istituzionale e vede sul ring i due Palazzi del Potere, Comune e Authority l'un contro l'altro armati (ma non è che fra Lamberti e Marcucci fosse tutto rose e fiori). Al contrario di quanto accaduto altrove, a Livorno non vi sono mai state proteste dal basso contro il porto, perfino quando faceva lo smargiasso.
Nogarin a Genova non cerca però la prova muscolare. Se si lamenta è per reclamare che «i due “sindaci” devono dialogare». Cosa ha da brontolare? «Con l'assedio delle navi da crociera devo fare i conti con l'equivalente di 14mila auto col motore in moto sull'uscio di casa nostra e di fatto non posso farci niente: anche avessi la miglior politica ambientale, non servirebbe a nulla».
Lui non avrà più le scarpe con le stringhe bicolori e però nel secondo round qualche sassolino vuol toglierselo. Anche perché, da un lato, ha Francesco Di Majo che a Civitavecchia non nomina il sindaco M5s Antonio Cozzolino nel comitato di gestione e, dall'altro, c'è Paolo Signorini che invece all’Authority di Genova ha accettato la designazione del sindaco Marco Doria. Avesse avuto a portata di polemica anche Zeno D'Agostino, il presidentissimo di Trieste che ha dato disco verde dopo la designazione della governatora Pd Debora Serracchiani e del sindaco di centrodestra Roberto Dipiazza. Pure in tal caso l'affondo gioca sull'ironia: «Saprete certo spiegarmelo, siete tutti fantastici».
Unica eccezione è l'attacco che prende di mira Venezia, che per bocca di Federica Bosello, dirigente dell'istituzione portuale veneta, aveva difeso le crociere come biglietto da visita sotto gli occhi del mondo. «Era una città da 175mila abitanti nel '51, – dice Nogarin – ora il centro storico è arrivato a malapena a 56mila. Se una città si svuota così significa che le crociere se la sono mangiata: è diventata un non-luogo». (m.z.)
Poi, sotto le decorazioni dell'antica stazione marittima (compresa quella dedicata alle terme liberty livornesi del Corallo), va in scena un match tanto reale quanto surreale.
Reale: perché Nogarin torna a disegnare porto e città in contrapposizione con «un sindaco democraticamente eletto dai cittadini che sta a Palazzo Civico» ma ha le mani legate dallo strapotere del “sindaco del porto” «nominato dal ministro come un unto del Signore».
Paradossale: perché è vero che le comunità portuali cercano spesso di sbolognare al territorio le diseconomie, i costi esternalizzabili, le contraddizioni ma, in un curioso ribaltamento delle parti in commedia, Livorno è balzata agli occhi ieri a Genova come il cuore dello scontro porto vs città. Invece il duello è tutto istituzionale e vede sul ring i due Palazzi del Potere, Comune e Authority l'un contro l'altro armati (ma non è che fra Lamberti e Marcucci fosse tutto rose e fiori). Al contrario di quanto accaduto altrove, a Livorno non vi sono mai state proteste dal basso contro il porto, perfino quando faceva lo smargiasso.
Nogarin a Genova non cerca però la prova muscolare. Se si lamenta è per reclamare che «i due “sindaci” devono dialogare». Cosa ha da brontolare? «Con l'assedio delle navi da crociera devo fare i conti con l'equivalente di 14mila auto col motore in moto sull'uscio di casa nostra e di fatto non posso farci niente: anche avessi la miglior politica ambientale, non servirebbe a nulla».
Lui non avrà più le scarpe con le stringhe bicolori e però nel secondo round qualche sassolino vuol toglierselo. Anche perché, da un lato, ha Francesco Di Majo che a Civitavecchia non nomina il sindaco M5s Antonio Cozzolino nel comitato di gestione e, dall'altro, c'è Paolo Signorini che invece all’Authority di Genova ha accettato la designazione del sindaco Marco Doria. Avesse avuto a portata di polemica anche Zeno D'Agostino, il presidentissimo di Trieste che ha dato disco verde dopo la designazione della governatora Pd Debora Serracchiani e del sindaco di centrodestra Roberto Dipiazza. Pure in tal caso l'affondo gioca sull'ironia: «Saprete certo spiegarmelo, siete tutti fantastici».
Unica eccezione è l'attacco che prende di mira Venezia, che per bocca di Federica Bosello, dirigente dell'istituzione portuale veneta, aveva difeso le crociere come biglietto da visita sotto gli occhi del mondo. «Era una città da 175mila abitanti nel '51, – dice Nogarin – ora il centro storico è arrivato a malapena a 56mila. Se una città si svuota così significa che le crociere se la sono mangiata: è diventata un non-luogo». (m.z.)
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