Gioco
La carica dei novantuno a lezione di integrazione
di Matteo Scardigli
Al liceo Cecioni si è celebrata la “Giornata dei diritti”: coinvolti i ragazzi di 6 classi Presentati i lavori fatti su caporalato, accoglienza, bullismo e la migrazione
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LIVORNO. Sei classi del liceo Cecioni, per un totale di 91 studenti, hanno presentato nella Giornata dei Diritti i loro elaborati frutto di tre mesi di attività nell’ambito del progetto “Educare alla Cittadinanza”. La terza A dell’Artistico e le terze A, B e C di Scienze Umane hanno imparato a conoscere il caporalato, la tratta degli esseri umani, l’accoglienza e la migrazione forzata ma anche il bullismo e il cyber-bullismo, ed hanno scelto di raccontare ai compagni di scuola ciò che hanno appreso presentando loro video, articoli ed anche un fumetto a tema “diritti umani”.
Un’attività realizzata grazie ad Arci Solidarietà ed al contributo della Regione dallo scorso febbraio, talmente coinvolgente che anche le classi seconda B di Scienze Umane e quarta B del Linguistico hanno voluto partecipare, pur non potendo partecipare ai laboratori didattico-partecipativi. Il risultato è impresso sui muri dell’istituto, tappezzati con oltre 200 manifesti che mirano a sfatare i luoghi comuni più diffusi sul conto dei migranti, mentre gli articoli saranno presto disponibili sul sito di Radio Cage. All’iniziativa, coordinata dalla professoressa Cecilia Semplici e dalla tutor di Arci Silvia Trovato, si sono prestate le associazioni Cesdi, comunità di Sant’Egidio, Emergency ed Oxfam, oltre alla stessa Arci Solidarietà, attraverso un confronto ed uno stimolo costante con esperienze concrete e testimonianze raccolte direttamente sul campo. Ospite speciale della giornata è stato Bakary Jobe, richiedente asilo già autore dei testi per lo spettacolo teatrale “Provate ad immaginare”, il cui viaggio della speranza dal Gambia attraverso il deserto ed il Mediterraneo è stato tradotto in disegni dagli studenti. Oltre a Jobe tanti altri ospiti durante i mesi hanno portato ai ragazzi le loro voce, aiutandoli a sviluppare una coscienza ed una prospettiva locale e globale sui fenomeni migratori e le attività del volontariato. Un’operazione che ha richiesto necessariamente dei tempi lunghi, come ha tenuto a precisare il preside Giuseppe De Puri: «Oggi digitiamo tutto con velocità, il che ci espone al rischio di diventare superficiali. Per assimilare i concetti occorre concedere tempo alla riflessione, ed il lavoro manuale che ha prodotto questi elaborati ne è la prova».
Un’attività realizzata grazie ad Arci Solidarietà ed al contributo della Regione dallo scorso febbraio, talmente coinvolgente che anche le classi seconda B di Scienze Umane e quarta B del Linguistico hanno voluto partecipare, pur non potendo partecipare ai laboratori didattico-partecipativi. Il risultato è impresso sui muri dell’istituto, tappezzati con oltre 200 manifesti che mirano a sfatare i luoghi comuni più diffusi sul conto dei migranti, mentre gli articoli saranno presto disponibili sul sito di Radio Cage. All’iniziativa, coordinata dalla professoressa Cecilia Semplici e dalla tutor di Arci Silvia Trovato, si sono prestate le associazioni Cesdi, comunità di Sant’Egidio, Emergency ed Oxfam, oltre alla stessa Arci Solidarietà, attraverso un confronto ed uno stimolo costante con esperienze concrete e testimonianze raccolte direttamente sul campo. Ospite speciale della giornata è stato Bakary Jobe, richiedente asilo già autore dei testi per lo spettacolo teatrale “Provate ad immaginare”, il cui viaggio della speranza dal Gambia attraverso il deserto ed il Mediterraneo è stato tradotto in disegni dagli studenti. Oltre a Jobe tanti altri ospiti durante i mesi hanno portato ai ragazzi le loro voce, aiutandoli a sviluppare una coscienza ed una prospettiva locale e globale sui fenomeni migratori e le attività del volontariato. Un’operazione che ha richiesto necessariamente dei tempi lunghi, come ha tenuto a precisare il preside Giuseppe De Puri: «Oggi digitiamo tutto con velocità, il che ci espone al rischio di diventare superficiali. Per assimilare i concetti occorre concedere tempo alla riflessione, ed il lavoro manuale che ha prodotto questi elaborati ne è la prova».
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