Gioco
Corsini oggi dal sindaco Prove tecniche di tregua
di Mauro Zucchelli
Contatti per uscire dalla battaglia campale fra i due Palazzi del potere locale Dietro il duello sulla nomina, lo scontro fra due visioni della relazione porto-città
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LIVORNO. La quiete dopo la tempesta fra Authority e Comune? Più che quiete, diciamo semmai armistizio o tutt’al più tregia armata. Stamani Stefano Corsini, neo-presidente della nuova Autorità di sistema portuale Livorno-Piombino, dovrebbe salire lo scalone di Palazzo Civico per rinchiudersi nello studio del sindaco e avere un colloquio a tu per tu con Filippo Nogarin. A meno di ventiquattr’ore dalla clamorosa bocciatura con cui Palazzo Rosciano, sede dell’istituzione portuale, ha respinto al mittente la designazione arrivata dall’altro “Palazzo” del potere cittadino: Palazzo Civico.
Corsini ieri mattina era in viaggio per Roma ma ha telefonato a Nogarin. Forse avrebbe potuto chiamarlo prima in nome del bon ton istituzionale ma, in effetti, è nelle mani di ciascun presidente delle nuove Autorità portuali che la riforma mette le chiavi della nomina del comitato di gestione. I nomi che arrivano sono designazioni: l’ha ribadito anche l’Autorità anti-corruzione dell’ex pm Raffaele Cantone che ha accettato di vigilare su inconferibilità e incompatibilità delle nomine anche per le nuove Autorità portuali ma puntualizzando che la verifica del rispetto dei criteri di competenza e professionalità non spetta a lui bensì a ciascun presidente di Authority e al ministero vigilante.
Come che sia, risulta che Corsini e Nogarin si siano dati appuntamento per il faccia a faccia di oggi. Nel frattempo, potrebbe esser destinata a rientrare – almeno per adesso – nel fodero la durlindana sguainata dal sindaco per dare battaglia: non è una leggenda metropolitana il fatto che fosse in gestazione un video-attacco da pubblicare sul blog di Beppe Grillo e sembra destinato a restare momentaneamente nel congelatore anche il ricorso al Tar, compresa magari la richiesta di sospensiva, che il sindaco pare prefigurare ( «impugnerò la decisione nelle sedi opportune»). Non è chiaro, infine, se partirà subito l’interrogazione M5s per portare il caso in Parlamento e chiedere conto al ministero del “doppiopesismo”: altolà al pentastellato Nogarin, ma là dove il Pd è al governo nessuna contestazione è stata mossa invece alle nomine del sindaco Marco Doria all’Authority di Genova-Savona e della presidente della Regione Friuli Debora Serracchiani a quella di Trieste. Nogarin, per scagliarsi contro il Pd, dimentica che è stata accettata, pur fra mille polemiche, anche la nomina di Andrea Cozzolino, sindaco M5s di Civitavecchia.
Basta riavvolgere il nastro degli ultimi 50 giorni per accorgersi che a Livorno, come volevasi dimostrare, le nomine del comitato di gestione si sono trasformate in una patata bollente. Dalla sponda di Palazzo Civico: il sindaco Filippo Nogarin si era auto-nominato a marzo, nonostante che dall’Authority avessero detto chiaro e tondo che, in base alla loro interpretazione del testo della riforma, nel comitato di gestione dovevano essere nominati esperti invece che di politici (interpretazione contestata radicalmente dal Comune a guida M5s). Viceversa, dalla trincera di Palazzo Rosciano: martedì mattina, prima di partire per la capitale, il neo-presidente della nuova Autorità di sistema portuale Stefano Corsini ha platealmente respiunto la designazione del sindaco anziché abbozzare in nome della realpolitik e di quel che era accaduto in altre città.
Detto per inciso, il siluro di Corsini incide anche su quel che accade a Piombino, l’altro ente locale con diritto di nomina: a questo punto, se il sindaco piombinese Pd Massimo Giuliani volesse auto-nominarsi troverebbe la strada già sbarrata. Beninteso, a quanto è dato sapere, non risulta sia questa la sua intenzione.
L’armistizio segna una nuova pagina del rapporto Comune-Authority, spesso tutt’altro che semplice anche in passato: dipende dal fatto che la nascita dell’Authority a metà anni ’90 ha praticamente infilato una nuova istituzione con i poteri di una sorta di “sindaco del porto” all’interno di un equilibrio istituzionale locale che nel frattempo vedeva rafforzare i poteri del sindaco e personalizzarne il ruolo. Adesso, con la riforma avviata, dietro le quinte dello scontro c’è anche qualcos’altro: due differenti visioni del rapporto fra porti e città. Da un lato, la giunta M5s di Nogarin non perde occasione per dire che il porto è della città (e dunque dev’esserci una centralità dei propri rappresentanti elettivi dentro l’Authority); dall’altra, la logica della riforma Delrio punta a ricentralizzare le decisioni per evitare sprechi e doppioni, dopo una stagione di caos in cui ciascun porto andava a caccia di santi in paradiso per far decollare i propri progetti ma senza una visione nazionale d’insieme (e questo inevitabilmente sposta a Roma le decisioni-chiave).
