Il Tirreno

Livorno

«Le mie foto intime inviate a tutti, ma ora basta bulli»

di Lara Loreti
Un bimbo disperato per le prese in giro dei bulli su internet (foto di archivio)
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Un bimbo disperato per le prese in giro dei bulli su internet (foto di archivio)

Storie di ragazzini vittime dei bulli. Ma con la nuova legge il questore può ammonire i cattivi. La polizia di Prato: «Norma efficace nell’immediato»

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LIVORNO. Laura si vergogna come non le è mai successo nella sua vita. E non vuole più entrare in classe. Le foto intime, inviate in confidenza a un’amica, sono diventate di dominio pubblico: hanno fatto il giro della scuola tramite whatsapp e ora tutti la apostrofano. «Sei una tr***, sei pronta a farle anche dal vivo certe cose». «Guarda, le foto abbiamo anche noi». E ancora: «Sei brutta». Messaggi del genere volano nei gruppi whatsapp dei coetanei. Lei, 13 anni, non ne può più. Ai genitori non ce la fa a dirlo. E la scuola è diventata un incubo. Il suo caso in questi giorni è approdato sulle scrivanie della squadra mobile della polizia di Prato. È stato il dirigente Francesco Nannucci a prendere in mano la situazione. Contattato dal padre di un’amica della ragazzina presa di mira, è riuscito a convincere la vittima a parlare con i genitori, che ora faranno denuncia. Ma a breve la musica cambierà grazie alla nuova legge – la numero 3139-B, approvata mercoledì, che dovrà essere pubblicata sulla Gazzetta ufficiale – a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo. Basterà un’ingiuria, una diffamazione o una minaccia su internet per far scattare la procedura dell’ammonimento da parte del questore, come succede per lo stalking. Il numero uno della polizia, prima della querela, su segnalazione della scuola o della famiglia, può convocare il bullo con un familiare, ammonirlo formalmente e invitarlo a non ripetere gli atti vessatori.

AMMONIRE E PREVENIRE

«È una buona norma – è il commento del questore di Prato, Paolo Rossi – Negli atti persecutori l’ammonimento qualche buon risultato l’ha dato. Certo, non c’è la pretesa che ammonire il bullo risolva tutto, ma in alcune occasioni può fare la differenza, soprattutto perché è un passo immediato che dà una prima risposta al problema e che fa capire al bullo che deve restare nei limiti. Va visto poi come la legge sarà applicata». Per Nannucci l’ammonimento può evitare a un ragazzino che ha sbagliato la trafila dei tribunali e l’eventuale condanna: «Un processo, con il rischio di macchiarsi la fedina penale, a quell’età è pesante, soprattutto se chi ha fatto la bravata ha agito con poca consapevolezza. In casi come quelli della diffusione di materiale pedopornografico, la legge già in vigore è sufficiente: sono fatti talmente gravi, che ad occuparsene è il tribunale dei minori e quello distrettuale di Firenze se chi delinque è maggiorenne. Ma lo scoglio più grande è arrivare alla denuncia: c’è resistenza sia nel mondo della scuola sia da parte delle famiglie, che tendono a risolvere il problema in casa».

«SEI UN CICCIONE»

Il caso di Prato non è isolato, anzi: il cyberbullismo è in aumento. «In palestra, durante la ricreazione, all’uscita da scuola, non saprei quantificare quante scene del genere ho visto e continuo a vedere dal vivo. E on line è anche peggio», dice un professore livornese delle superiori, 54 anni. Proprio in provincia di Livorno nei mesi scorsi un 17enne è finito nel mirino dei coetanei perché su di peso. Una raffica di post sulle bacheche di Facebook e messaggi privati: un massacro a cui il ragazzo ha reagito cercando di difendersi al meglio. Una volta s’è picchiato con un compagno. Nell’istituto il problema è stato affrontato in un consiglio di classe. Ma alla fine il ragazzo ha ceduto: ha cambiato scuola, anche perché il rendimento era diventato molto basso.

