Il Tirreno

Livorno

L'adolescenza non conosce la morte - Il commento

Federico Lazzotti
L'adolescenza non conosce la morte - Il commento

Livorno, andare al limite senza pensare alle conseguenze è capitato anche al plotoncino di moralisti che oggi, nei commenti sui social alla tragedia alla stazione criticano i genitori della vittima o sostengono che il diciottenne se la sia andata a cercare 

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[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.15253422:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2017/04/26/news/morto-folgorato-a-18-anni-il-racconto-dell-amico-e-salito-sul-locomotore-poi-ho-sentito-un-tonfo-1.15253422]] LIVORNO. Muri e fortezze da scalare e mostri d’acciaio da domare. Ma anche terrazze da saltare per beffare il vuoto e selfie estremi da inviare all’amico. E il pericolo? Non esiste. E la morte? Roba da vecchi che hanno vissuto già abbastanza. Perché per un adolescente la vita somiglia più a un videogioco, dove se la partita finisce basta premere un tasto per ripartire dall’inizio senza nemmeno inserire un altro gettone. E invece, purtroppo, non è così.

Il rischio esiste, è alto, assoluto, ed è nascosto dentro l’età stessa che vivono i ragazzi: è il tempo dell’incoscienza a ingannare, dove si va sempre veloce e non si guarda indietro, dove i limiti non esistono, esistono solo le eccezioni; dove l’ignoto è una sirena troppo affascinante per non mettersi ad ascoltarla, per poi cullarla e provare perfino a toccarla e sconfiggerla.

Lo abbiamo sperimentato tutti, nessuno escluso. Forse a livelli diversi, perché ci sono ragazzini più o meno esuberanti, è vero. Ma di sfidare in modo inconsapevole il limite senza pensare alle conseguenze è capitato anche al plotoncino – piccolo per fortuna – di moralisti che oggi, nei commenti sui social alla tragedia dell’altra notte alla stazione di Livorno, crocifiggono i genitori di Giordano perché avrebbero dovuto educarlo meglio e vigilare di più il loro figlio. Oppure quelli che sostengono che se la sia andata addirittura a cercare, la morte.

Una sciagura, per tutti, scordarsi oggi di come eravamo ieri: le sassate lanciate all’amico di turno, i burroni percorsi in bicicletta a tutta velocità, le sfide in motorino senza casco, i rientri all’alba dopo aver bevuto – poco, tanto, non importa – comunque abbastanza per scivolare, cadere e rischiare di non rialzarsi più. Non si deve mettere il naso dove è vietato – ripetono i genitori – ma l’abbiamo fatto tutti. Gli ultimi due episodi avvenuti a Livorno raccontano proprio di quella sottile linea che separa la tragedia dal lieto fine, che spesso coincide con la consapevolezza del limite.

Il ragazzino di quasi 14 anni che giovedì è precipitato della Fortezza Nuova mentre cercava di scavalcare il muro di cinta probabilmente non lo farà più, ha toccato con mano il rischio che sta dietro l’ignoto.
A Giordano che voleva cavalcare la locomotiva questa seconda opportunità non è stata concessa. Se n’è andato nell’ultima notte da adolescente, mentre da una settimana viveva da adulto: stagista nella cucina dell’hotel indossando la divisa da cuoco. Non abbastanza, purtroppo, per rendersi conto che la morte esiste, e si può nascondere anche dietro ad un gioco banale.

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