Il Tirreno

Livorno

il nostro mare: la scoperta

Enorme uovo di calamaro sul fondale di Calafuria 

di Francesca Suggi
Enorme uovo di calamaro sul fondale di Calafuria 

Livorno, trovato ad una profondità di trenta metri dai sub dell’associazione Cral Uncus. Il racconto: non siamo biologi, ma quella sfera di un metro di diametro è una rarità da noi

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LIVORNO. «Appena l’abbiamo visto, appoggiato al fondale, non avevamo la minima idea di cosa fosse: abbiamo fatto le fotografie e poi una volta emersi abbiamo capito che si trattava di un uovo di calamaro mai visto prima». Fabio Benvenuti è uno dei quattro amici-sub testimoni oculari di questa scoperta nelle acque livornesi. Davanti alla Torre di Calafuria, ad una profondità di circa 30 metri ecco questa sorta di sfera trasparente con all’interno una specie di filamento e migliaia di uova. Il diametro? Circa un metro. Gigante per i nostri mare.
«Una cosa è certa - continua l’appassionato di immersioni - non si tratta di uova di calamari di casa nostra: non azzardiamo noi a dire di che specie si tratta, ne esistono 26, ma sicuramente è un incontro raro e sono pochissimi gli avvistamenti di questa capsula ovigera nel Mediterraneo».


Benvenuti, insieme al figlio e ad altri 2 amici la mattina del 25 aprile si è immersi al Diving La Torre di Calafuria. «Ci immergiamo spesso da lì - racconta - Praticamente davanti alla Torre, su un fondale a circa 30 metri abbiamo visto questa sfera gelatinosa trasparente adagiata: siamo rimasti a bocca aperta».
Davanti agli occhi di loro che fanno parte dell’associazione di appassionati di immersioni Cral Uncus una grande palla trasparente.


«La limpidezza dell’acqua fa apprezzare la sua ampiezza, un metro di diametro, e le lampade illuminandola rendono l’idea di una massa gelatinosa. Mai vista una cosa simile - torna a sottolineare Benvenuti nel suo racconto di quell’incontro raro ed emozionante- Questo crea un certo imbarazzo nel gruppo che scatta alcune foto alla “sconosciuta”».


Così i sub livornesi , come se stessero vivendo in diretta una puntata di National Geographic, raccolgono gli ultimi dati e rientrano. «Da subito abbiamo cominciato una ricerca accurata e mirata per capire cosa potesse essere questa sfera trasparente e finalmente sul web troviamo un riscontro, ovvero la scoperta a Punta Campanella di un uovo gigante di calamaro».


Un calamaro gigante nelle nostre acque? Dopo l’avvistamento a Portofino nell’agosto del 2010, quello a Punta Campanella, che chiude a sud il golfo di Napoli ed è uno dei siti di immersione più affascinanti della costiera, adesso tra gli incontri ravvicinati “di terzo tipo marino” c’è anche Calafuria?
Così pare. «Non siamo biologi - ci tiene a sottolineare il sub a nome di tutta l’associazione di amici-appassionati - Noi ci sentiamo semplicemente delle vedette, il nostro compito è osservare: vogliamo solo segnalare il nostro incontro, di sicuro raro, che riteniamo importante per la biodiversità presente in questo tratto di mare che presenta un fondale naturalistico con un’alta percentuale di specie di flora e fauna mediterranea tra 0 e -45 metri di profondità».


Amore per il mare, rispetto e osservazione: questo lo spirito che accomuna Cral Uncus che mette a disposizione degli esperti il loro materiale. «In questi casi per capire di che specie di calamaro si tratti si deve fare un prelievo di dna», spiega. Davanti ad una sfera gigante del genere non si può fare a meno di pensare al misterioso “calamaro gigante”, uno degli animali più enigmatici del pianeta, protagonista fin dall’antichità dei racconti di marinai e pescatori. Una sorta di mostro marino gigante descritto per la prima volta nel 1857 dal naturalista danese Japetus Steenstrup, che per definirlo utilizzò il termine Architeuthis dux. Tra realtà, mito e leggenda, quello che è certo è che la biodiversità passa dalle acque di Calafuria. Una biodiversità tutta da scoprire.
«Quest’anno - chiudono dall’associazione Cral Uncus - abbiamo deciso di fare una sorta di monitoraggio delle gorgonie del nostro mare: le identifichiamo e poi una volta ogni quattro mesi ne andiamo a registrare i cambiamenti. Ovviamente non tocchiamo, né roviniamo niente. Siamo a disposizione di qualunque università fosse interessata a questi dati per capire i cambiamenti dell’ecosistema marino».
con la collaborazione
di Luciano De Nigris

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