La protesta
Rivoluzione al pronto soccorso, dove c’erano i saloni compaiono 23 box
Livorno, non più open space con barelle ovunque ma postazioni riservate. Migliorano i tempi: 4 ore per dimettere i codici verdi
LIVORNO. La riorganizzazione è avvenuta in maniera silenziosa, meno di due mesi fa. Ma da allora - era il 25 marzo - chi è stato costretto ad usufruire del pronto soccorso ha trovato un ambiente completamente diverso da come tutti lo conoscevamo: non più enormi stanzoni con le barelle appoggiate ovunque e i pazienti in attesa di essere visitati, ma 23 postazioni divise una dall’altra da separè, di fatto delle vere e proprie stanzette (con le tende al posto dei muri) che garantiscono molta riservatezza in più e trasmettono agli utenti il senso di un ordine e di un’attenzione assai maggiori.
Riorganizzazione degli spazi, la chiama evitando troppa enfasi il primario Alessio Bertini. Ma di fatto si tratta di una piccola rivoluzione per i cittadini, se è vero che col nuovo assetto non solo è migliorato il senso di comfort per chi suo malgrado capita al pronto soccorso, ma è migliorato di gran lunga anche il servizio: «Ad aprile i tempi medi tra l’arrivo al triage e la visita per i codici gialli e verdi si sono attestati sui 35 minuti», spiega Bertini. Un dato di poco superiore all’obiettivo regionale che prevede un tempo d’attesa massimo di 30 minuti, ma che rappresenta un dimezzamento abbondante rispetto alla tempistica media di tre mesi fa che superava di gran lunga l’ora. «Adesso i codici verdi vanno a casa entro le 4 ore», aggiunge il primario.
SI SPOSTA IL MEDICO, NON PIÙ IL PAZIENTE. Cosa c’entra la riorganizzazione degli spazi con il raddoppio dell’efficienza, ci si chiederà? «Le due questioni si intrecciano - spiega Bertini -. Prima il medico visitava negli ambulatori e i pazienti stavano in attesa nei vari locali. Adesso abbiamo portato il medico fuori, è lui che va a visitare all’interno delle postazioni. Ci sono meno tempi morti se i malati devono essere spostati meno. In più si assegna ad ogni paziente un suo medico. Diciamo che abbiamo dato più ordine al sistema e ciò ha permesso di migliorare il lavoro, oltreché chiaramente aumentare la privacy del paziente, quantomeno dal punto di vista dell’isolamento visivo».
OGNI GIORNO SEI CASI A RISCHIO VITA. Bertini tiene i toni bassi. «È un passo in avanti ma dobbiamo farne altri», dice. Però ci tiene a evidenziare un aspetto rispetto alla percezione che generalmente viene data del pronto soccorso livornese: «La consapevolezza della complessità dei casi che si presentano in questo reparto non è stata colta finora - dice -. Ogni giorno qui trattiamo cinque, sei pazienti veramente critici, in pericolo di vita».
Anche sui codici rossi la riorganizzazione partita a fine marzo ha portato delle modifiche: «Abbiamo messo un solo medico e una sola equipe dedicate, mentre prima si alternavano. Questo garantisce una continuità importante».
MA L’INTASAMENTO IN CASO DI PICCHI NON È RISOLTO. Se l’efficienza e il comfort del pronto soccorso sono migliorati, non significa che di colpo siano spariti o spariranno i problemi che abbiamo raccontato lo scorso inverno quando al pronto soccorso venivano appoggiati tutti i giorni - anche per 24 o 36 ore - i pazienti in attesa di un posto letto al reparto di medicina. «Quando si verificano i picchi influenzali come avvenuto tra dicembre e gennaio, il problema non è solo il pronto soccorso, ma l'ospedale in generale: perché aumenta la necessità di ricovero e se i reparti non sono in grado di rispondere alla domanda di posti letto, l’ingolfamento avviene qui».
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