Gioco
La preside contro i gruppi WhatsApp tra i genitori
Circolare della prof Latrofa alle famiglie delle medie Fattori «Ponderare l’uso della tecnologia, giusto il contatto umano»
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LIVORNO. Invita i genitori degli studenti a riflettere sull’utilizzo dei gruppi WhatsApp, che secondo lei non sono da considerare «il surrogato del sano, meraviglioso, insostituibile contatto umano». Termina con queste parole la circolare 141 che la preside della scuola media Fattori di Rosignano, Nicoletta Latrofa, ha indirizzato alle famiglie. Una lettera “a cuore aperto” più che una circolare, in cui la prof condivide il suo parere su un fenomeno che ormai è diffusissimo, le chat di WhatsApp in cui mamme e papà degli alunni si scambiano informazioni. Un fenomeno che, secondo la preside, può creare danni agli studenti. Latrofa, dopo aver affermato che la tecnologia agevola la vita, ricorda che «alcune sfaccettature del suo uso vanno accuratamente ponderate». Poi, da storica professoressa, ricorda che «le nuove generazioni fanno più fatica ad emanciparsi e ad assumere le proprie responsabilità. Sembrano forti, ma in realtà sono estremamente fragili».
Cosa c’entrano i gruppi WhatsApp? «Beh - prosegue la circolare, consegnata agli studenti perché la portassero a casa -, c’entrano nella misura in cui attraverso questo strumento, i genitori sollevano i figli dalle proprie responsabilità. Mi spiego meglio: se un ragazzino dimentica di scrivere sul diario i compiti, non sa come risolvere un problema, non ha preso appunti in classe… ecco in soccorso il gruppo WhatsApp dei genitori. Risultato: il problema sarà fatto senza sforzo e l’impreparato per non aver studiato scongiurato. Meraviglioso no? Se non fosse che concentrarsi su un problema serve a imparare a risolverlo e prendere un impreparato insegna a stare attenti in classe e a segnare i compiti sul diario. Nel lungo periodo, l’effetto sarà un adulto maturo e che non scappa di fronte alle responsabilità». La preside prosegue spiegando che «ancora più sconcertanti sono le comparazioni dei voti dei figli tramite il gruppo. Mio figlio ha preso 5, il tuo 7, un altro 8… ma come, il compito era uguale. Ha sbagliato la maestra o il professore sicuramente. Senza tener conto che il voto dato ad ognuno è frutto della valutazione di quel ragazzino, che è unico e soprattutto è una persona in crescita, e non va mai ridotto ad un semplice voto».
Infine la prof sottolinea «i danni che i gruppi possono creare quando si apre una discussione su un argomento serio. In un dialogo vero ognuno dice la propria, ci si guarda in faccia, ci si dice anche il non detto con lo sguardo. In un dialogo mediato dal telefono le fasi sono slegate, ognuno scrive una cosa seguendo il filo del proprio pensiero, chi si unisce a conversazione iniziata legge le ultime frasi e interviene su quelle senza sapere il discorso pregresso. E così, facilmente, se all’inizio si parlava di uva, alla fine si parlerà di castagne e nessuno andrà mai a ritroso per ricostruire qual era l’oggetto della discussione». Poi l’appello ai genitori degli studenti: «Vi invito ad una seria riflessione e a considerare il gruppo semplicemente per quello che è, ovvero un veloce mezzo di diffusione di informazioni “smart” (consiglio di classe alle 5, domani portare i soldi per la gita etc)».
Anna Cecchini
Cosa c’entrano i gruppi WhatsApp? «Beh - prosegue la circolare, consegnata agli studenti perché la portassero a casa -, c’entrano nella misura in cui attraverso questo strumento, i genitori sollevano i figli dalle proprie responsabilità. Mi spiego meglio: se un ragazzino dimentica di scrivere sul diario i compiti, non sa come risolvere un problema, non ha preso appunti in classe… ecco in soccorso il gruppo WhatsApp dei genitori. Risultato: il problema sarà fatto senza sforzo e l’impreparato per non aver studiato scongiurato. Meraviglioso no? Se non fosse che concentrarsi su un problema serve a imparare a risolverlo e prendere un impreparato insegna a stare attenti in classe e a segnare i compiti sul diario. Nel lungo periodo, l’effetto sarà un adulto maturo e che non scappa di fronte alle responsabilità». La preside prosegue spiegando che «ancora più sconcertanti sono le comparazioni dei voti dei figli tramite il gruppo. Mio figlio ha preso 5, il tuo 7, un altro 8… ma come, il compito era uguale. Ha sbagliato la maestra o il professore sicuramente. Senza tener conto che il voto dato ad ognuno è frutto della valutazione di quel ragazzino, che è unico e soprattutto è una persona in crescita, e non va mai ridotto ad un semplice voto».
Infine la prof sottolinea «i danni che i gruppi possono creare quando si apre una discussione su un argomento serio. In un dialogo vero ognuno dice la propria, ci si guarda in faccia, ci si dice anche il non detto con lo sguardo. In un dialogo mediato dal telefono le fasi sono slegate, ognuno scrive una cosa seguendo il filo del proprio pensiero, chi si unisce a conversazione iniziata legge le ultime frasi e interviene su quelle senza sapere il discorso pregresso. E così, facilmente, se all’inizio si parlava di uva, alla fine si parlerà di castagne e nessuno andrà mai a ritroso per ricostruire qual era l’oggetto della discussione». Poi l’appello ai genitori degli studenti: «Vi invito ad una seria riflessione e a considerare il gruppo semplicemente per quello che è, ovvero un veloce mezzo di diffusione di informazioni “smart” (consiglio di classe alle 5, domani portare i soldi per la gita etc)».
Anna Cecchini
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