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Livorno

gli occupanti: andremo davanti al duomo 

Via Corcos, torna la tensione La Caritas accusa il Comune 

Via Corcos, torna la tensione La Caritas accusa il Comune 

LIVORNO. Torna la tensione sul fronte caldo dell’occupazione dell’ex casa delle Suore Paoline in via Corcos. «In assenza di un’evoluzione della situazione, saremo costretti a metterci da parte in...

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LIVORNO. Torna la tensione sul fronte caldo dell’occupazione dell’ex casa delle Suore Paoline in via Corcos. «In assenza di un’evoluzione della situazione, saremo costretti a metterci da parte in modo definitivo e a lasciare che la legge faccia il suo corso». È brusco il tono con cui si conclude la nota che Fondazione Caritas e Diocesi hanno pubblicato ieri sera sul giornale on-line della curia, che se la prende esplicitamente con Palazzo Civico: dopo aver rivendicato il proprio impegno per cercare di risolvere lo spinoso caso, sottolinea che ad esso «non è corrisposta alcuna iniziativa da parte dell’Amministrazione comunale».
E non finisce qui: anche dal versante degli occupanti c’è qualche segnale. Risulta, ad esempio, che oggi un gruppo di esponenti delle famiglie occupanti sarà in piazza Grande, davanti al duomo, per cercare di avere un colloquio con il vescovo. Anche perché da due giorni gli occupanti si sono visti staccare l’elettricità. A ciò si aggiunga che il sindacato Asia Usb, che appoggia l’occupazione di via Corcos, parla dell’intenzione di promuovere un presidio a sostegno delle famiglie. Aggiungendo poi che nelle ultime ore si è interrotta ogni trattativa con la Caritas.
Nel documento ecclesiale invece si ribadisce che la prima telefonata del sindaco al vescovo «aveva fatto ben sperare» ma tutto si è fermato lì: «i tentativi di stabilire un nuovo contatto col primo cittadino portati avanti nel corso della stessa giornata dalla presidente della Caritas – viene ribadito – si sono purtroppo rivelati infruttuosi, così come la chiamata che il centro diocesano di ascolto ha fatto all’ufficio casa del Comune». Di più: lo sconcerto in curia è accresciuto dal fatto che «dal comunicato del sindacato Asia apprendiamo che l’Amministrazione non ha stabilito alcun contatto diretto nemmeno con gli occupanti e questa ci sembra la cosa più preoccupante».
Caritas e Diocesi rimarcano che, quando «è stata diffusa la notizia del distacco», si sono «immediatamente» messe in moto per «avviare le accoglienze almeno di una parte delle famiglie» ora presenti nella casa di via Corcos. Risultato: «nessuno degli occupanti si è presentato al secondo colloquio». Dopo aver ripetuto di nuovo che «la palazzina di via Corcos non rientra tra le proprietà della Diocesi» (con la Caritas che «si è assunta un ruolo di mediazione per senso di partecipazione alle difficoltà delle famiglie» occupanti), la nota del quartier generale della curia ricorda di aver «dato la propria disponibilità a farsi carico di tutti i nuclei, in attesa di una soluzione da parte del Comune». Ma spiega di averlo fatto «volontariamente e per un dovere morale, mentre il Comune deve dare una risposta a quelle famiglie per un dovere oggettivo». Tradotto: «spetta alle istituzioni pubbliche creare le condizioni affinché i diritti che la legge riconosce ai cittadini siano rispettati. I diritti dei cittadini sono i doveri delle istituzioni».
L’attacco a Palazzo Civico è duro: «La Chiesa c’è perché vuole esserci. Il Comune – continua il documento eccleisale – deve esserci, ma attualmente non c’è. Non possiamo consentire che la nostra decisione di offrire un aiuto diventi un boomerang e venga strumentalizzata. La nostra proposta è ancora valida, ma lo spirito di misericordia non può diventare un paravento».
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