Gioco
Chieste sei condanne per la truffa immobiliare a Ghiaccione
Livorno, nella requisitoria il procuratore attacca anche la Cassa di Risparmio di San Miniato: «Atteggiamento vergognoso, hanno fatto finta di non vedere»
LIVORNO . Un raggiro studiato a tavolino per scucire soldi – si parla di un paio di milioni di euro – a una decina di famiglie che sognavano una casa nella zona di Ghiaccione, nel comune di Collesalvetti, e che a distanza di quasi dieci anni stanno ancora aspettando un tetto. Non solo, perché i registi del sistema che nel frattempo hanno comprato e ristrutturato i proprio immobili, avrebbero avuto come spalla l’allora direttore dell’Agenzia 1 della Cassa di Risparmio di San Miniato, Gabriele Bracci, capace – secondo l’accusa – di aiutare l’agente immobiliare e il procuratore speciale della società costruttrice a raggirare i compratori facendo firmare loro una fideiussione travestita da mutuo. Possibile?
Proprio il comportamento della banca è stato uno dei passaggi più duri della requisitoria del procuratore capo Ettore Squillace Greco, che al termine di oltre tre ore di ricostruzione ha chiesto sei condanne e l’assoluzione per altri due imputati. «Affidare milioni di euro a una casalinga (Letizia Luci amministratrice della Carolina Srl) moglie di un muratore protestato (Nicola Pagliuca procuratore speciale della stessa società costruttrice) è una cosa incredibile. Soprattutto se si pensa a quanti artigiani in questi anni hanno perso tutto perché gli istituti di credito gli hanno negato prestiti anche di poche decine di migliaia di euro. Ecco perché la condotta della Cassa di Risparmi di San Miniato è stata vergognosa e indigna».
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Il procuratore ha cercato di spiegare al collegio presieduto dalla giudice Maria Giuliana Civinini anche il meccanismo che ha portato diversi acquirenti a firmare la fideiussione. Difficile però spiegare perché il direttore avrebbe aiutato Attilio Petrillo, agente immobiliare della Edil Centro che aveva il mandato per vendere in esclusiva conto della Carolina srl gli immobili. «L’imputato – ha sottolineato Squillace Greco rivolto a Petrillo – poteva venircelo a spiegare, invece ha fatto una scelta processuale saggia: è rimasto in silenzio». C’è chi sostiene, tra gli avvocati difensori, che la truffa contestata all’ex direttore non sussista perché «non c’è stato alcun danno».
Dice di più l’avvocata del bancario Anna Francini: «Il mio cliente è ostaggio del processo – spiega – perché questo è l’unico modo affinché le parti civili possano sperare di avere un risarcimento dalla banca. Con il senno di poi sarebbe senza dubbio stato meglio anche per gli acquirenti che la Procura non avesse chiesto il fallimento della società». Ma proprio il crac dell’azienda ha permesso alla Procura di contestare il più grave dei reati presenti nel capo d’imputazione: la bancarotta fraudolenta.
È da questo reato che sono partite le richieste di condanna da parte del procuratore capo. La più alta nei confronti proprio di Petrillo per il quale sono stati chiesti sette anni e otto mesi di reclusione; cinque anni e dieci mesi nei confronti di Nicola Pagliuca, per Simona Cerrai, compagna di Petrillo, il pm ha chiesto una pena di quattro anni, mentre per Letizia Luci due anni e quattro mesi; due anni e otto mesi per Bracci, stessa pena per Daniele Lotti, 65, architetto e direttore del cantiere. Il pubblico ministero ha invece chiesto l’assoluzione nei confronti di Susanna Audiberti, vice direttrice dell’agenzia della Carismi che si è occupata di erogare le linee di credito alla Carolina, imputata con Petrillo per una presunta estorsione. Chiesta l’assoluzione anche per Giuliano Biancani, assistito dall’avvocato Danilo Adoncecchi, imputato per truffa aggravata in concorso nella sua qualità di titolare della Orlando costruzioni srl, che ha fattivamente eseguito i lavori.
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