Gioco
il saluto del garante dei detenuti
Carcere, Lucio Coronelli in pensione dopo oltre 40 anni
LIVORNO. Va in pensione Lucio Coronelli, responsabile dell’area trattamentale e pedagogica della Casa Circondariale delle Sughere. Dopo oltre 40 anni di intensa attività, da oggi la sua scrivania...
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LIVORNO. Va in pensione Lucio Coronelli, responsabile dell’area trattamentale e pedagogica della Casa Circondariale delle Sughere. Dopo oltre 40 anni di intensa attività, da oggi la sua scrivania sarà vuota e lui non timbrerà il suo cartellino. Lo festeggiano, in questo suo ultimo giorno di lavoro, la direzione, il personale civile e della polizia penitenziaria, operatori e volontari.
A ricordarne la storia professionale ed umana di operatore «attento e scrupoloso» è Marco Solimano, Garante dei diritti dei detenuti del Comune parlando di «uomo di grande esperienza, con grandi capacità progettuali e di coordinamento» che è riuscito a «coniugare, nel corso del suo impegno professionale, l’aderenza ad un mandato istituzionale con la più ampia valorizzazione di tratti distintamente umani nella definizione delle relazioni con la popolazione detenuta, tanto da guadagnare, nel tempo, profonda stima e rispetto della sua particolare modalità di approcciarsi al lavoro».
«Profondo conoscitore dell’ordinamento penitenziario e della esecuzione penale – afferma – spesso ci coinvolgeva in intensi scambi dialettici, in serrati confronti dei rispettivi punti di vista ed anche in rumorose litigate, finalizzate sempre e comunque alla soluzione dei problemi ed a guardare la realtà sempre al di là dell’ostacolo».
A ricordarne la storia professionale ed umana di operatore «attento e scrupoloso» è Marco Solimano, Garante dei diritti dei detenuti del Comune parlando di «uomo di grande esperienza, con grandi capacità progettuali e di coordinamento» che è riuscito a «coniugare, nel corso del suo impegno professionale, l’aderenza ad un mandato istituzionale con la più ampia valorizzazione di tratti distintamente umani nella definizione delle relazioni con la popolazione detenuta, tanto da guadagnare, nel tempo, profonda stima e rispetto della sua particolare modalità di approcciarsi al lavoro».
«Profondo conoscitore dell’ordinamento penitenziario e della esecuzione penale – afferma – spesso ci coinvolgeva in intensi scambi dialettici, in serrati confronti dei rispettivi punti di vista ed anche in rumorose litigate, finalizzate sempre e comunque alla soluzione dei problemi ed a guardare la realtà sempre al di là dell’ostacolo».
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