Il Tirreno

Livorno

LA DENUNCIA DELLA UILTUCS 

Spacci Folgore, il gestone non paga gli addetti 

Spacci Folgore, il gestone non paga gli addetti 

Bardi: «I lavoratori sono ormai da mesi senza stipendio, ora ci rivolgiamo alla Procura»

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LIVORNO. «L’azienda si beffa di tutti. Prima delle lavoratrici, che Mali sta lasciando senza stipendio da mesi, non riconoscendo il loro lavoro». È il sindacato Uil, per iniziativa di Sabina Bardi, responsabile Uiltucs zona Toscana Costa, a puntare il dito contro la situazione che si è creata nell’azienda (Mali) che gestisce gli spacci della Folgore a Livorno. E annuncia l’intenzione di rivolgersi alla Procura
Il sindacato accusa la controparte di aver beffato non solo gli addetti ma anche le altre realtà che hanno cercato di intervenire per risolvere la situazione: a cominciare dalla Folgore di Livorno, che «si è interessata alla situazione ma è stata del tutto ignorata». Non solo: a giudizio della dirigente Uiltucs, l’azienda «si beffa della Direzione Territoriale del lavoro, che ha ricevuto le denunce e ispezionato l’azienda lucchese in arretrato delle 13ª e 14ª mensilità 2015-2016, di parte dello stipendio di marzo 2016, oltre a tutte le differenze retributive, nonché degli stipendi di febbraio, marzo e aprile 2017».
Bardi ricorda che «è ignorato da Mali» il fatto che abbia «vinto una gara d’appalto per un servizio pubblico anche in altre parti della Toscana, dalle quali stanno arrivando le prime lamentele per situazioni che si preannunciano della stessa gravità».
Secondo la Uiltucs l’atteggiamento aziendale «crea disagi enormi» e «sembra si stia allargando a macchia d’olio in tutta la regione: un atteggiamento che ci costringe ad andare in Procura, a scegliere la peggiore strade. Ma la denuncia purtroppo è l’unica rimasta».
Dal quartier generale dell’organizzazione dei lavoratori si parla esplicitamente di “dichiarazione di guerra” di fronte a qualcosa che «non esita a definire una “presa di giro”: un problema al quale risponderemo, stavolta, con le maniere forti».
Bardi sottolinea che «non possiamo permettere che si protragga oltre l’agonia di dipendenti bravi, capaci e rispettosi del lavoro al punto da proseguire il loro impiego nonostante la paga mancante».
È «solo grazie a loro» che gli spacci restano aperti, «non certo grazie alla paga che non arriva». Per Bardi è «una prevaricazione verso le lavoratrici, alcune monoreddito, una perfino alla vigilia delle nozze, che deve trascorrere con un pensiero così pesante, senza stipendio da mesi». Poi rincara: «Non staremo a guardare, non avremo toni gentili: stavolta hanno superato il limite e metteremo in campo ogni iniziativa di lotta che si renda necessaria. Interesserò anche il Comune di Livorno al quel chiederò di poter riferire su questa angosciosa situazione. Spero che anche la politica dia un segnale».

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