Gioco
In Venezia covo di disperati nel cantiere abbandonato
Livorno, sugli scali delle Ancore spaccio, furti e rifiuti dopo il flop di Edilporto
LIVORNO. Nella Venezia che rinasce, tra ristorantini vecchi e nuovi e palazzi storici ristrutturati, c’è un angolo abbandonato diventato rifugio di disperati e covo di spacciatori e tossici. È l’ex magazzino dei grani, sugli scali delle Ancore, tra il mercato del pesce e l’edificio settecentesco recuperato anni fa dalla Consabit, al cui pian terreno è ospitato il ristorante L’Ancora.
[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.15289443:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.15289443:1652388593/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Lì, lungo i canali a pochi metri dalla Fortezza Vecchia e dal Mastio di Matilde, dove la sera i livornesi possono godersi le luci che si rispecchiano nei fossi e dove i crocieristi durante il giorno ammirano Livorno dai gozzi turistici che fanno il tour via acqua della città, dovevano nascere sei appartamenti con meravigliose terrazze vista canali. Ma da cinque anni il cantiere è chiuso e abbandonato. E nonostante le grate, le transenne, i cartelli che vietano l’accesso, quel palazzo è diventato uno degli angoli incontrollati del centro.
È una delle conseguenze della crisi della Edilporto, un tempo una delle cooperative più forti in città, finita in concordato un anno fa travolta dal flop di Borgo di Magrignano.
Iniziato attorno al 2009, il recupero dell’ex deposito dei grani era partito col piede giusto ma quando i lavori avevano superato il 70 per cento della ristrutturazione si sono fermati e dopo essere ripartiti più volte si sono sempre reinterrotti fino allo stop definitivo.
Nel tempo l’edificio è stato assalito e sventrato: prima i ladri hanno rubato quintali di rame dal tetto, poi si sono portati via gli infissi delle finestre, i tubi, perfino i mattoni. Quando non c’era più niente da portar via l’ex magazzino è diventato rifugio di senza tetto, discarica abusiva e teatro di spaccio, a pochi metri dalla questura e dal comando della guardia di finanza.
Una situazione che i residenti denunciano da anni e che ha visto decine di interventi delle forze dell’ordine (e alcuni anche del 118 per casi di overdose), ma nonostante questo il quadro resta fuori controllo: erbacce, siringhe, reti e materassi, escrementi. E soprattutto un via-vai poco raccomandabile giorno e notte.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: uno degli angoli più belli di Livorno - che da primavera ad autunno si ravviva ulteriormente con tre ristoranti nel giro di cento metri che si ampliano all’aperto - degradato e impoverito.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
