Gioco
Muore a 18 anni folgorato sul treno
di Gianni Tacchi
Rientrava in albergo con un amico, ha attraversato i binari ed è salito su un locomotore: ucciso dall’alta tensione
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LIVORNO. Era arrivato da pochi giorni da Roma per uno stage nella cucina di un albergo, con un compagno di classe e con la voglia sia di imparare che divertirsi. E infatti, dopo una giornata di lavoro tra i fornelli e le camere del Max Hotel, insieme erano andati a fare un giro tra i locali della Venezia. Poi, per tornare a Porta a terra e fare meno strada, avevano deciso di attraversare i binari della stazione centrale. Ed è lì che i sogni del 18enne Giordano Cerro, romano, si sono spenti nella notte tra lunedì e ieri. È rimasto folgorato dopo aver toccato, o forse solo sfiorato, un cavo dell’alta tensione, uno di quei fili che corrono sopra i treni e che hanno un potenziale elettrico di 3.000 volt in corrente continua. Sì, 3.000 volt. Ecco perché il ragazzo è morto praticamente sul colpo, senza dare la possibilità all’amico di aiutarlo e ai soccorritori della Misericordia di provare a salvarlo.
Cerro ha toccato quel cavo dopo esser salito su un locomotore fermo, utilizzato ogni giorno dai ferrovieri di Livorno per spostare e muovere i treni sui binari. I due ragazzi l’hanno visto mentre stavano tagliando la stazione, sono rimasti incuriositi da quella sorta di vagone verde e giallo, si sono fermati e Giordano ha deciso di montare sul tetto. L’amico, che non ha ancora compiuto 18 anni, è rimasto invece giù e a un certo punto ha sentito un tonfo fortissimo. Il gioco si era trasformato in tragedia. «Mi sono spaventato, sono salito anch’io e l’ho visto privo di sensi», ha raccontato ai carabinieri dopo aver lanciato l’allarme e chiamato i soccorsi. Quel tonfo era infatti la caduta dopo la folgorazione, la scossa elettrica che purtroppo ha ucciso Cerro.
Il cuore del ragazzo, classe 1999 e maggiorenne dallo scorso 29 marzo, ha smesso di battere intorno alle 1,30 di ieri, una notte in assaporava la vita e invece ha incontrato la morte. Giordano e il suo amico avevano deciso di passare la serata nei locali della Venezia, subito dopo aver lavorato al Max Hotel di Porta a Terra, dove stavano facendo uno stage di formazione da circa una settimana. Erano stati mandati a Livorno dall’istituto alberghiero Pellegrino Artusi di Roma, la loro scuola. Un tirocinio di 2-3 settimane, una sorta di vacanza-studio, un viaggio per imparare, crescere e anche divertirsi. Ma tutto è stato spezzato dalla ragazzata di una notte, dall’incoscienza di chi ha la spensieratezza tipica dei 18 anni.
Sul posto sono intervenuti i volontari della Misericordia con un’ambulanza e il medico, ma per il ragazzo non c’era più niente da fare. «Siamo stati lì per due ore senza poter far niente - raccontano i soccorritori dalla sede di via Verdi - d’altronde dovevamo aspettare che i tecnici della rete ferroviaria staccassero la corrente elettrica dalla stazione di Pisa, in modo tale da non correre alcun rischio. Giordano è morto sul colpo, appena ha toccato quel cavo dell’alta tensione. Una tragedia assurda, davvero da non credere». Tutte le operazioni, dalla constatazione del decesso ai rilievi, sono quindi iniziate alle 3,30 e sono andate avanti fino alle 6,30. Presenti anche i vigili del fuoco, il personale di supporto del 118, i carabinieri, gli agenti della polizia di Stato e il medico legale, che ha effettuato un primo esame esterno della salma.
