Il Tirreno

Livorno

Esce Cantone entra Pecori il M5s beffato 

di Juna Goti
Esce Cantone entra Pecori il M5s beffato 

Dopo le dimissioni i grillini perdono un consigliere perché la nuova entrata approda nel gruppo misto

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FIRENZE. «È vero, il mandato che mi hanno conferito i cittadini si è concretizzato attraverso l’adesione ad una lista di partito, ma è un partito del quale non riconosco più da tempo la coerenza, quindi chiedo di aderire al gruppo misto con la sigla Toscana per tutti...». Monica Pecori pronuncia queste parole per dire che sì, anche qualcuno ne avesse avuto davvero il dubbio, «accolgo l’invito ad entrare in consiglio regionale, consapevole delle responsabilità». E che no, «non starò con i Cinque Stelle». Così il Movimento di Grillo in Regione resta con un consigliere in meno. E non un consigliere qualunque, ma l’eletto in quota Livorno, il primo anello di collegamento tra l’amministrazione pentastellata di Filippo Nogarin e le stanze dei bottoni di Firenze.
È il primo pomeriggio di un già caldissimo martedì di maggio. Dopo il “caso Malta” e le due società non dichiarate all’estero, Enrico Cantone arriva nel Palazzo del Pegaso senza sorprese: le dimissioni dal consiglio regionale sono confermate, in tasca ha già pronto il discorso di congedo. Cravatta a pois, una spilla a cinque stelle appuntata sulla giacca, come a dire: sono fuori dal consiglio, non dal Movimento. Entra in sala, si siede. Ma non dirà la sua al microfono. Non potrà esserci all’avvio dei lavori, e il perché lo spiega in apertura il presidente Eugenio Giani: «dal punto di vista strettamente formale non possiamo veder corrispondere il gettone a due persone» nella stessa seduta e per lo stesso posto. Insomma, Cantone è già un ex. Ed è arrivato il momento della surroga.
In aula entra Pecori, livornese, 59 anni, tecnica di prevenzione dell’Asl, conosciuta nel mondo della sanità anche per il suo impegno sindacale con il Fials. Ha sbattuto la porta del blog già un paio di anni fa. E a Firenze arriva con un altro ex grillino, Marco Valiani, che entrerà a fare parte del suo staff. Una beffa doppia, anzi tripla, per i pentastellati toscani: 1) perdono un consigliere, scendono da cinque a quattro; 2) con il budget ridotto rischiano di dover licenziare un loro collaboratore; 3) si trovano a fare i conti (di nuovo e doppi, a Livorno e a Firenze) con Valiani e i fuoriusciti.
Pecori non va ad occupare la sedia di Cantone. Va a sedersi vicino a Serena Spinelli, altra fuoriuscita, ma dal Pd (per aderire al Movimento articolo 1 di Enrico Rossi). «Siederò tra i banchi dell’opposizione», mette subito in chiaro, anche per gli elementi «male rappresentati in materia di sanità da questa maggioranza». La sanità è il primo punto che tocca («è altrettanto vero che il mandato dei cittadini che hanno espresso fiducia nei miei confronti con il voto si esplica su punti programmatici ben precisi, come una sanità pubblica...»). Dice che il suo impegno sarà rivolto «con massima attenzione» ai territori di competenza della Usl Toscana nord ovest, «al «lavoro», a uno «sviluppo sostenibile», alla «scuola pubblica» e alla «necessità di allargare la sfera dei diritti sociali».
Il gelo con i grillini si tocca con mano. Cantone sale le scale e dalla sua ormai ex stanza – tappezzata dalle locandine dei giornali usciti all’indomani dello storico ribaltone livornese – affida a Fb le parole che avrebbe voluto dire in aula. Senza risparmiare una nota polemica: «Questo è il comunicato che avrei voluto leggere ma mi è stato impedito dal presidente e da alcuni consiglieri di maggioranza adducendo motivi burocratici...». La sua sintesi è questa: «Lascio lo scranno perché la nostra rivoluzione culturale deve essere di fatti e non di parole», «ho commesso un errore, un piccolo errore che mi costerà 388 euro per essere sanato, ma chi siede qui non dovrebbe compierlo», «l'ho commesso per sufficienza, ma non è un'attenuante». «L'etica pubblica che come M5S portiamo avanti – dice – non funziona come un tribunale dove qualcuno può aggrapparsi ai cavilli per uscirne indenne. L'etica pubblica che esigiamo dai rappresentanti istituzionali, e primi fra questi da noi stessi, ci impone una risposta sola: il passo indietro».
Rispetto alle due società non dichiarate a Malta, ci tiene a sottolineare che «da queste non ho ricevuto dividendi, quindi nessuna tassa doveva essere versata in Italia, e dunque non ho evaso il fisco», che «il mio errore verso il consiglio e i cittadini si chiama violazione obblighi di monitoraggio (Ivafe) e basta», che «dalla mancata comunicazione alla Regione non è derivato alcun vantaggio lecito o illecito». Non gira troppo intorno a quello che pensa dell’ingresso di Pecori in consiglio e nel gruppo misto quando si rivolge a «qualcuno che mi auguro sia coerente, senza abusarne, col mandato dei cittadini» che «il 31 maggio 2015 hanno scelto il Movimento 5 Stelle ed è giusto che qui sieda una persona del M5S, ogni altra scelta sarebbe sbagliata, eticamente».
Di etica parla a margine anche la capogruppo M5S Irene Galletti: «Da una parte abbiamo chi sta governando la Toscana con errori pagati sulla pelle da ogni cittadino, e dall'altra un consigliere del M5S dimissionario per un errore che lo Stato fa sanare con 388 euro, giudichino i cittadini alle prossime amministrative...». Duro e ironico, dall’altra parte, il vicesegretario del Pd toscano, Antonio Mazzeo: «L’Espresso aveva scritto una e-mail a Cantone quattro giorni prima del suo ritorno di memoria, ma il consigliere aveva continuato a raccontare un'altra storia...».

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