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Grandi Molini, firmato l’accordo ma i lavoratori si sacrificano
Livorno, si passa da 30 a 17 licenziamenti, con una buonuscita di 24mila euro e 13 contratti di solidarietà I sindacati volevano la cassa. Rossi: «Passo importante». Nogarin: «Resta amarezza». Parola al tribunale
LIVORNO. Alla fine, dopo nove ore di trattative, l’accordo tra sindacati, azienda e istituzioni è stato firmato. Ed è stato firmato dopo che gli stessi lavoratori di Grandi Molini si sono riuniti in assemblea e hanno votato (non all’unanimità ma comunque a maggioranza). La sostanza è questa: i licenziamenti scendono da 30 a 17 (su un totale di 45 lavoratori), di cui 9 alla Grandi Molini e 8 alla Promolog. Per i lavoratori che accetteranno la risoluzione del rapporto di lavoro è prevista una buonuscita di 24 mila euro lordi (all’inizio ne erano stati proposti addirittura 3mila, poi 15mila), con l’impegno dell’azienda di riassumerli nei prossimi due anni se ne dovesse avere la necessità. Per gli altri 13 scatteranno invece i contratti di solidarietà. Tutto è vincolato all’ok del tribunale, nell’ambito della procedura di concordato: fino a quando non arriverà quell’ok non partiranno le lettere di licenziamento.
Non è una vittoria, perché sul piatto restano sacrifici e licenziamenti, anziché l’attivazione della cassa integrazione prevista per l’area di crisi complessa, come avevano chiesto con forza i sindacati. Ma è una limitazione dei danni - se così si può dire - rispetto al buio iniziale. L’accordo di venerdì 18 aprile è stato raggiunto negli uffici del palazzo della Gherardesca: presenti Gianfranco Simoncini (per la Regione), l’assessora Francesca Martini (per il Comune), Rsu e sindacati, Confindustria, rappresentanti di Gmi e Promolog. Simoncini ha fatto sapere anche che l’azienda ha scritto al governatore della Toscana, Enrico Rossi, e al sindaco Filippo Nogarin dicendosi disposta ad aprire un confronto sul futuro dello stabilimento di Livorno.
«Il lavoratori – ripete – hanno fatto un sacrificio importante, ne va dato atto. Se l’azienda avesse manifestato l’impegno delle ultime ore nelle settimane passate forse avremmo evitato un po’ di tensioni. Ora incontrerà Comune, Regione e Autorità portuale per parlare delle prospettive aziendali, perché vogliamo che questo sacrificio che i lavoratori hanno deciso di accettare dia delle prospettive». «L'accordo raggiunto oggi – è stato il commento del presidente Rossi – è un passaggio importante, anche se è stato raggiunto grazie al consapevole sacrificio dei lavoratori, che hanno approvato l'intesa in assemblea. Ora sta anche alla Regione e alle istituzioni vigilare perché venga rispettata e possa servire a creare condizioni per dare una nuova prospettiva produttiva all'azienda e certezze per il futuro ai lavoratori».
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Anche Martini ha parlato di «grande senso di responsabilità dei lavoratori» che «stanno provando a credere nell'idea della Gmi nonostante siano proprio loro i più sacrificati». «Il contenuto dell'accordo – scrive – rimane comunque deludente». Parole riprese dal sindaco Nogarin: «L'azienda non ha fatto concessioni significative e le poche ottenute dovranno passare il vaglio del commissario giudiziale. Rimane insomma una grande amarezza».
«Sul tavolo – interviene Michele Rossi (Flai Cgil) – ci sono sempre 17 licenziamenti per questa città, per questo territorio, che in questo momento non può permetterseli. Ma non avevamo soluzioni diverse. Abbiamo chiesto per 75 giorni la cassa integrazione e ci è sempre stata negata. Oggi usciamo con un accordo buono, ma restano questi 17 licenziamenti, sperando nel tavolo che si aprirà con le istituzioni sulla rivisitazione del sito e il futuro dell’azienda».
«Tenendo conto della ostinazione di Gmi nel non volere attivare la cassa integrazione – ripetono anche dalla Cisl – si è convenuto di accettare la proposta di una buonuscita di 24mila euro lordi». «In questo modo – dice Massimiliano Gori (Fai-Cisl) – si è cercato di ridurre il disagio dei lavoratori, anche se non si può certamente parlare di vittoria né per i lavoratori né tantomeno per il territorio». «La procedura era aperta per 30 licenziamenti su un organico di 45 – ricorda Francesco Ceccanti (Uila - Uil), anche lui critico per la mancata attivazione da parte dell’azienda della cassa integrazione possibile proprio per l’area di crisi complessa di Livorno – nel sacrificio siamo comunque riusciti a limitare il danno».
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