Gioco
Ecco l’orgoglio labronico davanti alle telecamere
Livorno raccontata da due trasmissioni della Rai, FuoriRoma e Mare Nostrum: croce e delizia tra luoghi meravigliosi e la paura del futuro sempre più nuvoloso
LIVORNO. Livorno bella e decaduta, orgogliosa e spaventata, città delle beffe e dei tramonti, di Modigliani e della crisi che morde cattiva, dell’Accademia Navale e dei comunisti, del cacciucco e della sorpresa a 5 stelle.
La tv l’ha scoperta da tempo e anche se cambiano approccio, tesi e format, che si parli di politica o di libeccio, di pesce o di politica, alla fine la ex “piccola capitale del Mediterraneo” si affaccia sugli schermi d’Italia e del mondo sempre più spesso. Lunedì sera addirittura protagonista di due diversi programmi, “Mare Nostrum” su Rai Storia e “Fuori Roma” su Raitre. Uno dietro l’altro, prima la storia gloriosa di ieri, poi la storia inquieta di oggi. Con i suoi geniacci.
Un bis per molti personaggi come Mario Cardinali signore del Vernacoliere o lo scrittore Simone Lenzi, già intervistati a dicembre in una puntata di “Provincia capitale” sempre su Raitre mentre è già la seconda volta che tra fornelli livornesi approda lo chef Antonino Cannavacciuolo con le sue cucine da incubo. E se dai Fossi è passata anche la 5 France per girare la parte “livornese” di un film-documentario sulla vita di Amedeo Modigliani, in questi giorni arriverà una troupe dal Giappone per la tappa di un grand tour continente dopo continente e pare che anche in questo caso ci sia Modì al centro del loro interesse. Da Boston invece arriveranno presto altre telecamere e altri registi: a loro pare interessi soprattutto il nostro mare.
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Viaggi molto diversi tra le pieghe del bipolare orgoglio labronico, sempre in bilico tra autoreferenzialità e rassegnazione, complesso di superiorità e di inferiorità che fanno a cazzotti quando si tratta di rapportarsi al resto del mondo. Ma comunque viaggi di parole e di sguardi che proiettano oltre i nostri confini, appunto nel resto del mondo, oltre Stagno, il Romito e la Gorgona, quegli scenari e quei sapori, quegli odori e quei suoni, che rendono Livorno unica.
Con Concita De Gregorio che la racconta nel suo “Fuori Roma” — un ciclo di reportage dedicato appunto alle città che alla periferia dell’impero non godono di perenne luce dei riflettori — si passa dalle Terme del Corallo al moletto di Antignano, dalla Terrazza Mascagni al porto. De Gregorio, che è livornese, dà un taglio prevalentemente politico alla sua incursione in città. E microfona oltre a Mario Cardinali e a Simone Lenzi (che riprende i concetti della sua acutissima analisi “Sul lungomai di Livorno” e parla di condanna all’immobilità e di città incattivita) anche altre autorevoli voci labroniche.
Come quella della giornalista Eva Giovannini, quella del regista Paolo Virzì, quella del sindaco Filippo Nogarin e quella di Andrea Raspanti ex candidato sindaco per il giovanissimo gruppo di sinistra Buongiorno Livorno dal quale si è poi staccato. E certo, rispetto al racconto delle ricchezze e della potenza dei tempi andati ascoltato su Rai Storia tra una visita al mercato centrale e una all’Accademia Navale, il quadro non brilla per prospettive. Ma a brillare comunque sono i luoghi e i talenti, forse sprecati, forse no. Luoghi e colori, croce e delizia dei livornesi, che di queste bellezze vanno tanto fieri da dimenticare a volte il lavoro che non c’è e il futuro nuvoloso.
E così come accade quando uno scorcio della città spunta in uno dei tanti film che sono stati girati qui (tra i più recenti “Romanzo Famigliare” della Archibugi che andrà in onda sulla Rai un autunno) vedersi in tv fa sentire a casa e al centro del mondo. Un calcio alla sindrome della provincia, una rivincita. Perché poi, raccontando Livorno, anche la Livorno del casino politico e dell’Aamps, dell’ospedale che non s’ha da fare e degli immigrati, alla fine prevale il genio, prevale l’arte, prevale appunto il racconto. Concita De Gregorio, pur alla ricerca di risposte politiche (dal sindaco, dall’assessora Ina Dhimgjini, dall’ex candidato sindaco del pd Marco Ruggeri, dall’ex presidente della Provincia Claudio Frontera, dal pugile comunista Lenny Bottai, dallo stesso Paolo Virzì che della città parla con affetto ma anche con competente amarezza) alla fine non rinuncia a costruire una sorta di film-verità. Con inquadrature che tessera dopo tessera compongono l’affresco e con gli artisti. Il celebre compositore e non solo Federico Maria Sardelli, Bobo Rondelli che canta, il pittore Maurizio Biagini, il disegnatore Daniele Caluri. E David Fedi, in arte Zeb che chissà dove è finito. Un’ora di croce e delizia. Un’altra ora tutta per noi. Per sentirci un po’ ganzi e farci coraggio. Il mare per ora non ce lo toglie nessuno, l’ha detto anche la televisione.
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