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PRESA IN GIRO PERCHÉ ALTA

La chiamavano «spilungona», «baco lungo» e «Olivia». Per sminuirla, per invidia. Quattro bulle senza pietà. Forse inconsapevoli di quello che potevano provocare. Lei, 16 anni, è andata in depressione. «Una ragazza introversa, che rielaborava malissimo quelle parole tanto da arrivare a non uscire più di casa e ad accusare i genitori di averla fatta troppo alta – racconta Lamberto Giannini, pedagogista livornese – È incredibile come il giudizio dell’altro influenzi le persone e come si crei una gogna. Fu dura risolvere la questione perché dopo che il caso è scoppiato, le bulle continuavano a prenderla in giro su Facebook in modo allusivo, senza nomi». Il caso è durato un’intera estate, durante un laboratorio pedagogico. Da parte dei genitori non c’è stata un’immediata percezione, solo vedendola soffrire hanno capito. «Da educatori, non è facile affrontare queste cose. E bisogna tutelare anche i carnefici che spesso non si rendono conto fino della gravità – dice Giannini – È importante far capire ai ragazzi che il giudizio va ascoltato senza sentirsi schiavi: un punto su cui io lavoro anche col teatro».

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«FINOCCHIACCIO»

“Colpevole” di essere visto come effeminato. Una sentenza che ha rischiato di distruggere l’esistenza di un 15enne, studente di un istituto professionale a sud di Livorno. A salvarlo ci ha pensato un docente. «Non viveva più: per almeno 5 mesi è stato oggetto di un attacco senza sosta via Facebook – racconta il professore – Piangeva, voleva lasciare la scuola. È stato lui stesso a prendere coraggio e rivelare a un’insegnante il motivo del suo malessere. Poi è venuto da me e mi ha mostrato i messaggi». I bulli gli dicevano di tutto: «Finocchiaccio, vai a battere al porto». E: «Stasera c’è una festa per quelli come te». Il prof non ci ha visto più: «Non potevo sopportare una cosa del genere e allora, d’accordo col preside, ho convocato i bulli e i loro genitori. E ho detto loro che se non avessero smesso subito avrei denunciato tutto alla polizia. La minaccia è stata efficace. Ma non sempre le cose vanno così lisce perché molti docenti preferiscono aspettare. Spero che col meccanismo dell’ammonimento del questore le cose migliorino».

I PUNTI CHIAVE DELLA LEGGE

I punti chiave della nuova legge contro il cyberbullismo

LA DEFINIZIONE. Entra per la prima volta nell'ordinamento una puntuale definizione legislativa di cyberbullismo. Bullismo telematico è ogni forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d'identità, alterazione, manipolazione, acquisizione o trattamento illecito di dati personali realizzata per via telematica in danno di minori. A ciò si aggiunge la diffusione di contenuti online (anche relativi a un familiare) al preciso scopo di isolare il minore mediante un serio abuso, un attacco dannoso o la messa in ridicolo.

OSCURAMENTO DEL WEB. Il minore sopra i 14 anni vittima di cyberbullismo (o anche il genitore) può chiedere al gestore del sito internet o del social media o al titolare del trattamento di oscurare, rimuovere o bloccare i contenuti diffusi in rete. Se non si provvede entro 48 ore, l'interessato può rivolgersi al Garante della privacy che interviene direttamente entro le successive 48 ore.

DOCENTE ANTI-BULLI IN OGNI SCUOLA. In ogni istituto tra i professori sarà individuato un referente per le iniziative contro il cyberbullismo. Al preside spetterà informare subito le famiglie dei minori coinvolti in atti di bullismo informatico e attivare adeguate azioni educative. L'obbligo di informazione è circoscritto ai casi che non costituiscono reato.

AMMONIMENTO DA PARTE DEL QUESTORE. In caso di ingiuria, diffamazione, minaccia o trattamento illecito di dati personali via web, fino a quando non vi sia una querela o denuncia il "cyberbullo" (come previsto per lo stalking), potrà essere formalmente ammonito dal questore. Insieme al minore sarà convocato anche un genitore.

PIANO D'AZIONE E MONITORAGGIO. Presso la Presidenza del Consiglio verrà istituito un tavolo tecnico con il compito di redigere un piano di azione integrato per contrastare e prevenire il cyberbullismo e realizzare una banca dati per il monitoraggio del fenomeno.


 

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