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Corsini ieri mattina era in viaggio per Roma ma ha telefonato a Nogarin. Forse avrebbe potuto chiamarlo prima in nome del bon ton istituzionale ma, in effetti, è nelle mani di ciascun presidente delle nuove Autorità portuali che la riforma mette le chiavi della nomina del comitato di gestione. I nomi che arrivano sono designazioni: l’ha ribadito anche l’Autorità anti-corruzione dell’ex pm Raffaele Cantone che ha accettato di vigilare su inconferibilità e incompatibilità delle nomine anche per le nuove Autorità portuali ma puntualizzando che la verifica del rispetto dei criteri di competenza e professionalità non spetta a lui bensì a ciascun presidente di Authority e al ministero vigilante.
Come che sia, risulta che Corsini e Nogarin si siano dati appuntamento per il faccia a faccia di oggi. Nel frattempo, potrebbe esser destinata a rientrare – almeno per adesso – nel fodero la durlindana sguainata dal sindaco per dare battaglia: non è una leggenda metropolitana il fatto che fosse in gestazione un video-attacco da pubblicare sul blog di Beppe Grillo e sembra destinato a restare momentaneamente nel congelatore anche il ricorso al Tar, compresa magari la richiesta di sospensiva, che il sindaco pare prefigurare ( «impugnerò la decisione nelle sedi opportune»). Non è chiaro, infine, se partirà subito l’interrogazione M5s per portare il caso in Parlamento e chiedere conto al ministero del “doppiopesismo”: altolà al pentastellato Nogarin, ma là dove il Pd è al governo nessuna contestazione è stata mossa invece alle nomine del sindaco Marco Doria all’Authority di Genova-Savona e della presidente della Regione Friuli Debora Serracchiani a quella di Trieste. Nogarin, per scagliarsi contro il Pd, dimentica che è stata accettata, pur fra mille polemiche, anche la nomina di Andrea Cozzolino, sindaco M5s di Civitavecchia.
Basta riavvolgere il nastro degli ultimi 50 giorni per accorgersi che a Livorno, come volevasi dimostrare, le nomine del comitato di gestione si sono trasformate in una patata bollente. Dalla sponda di Palazzo Civico: il sindaco Filippo Nogarin si era auto-nominato a marzo, nonostante che dall’Authority avessero detto chiaro e tondo che, in base alla loro interpretazione del testo della riforma, nel comitato di gestione dovevano essere nominati esperti invece che di politici (interpretazione contestata radicalmente dal Comune a guida M5s). Viceversa, dalla trincera di Palazzo Rosciano: martedì mattina, prima di partire per la capitale, il neo-presidente della nuova Autorità di sistema portuale Stefano Corsini ha platealmente respiunto la designazione del sindaco anziché abbozzare in nome della realpolitik e di quel che era accaduto in altre città.
Detto per inciso, il siluro di Corsini incide anche su quel che accade a Piombino, l’altro ente locale con diritto di nomina: a questo punto, se il sindaco piombinese Pd Massimo Giuliani volesse auto-nominarsi troverebbe la strada già sbarrata. Beninteso, a quanto è dato sapere, non risulta sia questa la sua intenzione.
L’armistizio segna una nuova pagina del rapporto Comune-Authority, spesso tutt’altro che semplice anche in passato: dipende dal fatto che la nascita dell’Authority a metà anni ’90 ha praticamente infilato una nuova istituzione con i poteri di una sorta di “sindaco del porto” all’interno di un equilibrio istituzionale locale che nel frattempo vedeva rafforzare i poteri del sindaco e personalizzarne il ruolo. Adesso, con la riforma avviata, dietro le quinte dello scontro c’è anche qualcos’altro: due differenti visioni del rapporto fra porti e città. Da un lato, la giunta M5s di Nogarin non perde occasione per dire che il porto è della città (e dunque dev’esserci una centralità dei propri rappresentanti elettivi dentro l’Authority); dall’altra, la logica della riforma Delrio punta a ricentralizzare le decisioni per evitare sprechi e doppioni, dopo una stagione di caos in cui ciascun porto andava a caccia di santi in paradiso per far decollare i propri progetti ma senza una visione nazionale d’insieme (e questo inevitabilmente sposta a Roma le decisioni-chiave).
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