Il Tirreno

Livorno

Soldi nascosti nelle cassette di sicurezza: indagato Salemmo, ex presidente del Livorno

di Gianni Tacchi
Paolo Salemmo, presidente amaranto dal 1988 al 1990
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Paolo Salemmo, presidente amaranto dal 1988 al 1990

L’imprenditore nei guai insieme alla moglie e ai figli: riscuotevano gli affitti degli appartamenti che erano di due società fallite, l'accusa della Finanza è di bancarotta

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LIVORNO. Le due società edili erano state dichiarate fallite, ma loro - secondo gli investigatori - continuavano comunque a riscuotere gli affitti dagli inquilini degli appartamenti che erano di proprietà delle stesse srl, occultando il denaro in due cassette di sicurezza e sottraendolo così al pagamento delle imposte. Una truffa all’Erario quantificata in 700mila euro dalla guardia di finanza, che ha ricostruito tutti i passaggi nel corso degli ultimi mesi e ha sottoposto a sequestro preventivo circa 370mila euro in contanti.

Le indagini hanno portato alla denuncia nei confronti di cinque persone che, secondo i militari, erano i registi di queste operazioni: tra questi c’è anche il livornese Paolo Salemmo, presidente del Livorno Calcio dal 1988 al 1990, in un periodo difficilissimo dal punto di vista economico per la società amaranto. Tra gli altri denunciati, tutti legati da vincoli di parentela, ci sono la moglie Francesca Grado e i figli Alessio e Luca Salemmo. Sono accusati di bancarotta fraudolenta per distrazione e sottrazione fraudolenta di denaro al pagamento delle imposte, reati che sono contestati dai finanzieri del comando provinciale di Livorno e che hanno portato al decreto emesso dal gip Fabrizio Nicoletti. Per quanto riguarda il quinto indagato, invece, le Fiamme gialle non hanno comunicato il reato contestato.

LA RICOSTRUZIONE. L’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Massimo Mannucci, era partita nello scorso anno alla luce del crac delle loro due società di costruzioni edilizie: la “Costruzioni srl” e la “Costruire srl”, dichiarate fallite dal Tribunale di Livorno rispettivamente il 20 aprile e il 26 novembre 2015. Le indagini della polizia giudiziaria, con una serie di perquisizioni domiciliari svolte con il supporto del nucleo di polizia tributaria, hanno consentito a febbraio di individuare e sottoporre a sequestro - prima probatorio e poi preventivo - i 370 mila euro, oltre 350 dei quali trovati in due cassette di sicurezza e gli altri 14 rinvenuti nelle case delle cinque persone poi denunciate. Le cassette di sicurezza erano intestate a marito e moglie (lui non aveva mai presentato le dichiarazioni dei redditi, mentre lei risultava «dichiarare redditi irrisori», è il retroscena delle Fiamme gialle) e per l’accesso a entrambe c’era una delega in favore dei figli Alessio e Luca.

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All’interno, comunque, sono state trovate diverse buste con contanti e indicazioni scritte a mano. «I successivi accertamenti - spiegano dal comando provinciale della guardia di finanza - hanno permesso di ricostruire l’origine di parte del denaro, frutto con ogni probabilità di distrazioni per circa 200mila euro. I due fratelli, dopo la dichiarazione di fallimento delle società, avrebbero infatti continuato a incassare dagli inquilini il pagamento delle locazioni degli appartamenti di proprietà delle stesse srl fallite, nascondendoli nelle due cassette di sicurezza: in questo modo gli indagati sono riusciti a evitare l’aggressione coattiva da parte di Equitalia». Non versando quindi 700mila euro di tasse, una frode che è al centro di questa inchiesta.

LA DIFESA. Sorpresa l’avvocata Anna Francini, che difende gli indagati in questo caso. «Eravamo rimasti alle perquisizioni e al sequestro probatorio di febbraio - dice - non siamo stati informati di questo sequestro preventivo e quindi devo aspettare di vedere le carte per commentare le cose. Ancora una volta, comunque, veniamo informati prima dalla stampa: quando la Finanza ci invierà la notifica del nuovo provvedimento, allora cercheremo di muoverci nella giusta direzione».

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