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Trovati in mare 15 milioni di euro di cocaina tra la Terrazza e i Pancaldi - I retroscena
Livorno, erano in sette zaini neri e galleggiavano a pochi metri dalla spiaggetta, al largo dell’Accademia recuperati altri diciassette panetti
LIVORNO . Nemmeno il pescatore più intraprendente poteva immaginare, un giorno, di veder galleggiare un tesoro così stupefacente tra i bagni Pancaldi e la Terrazza Mascagni: 130 chili di cocaina purissima nascosti in sette zaini neri legati tra loro e tenuti a galla da due taniche vuote. È questa la parte più corposa di un carico di droga – si parla di un quintale e mezzo per un valore commerciale di quindici milioni di euro – partito quasi certamente dalla Colombia e abbandonato in mare a poche miglia dalla costa livornese nei giorni scorsi prima di essere spinto a riva dalla corrente.
Oltre ai 130 chili recuperati nella mattinata di venerdì 5 maggio dalla Capitaneria e dalla Polmare sulla spiaggetta della Terrazza dopo le segnalazioni di alcuni passanti, i carabinieri del nucleo investigativo con i colleghi della marina militare hanno infatti trovato, poche ore più tardi, altri diciassette panetti a circa un miglio dalla costa, all’altezza dell’Accademia Navale. «Erano in un borsone scuro e su ogni confezione di droga c’era impresso il marchio della Porsche», fanno sapere dal Comando provinciale.
«Livorno – spiega il procuratore capo Ettore Squillace Greco – si conferma come una delle capitali del traffico internazionale di sostanze stupefacenti». Comincia da questa affermazione l’inchiesta dalla Procura condotta dal sostituto procuratore Daniele Rosa per risalire alla rete di trafficanti e corrieri che hanno organizzato la spedizione (andata a fondo) del maxi carico di droga diretto a Livorno. La procura, oltre al sequestro del carico, ha già disposto le analisi chimiche per verificare il grado di purezza della droga. Molte le ipotesi sulle quali stanno lavorando in queste ore gli investigatori per risalire al percorso della droga e dunque ai responsabili.
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«La più plausibile – spiega chi conduce l’inchiesta – è che la droga sia stata abbandonata in mare da una imbarcazione. Si tratta di una tecnica già usata in passato. Solitamente chi usa questo stratagemma – va avanti – utilizza una zavorra alla quale è attaccato un dispositivo Gps per permettere a chi deve recuperare il carico di intercettarlo grazie alla sua posizione». In questo caso e far saltare il piano potrebbe essere stata la mareggiata che si è abbattuta sulla costa livornese nei giorni scorsi. È plausibile che le onde abbiano distrutto il dispositivo e impedito al corriere di individuare la posizione precisa del carico per poterlo recuperare. Il resto lo hanno fatto le correnti che hanno spinto gli zaini galleggianti fino alla costa.
Più difficile pensare che la cocaina sia stata persa da qualche imbarcazione oppure che qualcuno se ne sia sbarazzato, magari per evitare un controllo. Ecco perché l’unica certezza in mano agli investigatori è che in città ci sia un basista collegato a una rete di trafficanti internazionali. Un sistema criminale già visto nei mesi scorsi e smantellato proprio dai carabinieri del nucleo investigativo con decine di arresti e la scoperta di un sistema criminale che partiva dal Sudamarica, passava da Livorno ed era collegato alla ’ndrangheta .
Ora dopo la pesca stupefacente di ieri gli investigatori stanno provando a calare le loro reti.
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