Una tragedia che lascia veramente senza parole, perché non si può morire in questo modo a 18 anni. E tutti, pensando a come Giordano Cerro ha perso la vita, si sono fatti le stesse domande. Perché si è arrampicato su quel maledetto locomotore? Come ha fatto a non accorgersi di quei cavi? E soprattutto, cosa voleva fare lì sopra? Domande a cui si può rispondere leggendo la carta d’identità, pensando alla leggerezza di quell’età oppure riflettendo su ciò che passa in testa a 18 anni. Quel locomotore l’aveva incuriosito. Forse voleva farsi un selfie, forse voleva guardare la stazione da lassù, forse voleva solo sentirsi più grande. Fatto sta che quel cavo da 3.000 volt ha travolto il suo sogno di diventare chef, il suo sorriso e tutto il suo mondo. E gli occhi lucidi dell’amico, ieri mattina paralizzato nella hall dell’albergo, sono gli occhi di chi ha visto una tragedia in un gioco.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Cerro ha toccato quel cavo dopo esser salito su un locomotore fermo, utilizzato ogni giorno dai ferrovieri di Livorno per spostare e muovere i treni sui binari. I due ragazzi l’hanno visto mentre stavano tagliando la stazione, sono rimasti incuriositi da quella sorta di vagone verde e giallo, si sono fermati e Giordano ha deciso di montare sul tetto. L’amico, che non ha ancora compiuto 18 anni, è rimasto invece giù e a un certo punto ha sentito un tonfo fortissimo. Il gioco si era trasformato in tragedia. «Mi sono spaventato, sono salito anch’io e l’ho visto privo di sensi», ha raccontato ai carabinieri dopo aver lanciato l’allarme e chiamato i soccorsi. Quel tonfo era infatti la caduta dopo la folgorazione, la scossa elettrica che purtroppo ha ucciso Cerro.
Il cuore del ragazzo, classe 1999 e maggiorenne dallo scorso 29 marzo, ha smesso di battere intorno alle 1,30 di ieri, una notte in assaporava la vita e invece ha incontrato la morte. Giordano e il suo amico avevano deciso di passare la serata nei locali della Venezia, subito dopo aver lavorato al Max Hotel di Porta a Terra, dove stavano facendo uno stage di formazione da circa una settimana. Erano stati mandati a Livorno dall’istituto alberghiero Pellegrino Artusi di Roma, la loro scuola. Un tirocinio di 2-3 settimane, una sorta di vacanza-studio, un viaggio per imparare, crescere e anche divertirsi. Ma tutto è stato spezzato dalla ragazzata di una notte, dall’incoscienza di chi ha la spensieratezza tipica dei 18 anni.
Sul posto sono intervenuti i volontari della Misericordia con un’ambulanza e il medico, ma per il ragazzo non c’era più niente da fare. «Siamo stati lì per due ore senza poter far niente - raccontano i soccorritori dalla sede di via Verdi - d’altronde dovevamo aspettare che i tecnici della rete ferroviaria staccassero la corrente elettrica dalla stazione di Pisa, in modo tale da non correre alcun rischio. Giordano è morto sul colpo, appena ha toccato quel cavo dell’alta tensione. Una tragedia assurda, davvero da non credere». Tutte le operazioni, dalla constatazione del decesso ai rilievi, sono quindi iniziate alle 3,30 e sono andate avanti fino alle 6,30. Presenti anche i vigili del fuoco, il personale di supporto del 118, i carabinieri, gli agenti della polizia di Stato e il medico legale, che ha effettuato un primo esame esterno della salma.
Una tragedia che lascia veramente senza parole, perché non si può morire in questo modo a 18 anni. E tutti, pensando a come Giordano Cerro ha perso la vita, si sono fatti le stesse domande. Perché si è arrampicato su quel maledetto locomotore? Come ha fatto a non accorgersi di quei cavi? E soprattutto, cosa voleva fare lì sopra? Domande a cui si può rispondere leggendo la carta d’identità, pensando alla leggerezza di quell’età oppure riflettendo su ciò che passa in testa a 18 anni. Quel locomotore l’aveva incuriosito. Forse voleva farsi un selfie, forse voleva guardare la stazione da lassù, forse voleva solo sentirsi più grande. Fatto sta che quel cavo da 3.000 volt ha travolto il suo sogno di diventare chef, il suo sorriso e tutto il suo mondo. E gli occhi lucidi dell’amico, ieri mattina paralizzato nella hall dell’albergo, sono gli occhi di chi ha visto una tragedia in un gioco.
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