Il Tirreno

Livorno

I primi 51 pazienti nei nuovi reparti 

di Giulio Corsi
I primi 51 pazienti nei nuovi reparti 

Il trasferimento sui letti attraverso i corridoi di viale Alfieri 

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LIVORNO. 81 passi, poco più di 50 metri, dividono due ere sanitarie diverse. 81 passi lungo un corridoio a vetri sopraelevato, che passa dietro alla chiesa centrale dell’ospedale e unisce il quinto e il secondo padiglione. Il passato e il futuro.
Sono le sette e mezzo di mattina quando il primo paziente di neurologia viene trasferito. Sdraiato sul suo letto, le flebo attaccate, le lenzuola alzate fino al collo, i segni del tempo e del dolore evidenti sul volto, esce dalla stanza con le piastrelline esagonali rosse d’epoca fascista, i grandi radiatori ingialliti, i muri verniciati, riverniciati e riverniciati ancora, le finestrone di legno, le avvolgibili storte.
Si aprono le porte della camerata, poi quelle del corridoio, e la luce che entra dalle vetrate del passaggio sopraelevato sembra segnare simbolicamente l’uscita dal buio di un reparto inadeguato, vecchio, indegno.
In camice azzurro, accanto ai facchini, Roberto Bigazzi - direttore del dipartimento delle specialistiche mediche della maxi Asl e regista dell’organizzazione del secondo padiglione e del trasloco dal quinto - segue il viaggio del primo paziente.
Sarà l’inizio di un lungo e ordinato via-vai: per tutta la mattinata lui e Alberto Camaiti, primario di medicina, assisteranno uno ad uno i degenti durante il loro trasferimento, in tanti casi spingendo fisicamente i letti fino all’arrivo nelle nuove camerette che per questi malati sofferenti, la maggior parte anziani, rappresentano un nuovo mondo, quantomeno dal punto di vista del comfort e dell’accoglienza: linoleum arancione per terra, pareti viola e arancio, bagni in camera, serrande elettriche, condizionamento estate e inverno.
Il trasloco fila liscio: poco prima delle 10, il primo piano del secondo padiglione è già riempito con i 35 pazienti previsti. «Vi sono stati portati i degenti di pneumologia, neurologia e di medicina di livello 2A, vale a dire quelli che necessitano un’alta intensità assistenziale», spiega Bigazzi.
«La scelta di collocare i pazienti più critici al primo piano nasce proprio dalla presenza del corridoio sopraelevato che permette un collegamento diretto con Utic e rianimazione», aggiunge Luca Carneglia, direttore del presidio ospedaliero, che segue da vicino le operazioni.
Il programma prevede che in questo primo giorno di trasloco venga riempito anche il pian terreno del secondo padiglione. Lì, nelle due ore successive, vengono trasferiti anche gli altri degenti ospitati al quinto primo.
Una volta arrivati alla fine del corridoio sopraelevato i letti vengono caricati nell’ascensore della cosiddetta torre, da cui scendono al pian terreno, proprio davanti all’entrata del nuovo reparto, pochi metri dopo lo spaccio. Passano dai corridoi dell’ambulatorio di endoscopia, in mezzo ai pazienti in attesa di una visita, e vengono sistemati nelle rispettive camerette.
Come aveva già spiegato Bigazzi, non viene usato l’ascensore interno al padiglione perché è troppo corto e i letti non c’entrano in lunghezza. «Ci passano solo le barelle ma questo era noto e non è un problema nell’attività quotidiana del reparto», sottolinea. «Quando infatti i degenti devono essere spostati per risonanze o Tac viene usata la barella, come accade sempre, che passa dall’ascensore del reparto. I letti non vengono spostati mai».
Le campane della chiesa di San Giuseppe rintoccano mezzogiorno in punto quando anche l’ala sud del secondo terreno è riempita. In totale i degenti trasferiti sono 51: 35 al primo piano, 16 al terreno. Ne mancano 62 per concludere lo svuotamento del quinto. Stamani dalle 7.30 le operazioni riprenderanno. Da oggi pomeriggio il quinto padiglione, per i livornesi sarà solo un brutto ricordo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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