Il Tirreno

Livorno

I pazienti promuovono la nuova gastroenterologia 

I pazienti promuovono la nuova gastroenterologia 

Fila liscio il primo giorno negli ambulatori di endoscopia digestiva e polmonare A fine mattina però le visite sono in ritardo e qualcuno si perde nei nuovi corridoi

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LIVORNO. È come il primo giorno di scuola al secondo padiglione. Alle nove di mattina la sala d’attesa è già affollata e il primo timore degli operatori sanitari è subito fugato via: i pazienti che da tempo avevano fissato la prenotazione per colonscopie, gastroscopie e broncoscopie hanno tutti trovato i nuovi ambulatori senza difficoltà. Nei giorni scorsi tutti erano stati avvisati telefonicamente che il reparto era cambiato e che non avrebbero dovuto recarsi al quindo padiglione.
Medici e infermieri hanno un sorriso accogliente, in linea con l’ambiente, dove palloncini e fiori freschi ricordano la festa del giorno precedente. La maggiorparte dei pazienti che sono qui attendono una visita importante, fastidiosa, invasiva che crea ansia e preoccupazione. Aspettare in un luogo come questo attenua almeno la tensione. Non è poco.
«Abbiamo raggiunto immediatamente il front office – racconta un’anziana signora che ha accompagnato il marito a fare una broncoscopia – perché è ben indicato. L'ambiente è accogliente, è stato fatto proprio un bel lavoro, non me lo sarei aspettato. Speriamo che d'ora in poi il servizio sia sempre efficiente».
Qualcosa, certamente, dal punto di vista logistico va ancora migliorato. Ma sono dettagli. Il problema più grosso, secondo il personale infermieristico riguarda chi entra dall'ingresso lato via Gramsci e dunque dal portone esterno del secondo padiglione. Una volta salita la scalinata di marmo e varcata la porta al pian terreno le indicazioni, infatti, non sono posizionate benissimo e il rischio è di ritrovarsi spaesati all'interno del reparto senza sapere dove andare.
«Il cartello c'è – spiega Bruna Pastori, la coordinatrice infermieristica del reparto – ma si trova alla destra della porta ed è un po' nascosto. Andrà spostato di fronte all'ingresso in modo che tutti lo possano vedere». Meglio va per chi arriva dai corridoi interni dove le indicazioni sono più chiare.
Tutto il personale è schierato per rispondere alle domande dei pazienti e per indirizzare le persone nel posto giusto. La prima impressione dei pazienti, in sala d’attesa col giornale in mano, è positiva. «Purtroppo non sono nuovo a queste visite - racconta un settantenne - mi sembra che il salto in avanti sia netto, questi locali sono più spaziosi e confortevoli».
«Mancava il cestino al bagno – racconta un altro signore – e l'ho fatto notare al personale. Adesso c'è. Sono piccole cose che ci possono stare il primo giorno».
Se il nuovo padiglione ha superato l'esame dei pazienti dal punto di vista della struttura e dell'accoglienza, lo stesso non si può dire per la puntualità del servizio. Sotto questo aspetto la sensazione - almeno in questo primo giorno di attività - è che ci sia una continuità col quinto padiglione. «Mio marito deve fare la colonscopia – racconta una donna – ed è da più di un'ora che sta aspettando. È diabetico e non magia da ieri, se l'attesa andrà avanti ce ne adiamo via».
Più o meno tutti i pazienti hanno dovuto aspettare un'oretta in sala. «Avevo l'appuntamento alle 11.30 e sono entrato alle 12.45» spiega un signore appena uscito dall'ambulatorio. «Dovevo fare la broncoscopia alle 11.25 e sono entrato alle 12.30» dice un altro.
«Devo fare un'ecografia ai polmoni e sono qui da tre quarti d'ora senza che nessuno mi abbia fatto sapere niente», ha ribadito una signora in sedia a rotelle.
Dal grande bancone della reception la spiegazione a questi ritardi è semplice. «Questo è il primo giorno - ci spiega un'infermiera - e ovviamente un po' di confusione c'è perché dobbiamo prendere confidenza con un ambiente completamente nuovo, a partire dalla dislocazione delle stanze. Ma ci stiamo attrezzando per velocizzare le operazioni. Comunque per la conoscopia e la gastroscopia ci vuole sempre un po' di tempo». Come dire: un’ora di ritardo rispetto all’appuntamento ci può stare, anche perché sono esami complessi che richiedono parecchio tempo per essere effettuati. «Senza considerare – aggiungono le infermiere – che spesso ci sono delle urgenze che passano avanti a tutto».
Nicolò Cecioni
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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