Il Tirreno

Livorno

Gli vendono la casa all’asta: disabile in fin di vita

di Federico Lazzotti
Alessandro D’Oriano, in primo piano, con il fratello Francesco
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Alessandro D’Oriano, in primo piano, con il fratello Francesco

Colpito da un aneurisma cerebrale dopo la telefonata del curatore. La rabbia della famiglia: «Negli ultimi cinque anni gli hanno girato tutti le spalle»

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LIVORNO. Alessandro, 46 anni e una disabilità certificata al 75%, da due settimane lotta tra la vita e la morte in un letto d’ospedale: prima nel reparto di rianimazione e da mercoledì trasferito in quello di neurochirurgia.
Ma per capire la via crucis della rabbia e del dolore che sta affrontando la famiglia D’Oriano è necessario fare un passo indietro e tornare alla mattina di venerdì 12 maggio quando Alessandro è stato colpito da un aneurisma cerebrale. Poche ore prima aveva ricevuto la telefonata del curatore che si occupa della vendita all’asta del suo appartamento nella zona di via del Seminario.

«C’è un acquirente interessato all’immobile, oggi veniamo a vedere la casa». Poche parole, giuridicamente ineccepibili, che però – come hanno spiegato i medici ai parenti – possono aver intaccato l’equilibrio psicologico già precario del disabile che soffre di seri problemi di salute.
«Alessandro – prosegue il fratello per spiegare la genesi di questo dramma – da quattro anni ha perso il lavoro, o meglio – aggiunge – gli hanno fatto firmare le dimissioni dal cinema Medusa dove era stato assunto al bar come categoria protetta».

LA CASA IN VENDITA. A quel punto, senza più uno stipendio e con la moglie, anche lei disabile e disoccupata, pagare il mutuo è diventato impossibile: o versare la rata o pagare il cibo e le bollette. La loro è stata la scelta della sopravvivenza: mangiare e avere acqua, luce e gas. Così facendo, però, il loro appartamento è finito nella lista nera del tribunale fallimentare: le banche che vogliono rientrare del prestito e il proprietario che spera che la vendita vada deserta. Una, due, tre, quattro volte, fino a quando però – come in questo caso – il prezzo è sceso dai 90mila euro iniziali fino a una cifra tanto abbordabile – il 6 giugno la vendita è fissata a partire da una base d’asta di 37.970 euro – da far ingolosire chiunque. Soprattutto se si parla di un appartamento al primo piano, composto – si legge nell’avviso – da: ingresso, soggiorno, cucinotto, disimpegno, due camere, servizio igienico, ripostiglio. Per un totale di quasi 70 metri quadrati calpestabili. «Questo sistema – incalza il fratello con le lacrime agli occhi – è tremendo perché innesca una guerra tra poveri dove ci sono solo sconfitti».

LA CAUSA DI LAVORO. Ma c’è un’altra presunta ingiustizia che la famiglia D’Oriano è convinta di aver subito e che considerano la madre di tutte le sventure di Alessandro: la lettera di dimissioni firmata e confermata dal fratello davanti ai vertici del cinema Medusa nell’ottobre di cinque anni fa. Una vicenda che ha dato origini a tre diversi procedimenti: due penali e una causa di lavoro.
«Il processo civile – spiega l’avvocato Francesco Tanzini che segue il quarantaseienne – è stato rigettato perché il giudice ha ritenuto che le firme sulle dimissioni fossero di Alessandro». Ma più di questo aspetto formale, ciò che è stato sempre contesto dai familiari è il modo con il quale il dipendente è stato convinto a firmare davanti ai vertici del Multisala dopo essere stato accusato del furto di pochi spiccioli dalla cassa.

LA DENUNCIA. «Abbiamo fatto una querela nei confronti dei vertici del cinema perché non hanno mai restituito gli effetti personali al mio cliente, ipotizzando il reato di appropriazione indebita – prosegue il legale – La Procura, però, ha chiesto l’archiviazione e il giudice ha definitivamente messo una pietra tombale sull’indagine rigettando la nostra opposizione». In compenso dalla multisala sia il direttore che il responsabile del bar hanno a loro volta querelato Alessandro per calunnia. Risultato: il 20 luglio ci sarà una nuova udienza del dibattimento dove al disabile è stato chiesto un risarcimento di «50mila euro da ciascuna delle parti offese». Ma Alessandro, quel giorno, non ci sarà. «I medici – conclude il fratello – ci hanno detto che le sue condizioni sono critiche e non sanno se dovranno sottoporlo a un delicato intervento chirurgico al cervello per cercare di ridurre l’emorragia. Comunque vada una cosa è certa: non tornerà come prima».

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