Gioco
Morte di Jacopo, testimoni uno contro l'altro nel faccia a faccia
Livorno, a due mesi dalla scomparsa del diciassettenne ci sono ancora tanti punti interrogativi sulla dinamica dello schianto
LIVORNO . L’unica certezza degli investigatori, a questo punto, è che uno o più testimoni ricordi male – o peggio ancora menta – su quanto visto intorno alle 21 del 3 marzo scorso in via Sicilia, tragico teatro dell’incidente stradale in cui ha perso la vita Jacopo Pieri, diciassette anni da compiere. A due mesi dalla scomparsa del giovane calciatore, è questo quello che emerge all’indomani del faccia a faccia all’americana andato in scena tra i quattro automobilisti che gli agenti della sezione di polizia giudiziaria della Municipale hanno rintracciato e convocato per cercare di ricostruire la dinamica dello scontro. E soprattutto le possibili responsabilità di un terzo veicolo dopo aver indagato per omicidio stradale un automobilista colpevole – secondo l’accusa – di non aver rispettato lo stop di via Bedarida urtando lo scooter sul quale il diciassettenne stava tornando a casa, in direzione del sottopasso di Coteto, dopo gli allenamenti.
In particolare a non convincere gli agenti sono ancora le dichiarazione della “donna bionda”, l’automobilista che per oltre un mese non si è fatta viva nonostante gli appelli, prima di presentarsi al Comando della Municipale smentendo ciò che avevano messo a verbale gli altri tre testimoni. In particolare le (presunte) dichiarazioni della automobilista appena scesa dall’auto raccontando di «aver visto volare il giovane».A scagionare la signora alla guida di una Toyota Aygo, per ora, ci sono i test effettuati sui due treni di gomme della sua vettura comparati con le tracce di pneumatico lasciate sulla maglietta del giovane.
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LE INCONGRUENZE. Purtroppo la frase (non detta) dalla donna non è l’unico particolare a non tornare nelle quattro versioni finite agli atti. Dalle sommarie informazioni, per il momento ancora coperte dal segreto, emergerebbero contraddizioni anche sulle distanze tra un veicolo e l’altro, sulle posizioni lungo la strada e pure sulle chiamate effettuate al centralino del 118 per chiamare i soccorsi.Inoltre la “donna bionda” avrebbe anche ripetuto agli investigatori coordinati dal pubblico ministero Giuseppe Rizzo di ricordare un’altra vettura con due persone a bordo che però nessuno degli altri testimoni ricorda di aver mai visto. Possibile?
L’ULTIMO TESTIMONE. Anche per verificare tutte queste affermazione gli investigatori sono ancora a caccia di un ultimo testimone. Un automobilista che viaggiava a bordo dell’auto alle spalle della “donna bionda”. È lui l’ultimo testimone che ancora manca all’appello per avere il quadro completo delle persone che per prime si sono trovate in via Sicilia la sera del 3 marzo scorso intorno alle 21, pochi istanti dopo il tragico incidente nel quale ha perso la vita Jacopo. Che fine ha fatto l’automobilista? Perché a distanza di 61 giorni dallo schianto non si è ancora presentato alla polizia municipale per raccontare ciò che ha visto?
La speranza degli investigatori è che, come nel caso della “donna bionda”, dopo aver letto il giornale decida di uscire allo scoperto. Anche perché chi sta seguendo l’inchiesta è convinto che ogni piccolo particolare possa essere utile per ricostruire un segmento di questo quadro che appare sempre più ingarbugliato.
Le poche informazione che riguardano questo automobilista parlano di un uomo che viaggiava a bordo di una macchina scura e che probabilmente indossava un cappello.
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