La protesta
Studenti-turisti raccontano la città
di Carlotta Nigiotti
A colpi di foto gli alunni del liceo Enriques in giro per i rioni prof d’eccezione l’artista Vitone: un modo di esprimersi
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LIVORNO. Gli alunni della 3° C del liceo scientifico Enriques diventano turisti della propria città. Armati di macchina fotografica usa e getta, hanno scovato e immortalato squarci della città. Ventiquattro “cartucce”, ovvero scatti con cui riprendere e raccontare i vari quartieri. Parola d’ordine del progetto, ideato da Carico Massimo e Progetto Vitalità e sotto la supervisione dell’artista Luca Vitone, è ri-immaginare i luoghi che ci circondano.
«In questo workshop con gli studenti - mostra Vitone- ho deciso di lavorare con la fotografia, utilizzando macchine fotografiche analogiche. Con queste bisogna prima immaginare cosa si vuol raccontare della città e ragionare su come utilizzare quei 24 scatti a disposizione nel rullino». L’esercizio passa al lavoro manuale della post produzione.
«Si affronta un punto di vista narrativo: ogni prodotto realizzato rappresenta il loro modo di interpretare ciò che hanno guardato e come loro lo hanno vissuto», aggiunge l’artista. Ed a ruoli invertiti, l’artista cosa catturerebbe per esprimere l’esperienza vissuta coi ragazzi? «Metaforicamente un campo fiorito -conclude - Perché sono dei fiori, gioiosi, colorati: sono belli». Opere disinibite, sciolte, talune dettate dall’immediato ed altre invece studiate, questi sono i lavori dei giovani alunni. Come il progetto di Teresa Invernizzi.
«Ho sempre avuto la passione per l’arte, è stato semplice dare un taglio artistico-astratto all’opera. Col materiale che avevo a disposizione ho iniziato a modificare le foto, come la statua dei Quattro Mori che col bianchetto sono diventati bianchi. Alcune foto, poi, non sono venute bene, sfuocate o con le dita davanti, per cui ho sfruttato questi materiali per andare a coprire o sfruttare l’errore». C’è chi durante un’interrogazione ha avuto l’ispirazione per realizzare un occhio composto dai negativi e dagli squarci di Livorno, che ricorda l’occhio di ghiaccio del prof: sono Alessandra Brogi e Marta Falchetti: «L’occhio è stato il nostro obiettivo nel catturare foto più significative del percorso».
«In questo workshop con gli studenti - mostra Vitone- ho deciso di lavorare con la fotografia, utilizzando macchine fotografiche analogiche. Con queste bisogna prima immaginare cosa si vuol raccontare della città e ragionare su come utilizzare quei 24 scatti a disposizione nel rullino». L’esercizio passa al lavoro manuale della post produzione.
«Si affronta un punto di vista narrativo: ogni prodotto realizzato rappresenta il loro modo di interpretare ciò che hanno guardato e come loro lo hanno vissuto», aggiunge l’artista. Ed a ruoli invertiti, l’artista cosa catturerebbe per esprimere l’esperienza vissuta coi ragazzi? «Metaforicamente un campo fiorito -conclude - Perché sono dei fiori, gioiosi, colorati: sono belli». Opere disinibite, sciolte, talune dettate dall’immediato ed altre invece studiate, questi sono i lavori dei giovani alunni. Come il progetto di Teresa Invernizzi.
«Ho sempre avuto la passione per l’arte, è stato semplice dare un taglio artistico-astratto all’opera. Col materiale che avevo a disposizione ho iniziato a modificare le foto, come la statua dei Quattro Mori che col bianchetto sono diventati bianchi. Alcune foto, poi, non sono venute bene, sfuocate o con le dita davanti, per cui ho sfruttato questi materiali per andare a coprire o sfruttare l’errore». C’è chi durante un’interrogazione ha avuto l’ispirazione per realizzare un occhio composto dai negativi e dagli squarci di Livorno, che ricorda l’occhio di ghiaccio del prof: sono Alessandra Brogi e Marta Falchetti: «L’occhio è stato il nostro obiettivo nel catturare foto più significative del percorso».
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