Il Tirreno

Livorno

Tassa sui rifiuti, avvisi inviati a 11mila morosi

di Juna Goti
Tassa sui rifiuti, avvisi inviati a 11mila morosi

Livorno, sotto la lente di ingrandimento ci sono finiti soprattutto gli omessi versamenti per gli anni 2014 e 2015

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LIVORNO. Mentre nelle cassette della posta dei livornesi stanno arrivando i bollettini per pagare la nuova tassa sui rifiuti, dal Comune arriva la notizia che nei primi tre mesi di quest'anno da Palazzo Civico sono partiti 11.574 atti di accertamento, tra mancati pagamenti della Tari negli anni 2014 e 2015 ed evasori puri.

E arriva anche la conferma che l’amministrazione sta mettendo in piedi un bando per dotarsi di una squadra di avvocati e dare il via alle procedure esecutive contro coloro che, nonostante solleciti e avvisi bonari, risultano ancora debitori. Nel dettaglio, scorrendo gli elenchi fino al 2016, risultano 416 gli evasori totali individuati dagli uffici del Comune. Vale a dire soggetti che non avevano mai denunciato la propria posizione e che quindi risultavano “sconosciuti” e non ricevevano neppure i bollettini.

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Tra questi 416 evasori puri (per un importo complessivo di circa un milione di euro) risultano in maggioranza le utenze non domestiche, come le attività commerciali, individuate incrociando i dati della camera di Camera di Commercio e del Suap.
Tutti gli altri atti di accertamento inviati nei primi tre mesi di quest'anno (più di 11mila) sono riferiti ad omessi versamenti del 2014 e del 2015, per un ammontare di circa 5,2 milioni di euro. In questo caso stiamo parlando sia di famiglie che di utenze non domestiche (imprese, negozi...) che in quegli anni hanno ricevuto i salati bollettini della Tari ma che alla fine – per dimenticanza, per impossibilità, per chiusura dell'attività? – non hanno pagato (o almeno così risulta al Comune).
Entro la fine dell'anno, spiegano dagli uffici del municipio guidati dal dirigente Alessandro Parlanti, per chi non si metterà in regola è prevista l'emissione delle ingiunzioni fiscali. E attenzione: il Comune sta appunto mettendo in piedi un bando per avvalersi di una squadra di avvocati e spingere sulle procedure esecutive.
Funziona così: quando arriva un accertamento tributario dal Comune, il diretto interessato può decidere se saldare subito quanto dovuto o chiedere una rateizzazione (sempre tenendo presente che il rincaro per il mancato pagamento nei tempi giusti è salatissimo, del 30%, mentre per l’omessa denuncia va dal 100 al 200%).

Se il diretto interessato ignora anche l’avviso, riceve l’ingiunzione fiscale. Cosa sta facendo ora il Comune? «Alla fascia del minicredito – spiega Parlanti – attraverso Serpichino, mandiamo anche un ulteriore sollecito bonario, invitando i contribuenti per l’ultima volta a fare la rateizzazione. Serpichino ci ha dato infatti la possibilità di incrociare in modo puntuale una serie di dati (informazioni bancarie, reddituali, immobiliari…) e capire chi abbiamo davanti, chi può pagare, quali sono le fasce su cui è meglio agire». «Se anche questo sollecito – riprende – viene ignorato, il Comune interviene attraverso le esecuzioni». Ovvero? Pignoramento dello stipendio, del conto corrente, dei beni… «Nel 2017 – sottolinea il dirigente – l’amministrazione comunale ha come obiettivo proprio di concentrarsi sulla fase delle procedure esecutive su quei soggetti che nonostante inviti bonari e solleciti non hanno dato risposta». «Sulla base di una decisione di giunta – spiega – stiamo lavorando a un bando per gli avvocati che dovranno supportare il centro unico di riscossione e la stessa avvocatura nelle procedure esecutive. Quindi chi non paga non la farà franca. Pensiamo di partire già quest’anno con alcune centinaia di procedure esecutive».
La speranza – sottolinea da ultimo il dirigente – è che i contribuenti si presentino prima in municipio e rateizzino. “C’è da dire che contestualmente, nell’ottica del Fisco amico – sottolinea – è stata fatta una modifica del regolamento che ha abbassato a 50 euro la soglia minima delle rateizzazioni».
 


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