Il Tirreno

Livorno

Morte di Jacopo, la "donna bionda" scagionata dai test

di Federico Lazzotti
Morte di Jacopo, la "donna bionda" scagionata dai test

Livorno, le gomme della macchina non sono compatibili con i segni lasciati sul corpo del giovane: i testimoni saranno riascoltati

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LIVORNO. Due treni di gomme passati ai raggi x ma nessun segno di pneumatico compatibile con quello trovato sulla maglietta di Jacopo Pieri durante gli accertamenti tecnici effettuati all’indomani del tragico incidente nel quale il diciassettenne ha perso la vita.
È questo il risultato delle prime verifiche compiute nei giorni scorsi da parte degli agenti del nucleo di polizia giudiziaria della municipale sulle ruote della Toyota Aygo di proprietà della “donna bionda” che per un mese e mezzo ha fatto perdere le proprie tracce, prima di farsi avanti e raccontare la sua versione della notte del 3 marzo scorso quando intorno alle 21 in via Sicilia si è verificato il tragico incidente.

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Un risultato che almeno per il momento scagiona la donna, una livornese di 50 anni, da un possibile coinvolgimento nello schianto. Ma è ovvio che gli accertamenti degli investigatori, coordinati dal pubblico ministero Giuseppe Rizzo, stanno andando avanti senza sosta. Il motivo? L’esito negativo di questi test lascia comunque molti dubbi ancora insoluti.

I DUBBI. La “donna bionda” era davvero a bordo della Toyota Aygo? Domanda lecita questa, visto che nessuno dei testimoni si è mai ricordato il modello della vettura su cui viaggiava l’automobilista. E ancora: possibile che in quarantacinque giorni la signora abbia cambiato il treno di gomme che montava la sera dello schianto?
Anche perché la ricostruzione dell’incidente che gli inquirenti reputano più attendibile, è che si sia trattato di una tragica carambola che ha riguardato tre mezzi: lo scooter di Jacopo, la Ford Focus condotta dal trentenne livornese ora indagato per omicidio stradale aggravato dalla fuga, e una terza vettura che si sarebbe trovata il diciassettenne davanti dopo che quest’ultimo è stato toccato e sbilanciato verso la carreggiata opposta dall’auto che non ha rispettato lo stop di via Bedarida. Dunque, se il diciassettenne non è stato travolto dalla Toyota Aygo chi lo ha investito?

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I TESTIMONI. È per rispondere a questa domanda, basilare per ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente, che gli investigatori hanno deciso di riascoltare tutti i testimoni per verificare l’attendibilità di ogni versione. Al centro degli accertamenti che saranno eseguiti la settimana prossima i racconti messi a verbale da due testimoni che seguivano in auto la “donna bionda”. Entrambi, infatti, raccontato di aver visto la signora ferma con l’auto in un punto preciso e di averla sentita mentre spiegava che il ragazzo «aveva fatto tutto da solo» e che lei «se lo era trovata davanti». Un racconto negato dalla diretta interessata che al contrario ha spiegato di non aver visto niente, se non un’altra vettura con a bordo due persone. Chi mente e chi dice la verità?


Adesso gli investigatori si augurano che un aiuto in questo senso possa arrivare da un quarto testimone, l’ultimo che manca all’appello dentro a questa storia che più passa il tempo e più si caratterizza per la scarsa collaborazione da parte dei cittadini per arrivare alla verità.
Come per la “donna bionda”, infatti, anche in questo caso l’uomo, che è stato visto da più persone sul luogo dello schianto, ha fatto perdere le proprie tracce prima dell’arrivo della polizia municipale senza poi farsi mai più avanti.

 

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