Il Tirreno

Livorno

la truffa

Si finge il nipote per sfilarle l'anello da 50mila euro

di Gianni Tacchi
Si finge il nipote per sfilarle l'anello da 50mila euro

Livorno, un uomo in moto affianca una 64enne in auto: il raggiro non riesce perché il dito della donna è troppo gonfio

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LIVORNO. Lei alla guida di una jeep, lui in sella a una moto sportiva. Siamo in via San Jacopo in Acquaviva, a poche decine di metri dal viale Italia e dalla Baracchina Bianca. E il tentativo di truffa, per fortuna, stavolta non riesce. Lui, un 40enne, affianca lei, una livornese di 64 anni. «Ciao! Sono Matteo, come stai? Non mi riconosci?», le dice subito. No, inizialmente la donna non lo riconosce, ma l’uomo insiste, la mette in difficoltà e così lei lo scambia per un nipote di terzo o quarto grado che non vede da anni. Prima un saluto, poi i due scendono dai rispettivi mezzi per un abbraccio. Ed è a quel punto che il tentativo di truffa va in scena, con lui che non si toglie mai il casco e quindi la confonde. Il 40enne tocca le mani della donna e chiede: «Sono gonfie, hai problemi di circolazione?». E così cerca di sfilarle l’anello, del valore di 50mila euro, ma non ci riesce: il dito è veramente molto gonfio. La signora inizia così a farsi delle domande, mentre l’uomo la saluta e se ne va in sella alla sua moto. E la chiamata alla madre del vero nipote, che era al lavoro e non sul lungomare, conferma che si trattava di un raggiro per rubare l’anello.

È il figlio della 64enne, che dichiara di aver segnalato l’episodio ai carabinieri ma di non aver ancora presentato denuncia, a raccontare tutto. «Mia madre era sotto choc - dice - era appena venuta via da un funerale, in più è rimasta vedova da pochi mesi. E questo tentativo di truffa ha amplificato tutto. È andata bene, è vero, ma questa persona potrebbe colpire ancora e quindi vogliamo informare la città di questo pericolo». E c’è anche l’identikit del presunto truffatore: «Ha una quarantina di anni - la testimonianza della donna - è alto, ha la barba e si presenta in modo elegante. Era in sella a una moto grigia metallizzata, aveva gli occhiali da sole a goccia e portava un casco bianco con il tricolore italiano disegnato sopra. Non mi ha mai chiamata per nome, ecco perché poi mi sono insospettita».
La speranza del figlio, preoccupato per quanto successo, è che le forze dell’ordine riescano a far chiarezza su questo episodio, «magari attraverso le telecamere di videosorveglianza della zona».

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