Il Tirreno

Livorno

Tanti livornesi in cerca di un tetto  

di Giada Nuti
Tanti livornesi in cerca di un tetto  

Sono soprattutto uomini sui 50 anni che si rivolgono al centro di accoglienza: 952 le persone bisognose

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LIVORNO. Gli immigrati non sono l'unica categoria a rischio povertà. Delle 952 persone che nel corso dell’anno passato si sono rivolte al centro accoglienza per chiedere aiuto, 666 sono italiani e di questi 240 sono livornesi. Questo è ciò che emerge dell'attività svolta dal Sefa, nell'anno appena trascorso.
«Non siamo riusciti a rispondere a tutte le richieste giunte, di fatto abbiamo potuto soddisfare soltanto un terzo delle domande: i maggiori fuitori del servizio sono uomini italiani, anzi livornesi, intorno ai 50 anni. Rappresentano il doppio degli stranieri», commenta l’assessora al Sociale Ina Dhimgjini, durante la presentazione della ricerca svolta dalla coop Il Simbolo, Humanitas e la Pubblica Assistenza.
Se i contatti con il Sefa sono stati 952, le presenze reali di persone aiutate sono state 464, di cui il 77% uomini, il 23% donne, di cui il 36% stranieri e il 64% italiani.
“Verso casa” è il nome del progetto che vede un ventaglio di associazioni collaborare per gestire i centri di accoglienza in via Terreni e in via del Cedro. «Siamo orgogliosi di dimostrare un ottimo lavoro di sinergia – continua l’assessora – che ha portato una grande novità rispetto alla gestione precedentemente svolta». «L'obiettivo del progetto è quello di accogliere non solo le persone senza fissa dimora – afferma Alberto Grilli, presidente della coop Il Simbolo – ma anche le persone con disagi diversi e dare a tutti una nuova indipendenza».
All'interno delle strutture vengono inserite anche persone con disagi sanitari, psichiatrici, ludopatie, abuso di alcol e violenza e persone con lavoro precario.
Fra questi uomini (la media è di 52 anni) e donne (intorno ai 44 anni). Gli stranieri di sesso maschile, secondo il report, hanno in media la stessa età delle donne italiane (quelle straniere hanno intorno ai 47 anni). «Grazie alla presenza di educatori e psicologi riusciamo ad affrontare una multi criticità – dichiara Michela Spiga, presidente della coop sociale Humanitas – ci rapportiamo alla persona cercando di capire i problemi del singolo, creando poi un percorso personale di ri-inserimento».
Il progetto 'Verso casa' si pone l'obiettivo di ridare a ciascuno una nuova vita: non solo un alloggio ma anche una soluzione ai problemi per far si che questi ritrovino l'indipendenza. «Come Svs siamo riusciti a fornire i pasti a tutti gli alloggiati nei centri – aggiungono – e siamo orgogliosi di riuscire a fare tutto questo grazie ai ragazzi del servizio civile».
La permanenza nei centri varia da persona a persona. Lungo questo periodo viene sviluppato un cammino di nuovo inserimento sociale. Su 20 uomini che entrano, 5 escono rimanendo solo 4 anni. Su 17 donne che entrano in 6 ne escono in soli 3 anni.
Nella relazione vengono, infatti, evidenziate anche le criticità. Fra queste, la capolista è il rispetto discontinuo delle regole di convivenza, dovute alla diversità di culture o abitudini. Ma vengono evidenziate anche una gestione impropria degli spazi personali e comunitari e percorsi di presa in carico non sempre attivati o discontinui.

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