Il Tirreno

Livorno

Frode fiscale e vita di lusso: gli indagati sono 15 - I nomi

di Gianni Tacchi
Frode fiscale e vita di lusso: gli indagati sono 15 - I nomi

Livorno, giro di aziende messe in liquidazione e poi cancellate dal registro: la ricostruzione della Gdf tra prestanome e sequestri

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LIVORNO. Sono 15 gli indagati nell’inchiesta che ha ricostruito la gestione del servizio di facchinaggio e spedizioni della Bartolini, società che è comunque estranea alla vicenda giudiziaria. Secondo le indagini della guardia di finanza, queste attività venivano affidate a cooperative che pagavano sì i dipendenti, ma che ogni anno venivano messe in liquidazione per poi essere cancellate dal registro delle imprese. Per le Fiamme gialle, l’obiettivo era quello di non versare le tasse al Fisco, aggirando anche la normativa fallimentare e garantendo così un alto tenore di vita nonostante redditi dichiarati di circa 15mila euro annui. Un sistema, quello scoperto dai finanzieri del nucleo di polizia tributaria di Livorno che ha permesso - almeno secondo gli inquirenti - di non versare quasi 10 milioni di euro allo Stato.

Al centro dell’inchiesta su questa frode fiscale ci sono il livornese Gianluca Vivaldi, 49enne residente a Rosignano Marittimo, e il cognato Artur Karamuca, albanese di 40 anni che viveva nella villa di Montenero in cui è stato trovato un “tesoro” fatto di supercar, diamanti e orologi Rolex, beni del valore di circa 8,8 milioni di euro che sono stati sequestrati. Entrambi sono stati arrestati con l’accusa di associazione per delinquere, la stessa che ha portato Alessandra Vivaldi (33 anni, livornese e anche lei residente nella villa di via del Pino) ai domiciliari. I tre, insieme a un commercialista di Torre del Greco scomparso nel 2016, avrebbero «commesso un numero indeterminato di delitti in materia fallimentare, tributaria e contro il patrimonio».

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TUTTI GLI ALTRI INDAGATI. A Sean Vivaldi, fratello di Alessandra e gestore del ristorante-discopub Acquarius sul viale Italia, e Fernando Rusconi, argentino del ’69 residente a Rosignano Marittimo, è stata invece applicata la misura cautelare dell’obbligo di firma: entrambi sono accusati di concorso nel reato, ma Sean Vivaldi è indagato anche per appropriazione indebita e partecipazione ai delitti contro il patrimonio. Le stesse tre accuse che gli agenti della guardia di finanza hanno mosso anche nei confronti di Diego Scarparo, 66 anni di Monselice (Padova) e residente a Firenze, e della 35enne bulgara Iva Boyanova Ivanova, che abita a Livorno.

Il concorso è inoltre contestato per Riccardo Vivaldi, nato a Lucca nel ’44 e residente a Livorno, Yauheniya Abraztsova, bielorussa classe 1988 residente a Rosignano Marittimo, Kleant Kacabumi, 32enne albanese residente a Livorno, e Irina Likhikh, 41enne russa che abita a Rosignano Marittimo. Anche Umberto Langella, nato a Torre del Greco nel ’71 e residente a Livorno, è accusato di concorso nel reato per «aver aggravato il dissesto della società “La Corte” astenendosi dal richiedere la dichiarazione di fallimento»: lui e Karamuca erano i soci e legali rappresentanti della srl che gestiva il ristorante “La Corte del Focho” di via dell’Antimonio, che era appunto fallito ed è stato riaperto successivamente da altre persone. Tra gli indagati ci sono anche il livornese Michele Barzagli, 61 anni, e il napoletano Antonio D’Albenzio, 28.

I RETROSCENA. Sarebbero stati soprattutto prestanomi, gli indagati. In sostanza, secondo la guardia di finanza, amministravano le cinque cooperative a cui è stato affidato - nel corso degli ultimi cinque anni - il servizio di facchinaggio e spedizioni della Bartolini: Asgm, Bb Shipper, Fast Time Logisti, New Long Service e The Salt One. «Dietro a tutte queste società - hanno spiegato gli inquirenti - c’erano sempre gli stessi soggetti, cioè la famiglia Vivaldi-Karamuca».
 

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