Il Tirreno

Livorno

senza casa

Occupazione di via Corcos, Diocesi e Caritas offrono una soluzione temporanea alle famiglie

di Juna Goti
Occupazione di via Corcos, Diocesi e Caritas offrono una soluzione temporanea alle famiglie

Livorno, si chiede che la palazzina venga liberata e le istituzioni facciano la loro parte. I numeri degli aiuti nel 2016

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LIVORNO. «La Chiesa livornese si prende un impegno chiaro: se il Comune sarà capace di stabilire tempi certi per la sistemazione delle famiglie e se queste libereranno la palazzina, noi ci faremo carico di offrire una soluzione temporanea, di provvedere ai loro bisogni e di accompagnarle nel tempo che dovranno aspettare prima di vedersi riconosciuto il loro diritto a una casa dignitosa».

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E ancora: «La fondazione Caritas è pronta a dar seguito alla cordialità dimostrata avviando fin da adesso un percorso di ascolto con i nuclei che si trovano in via Corcos e impegnandosi fattivamente per trovare nell’immediato una soluzione alternativa all’occupazione». Si chiude con queste parole, con una mano tesa verso le famiglie ma anche con una chiamata all’impegno diretto del Comune, la lunga nota che ieri mattina curia e Caritas hanno affidato al giornale online della diocesi.


La sostanza è questa: la Chiesa livornese è disponibile a trovare una soluzione temporanea per le otto famiglie che nei giorni scorsi hanno occupato la palazzina di via Corcos (non è di proprietà della diocesi ma delle suore paoline). Ma in sostanza chiede al Comune di mettere sul piatto una data certa. E ribadisce che la strada deve essere quella della legalità e che la struttura deve essere liberata. Così come sollecitato dalla proprietà – l’istituto pia società Figlie di San Paolo – che ieri ha scritto a Comune, Regione e vescovo prospettando lo sgombero della palazzina, «in trattative per la vendita».


«Venerdì – si legge sul giornale online della curia – diocesi e Caritas si sono fatte promotrici di un incontro tra i rappresentanti delle famiglie e le Pie Figlie di San Paolo. Il confronto si è svolto in un clima cordiale e costruttivo. La proprietà ha informato le famiglie che era già da tempo stato disposto il distacco delle utenze e che, a propria tutela, ha proceduto a denunciare l’occupazione, ma che non c’è alcuna intenzione, di fronte a un atteggiamento collaborativo, di procedere per la via penale». La Caritas, a nome della diocesi, «ha ricordato come la questione sia ricaduta sulla Chiesa, ma riguardi primariamente le istituzioni pubbliche, che sono tenute a dare risposte chiare e tempestive alle persone in difficoltà» e ha espresso la «propria vicinanza alle famiglie e rinnovato la disponibilità a offrire loro aiuto e un sostegno concreto in presenza di un atteggiamo distensivo e di una contemporanea mobilitazione di Comune e prefettura».


La chiamata alle istituzioni è chiarissima («chiediamo però che si metta in moto un percorso che chiami in causa il senso di responsabilità di tutti e per prime delle istituzioni, perché è bene ricordare che la disperazione di queste famiglie riguarda innanzitutto loro»).
Così come la volontà di mettere qualche puntino sulle ì: «Il dovere avvertito dalla Chiesa verso i deboli e i poveri non deriva da un vincolo normativo a cui essa può essere richiamata dall’esterno», «è un dovere morale che la Chiesa ha liberamente assunto su di sé, parte di una missione più ampia di testimonianza dell’amore di Dio». «In questo spirito – viene rivendicato – nel solo 2016 la fondazione Caritas Livorno ha offerto accoglienza a 36 famiglie e un totale di 236 persone, ben l’80% in più rispetto al 2015». Di queste 236 persone, «73 (tra le quali 35 bambini) sono state accolte facendo fronte a situazioni di emergenza». I dati raccontano che «il Centro per la Famiglia ha seguito per tutto il corso dell’anno 307 nuclei in difficoltà e 640 minori, offrendo varie forme di sostegno per evitare nuove emergenze: dal pagamento di canoni e utenze alla fornitura di abbigliamento, pacchi alimentari distribuiti tramite la rete della parrocchie». «Negli ultimi tre anni – si legge –, solo per interventi di sostegno all’abitare (canoni e utenze, ma anche pagamento di alberghi per far fronte alle emergenze più forti), il Fondo di Solidarietà ha erogato contributi per oltre 60mila euro». E «questa è solo la punta del lavoro di ascolto, orientamento, accompagnamento e formazione che gli operatori e i volontari portano avanti umilmente 365 giorni all’anno».

 

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