Il Tirreno

Livorno

Jacopo, Andrea e l'omicidio stradale: «Pene alte ma tanti rischi»

di Federico Lazzotti
Jacopo, Andrea e l'omicidio stradale: «Pene alte ma tanti rischi»

Livorno, dopo l’introduzione della nuova normativa dubbi su conseguenze e applicazioni La Camera penale: «Populismo, non è così che si risolve il problema»  

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LIVORNO. Andrea Faina e Jacopo Pieri sono scomparsi a quaranta giorni di distanza l’uno dall’altro tra la fine di gennaio e i primi di marzo. Il primo doveva compiere diciannove anni, il secondo diciassette. Entrambi se ne sono andati mentre erano in sella ai rispettivi scooter a causa di due manovre azzardate da parte di altrettanti automobilisti, indagati ora per omicidio stradale, il nuovo comma del codice penale introdotto tredici mesi fa per inasprire le pene nei confronti di chi provoca incidenti mortali o con feriti.

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Non è un caso, dunque, che il Comune di Livorno, dopo l’ondata di dolore che queste due morti hanno provocato in città, abbia organizzato per la settimana prossima un convegno ad hoc sull’omicidio stradale. L’appuntamento è a villa Letizia e per tutto il giorno si parlerà della nuova normativa. Un legge che dopo l’iniziale plauso pubblico vista la spinta popolare che ha portato alla sua approvazione, sta iniziando a far venire qualche dubbio agli addetti ai lavori: investigatori, magistrati e avvocati hanno toccato con mano come una giurisprudenza così dura, in Italia, stia innescando un meccanismo pericoloso.

L’esempio che viene portato, oltre ai dati nazionali sempre più preoccupanti con l’aumento delle omissioni di soccorso, è proprio quello della morte di Jacopo. L’inchiesta è ancora aperta ma dalla ricostruzione degli inquirenti l’automobilista avrebbe urato lo scooter del giovane e invece di fermarsi si sarebbe allontanato. «Scappano perché hanno paura delle conseguenze – spiega chi sta cercando di risolvere il giallo – l’impressione è che nel momento in cui un automobilista si rende protagonista di un incidente faccia un semplice ragionamento: la mia unica possibilità è scappare, soprattutto se ha bevuto oppure se è alterato da droghe». Sì perché le pene alle quali va incontro chi infrange la legge fanno paura: fino a cinque anni nel caso di una infrazione al codice della strada con un aumento fino a dodici anni nel caso di stato alterazione.

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«A nostro avviso – spiega il presidente della Camera penale Marco Talini – questa legge è populismo penale. Mi spiego meglio: ci sono persone che vanno a 180 all’ora sulla Fi-Pi–Li, secondo voi rallenteranno perché hanno paura dell’omicidio stradale oppure perché ogni dieci chilometri trovano un autovelox? In Italia funziona così, sull’onda delle emozioni si fanno le leggi come questa con pene abnormi per lanciare fumo negli occhi invece di fare prevenzione e controlli». Eppure la vecchia normativa prevedeva comunque pene che partivano da tre anni che nel caso in cui erano aggravate dalla violazione del codice della strada erano aumentate e la patente veniva sospesa fino a tre anni. «Il problema – spiega un magistrato che si è occupato a Livorno di diversi morti sulle strade – è che spesso le condanne sembravano basse per via della scelta degli imputati di chiedere riti alternativi che implicavano uno sconto sulla pena finale. E spesso l’indignazione dell’opinione pubblica».
 

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