Sicurezza
Gabriele figlio nostro
Figli nostri. Generosi, istruiti, cittadini del mondo. Vaccinati contro l’indifferenza e il cinismo propalati da noi adulti. Ci sorprendono e ci inorgogliscono. L'editoriale del direttore de Il Tirreno, Luigi Vicinanza
Figli nostri. Generosi, istruiti, cittadini del mondo. Vaccinati contro l’indifferenza e il cinismo propalati da noi adulti. Ci sorprendono e ci inorgogliscono. A volte ci fanno tremare per la loro determinazione. Come Gabriele Del Grande, dal 9 aprile trattenuto in Turchia senza un valido motivo, illegalmente. La famiglia vive giorni di trepidazione in attesa dell’esito della sottile trattativa diplomatica tra il nostro governo e quello turco.
I soliti benpensanti hanno la risposta pronta: “ma chi glielo ha fatto fare” mormorano malmostosi. Già, curarsi gli affari propri, la comoda ricetta degli indifferenti. Non c’è indifferenza invece nell’impegno di Del Grande, autore, documentarista, scrittore. E’ andato in Turchia, in quella terra incognita che è il confine con la Siria, per vedere, ascoltare, documentarsi. A poco più di tre ore di aereo da casa nostra c’è un buco nero che sta inghiottendo la civiltà mediterranea. Le immagini ci rimbalzano sfocate dai tg serali, dalle pagine dei giornali, dai siti web. Alimentano le nostre paure, prima ancora che la nostra capacità di comprendere fenomeni complessi. Ecco Gabriele vuole capire e far capire. E’ una colpa?
C’è un nuovo internazionalismo che anima tanti figli nostri. Alcuni volti ci hanno segnato nel dolore. Ma insegnato scelte di vita. Come Giulio Regeni, il sociologo friulano assassinato per ordine del regime al potere in Egitto, stava indagando sulle organizzazioni di opposizione al Cairo. O Valeria Solesin, veneziana, sostenitrice dell’integrazione multiculturale, morta nella strage jihadista del Bataclan a Parigi. E ancora Fabrizia Di Lorenzo, l’abruzzese specializzata in logistica, travolta in un mercatino di Natale a Berlino da un terrorista islamico.
Gabriele Del Grande per fortuna è salvo, sappiamo dov’è e gode di un minimo di assistenza legale. Ogni giorno della sua detenzione è un’offesa alla nostra cultura e alla nostra civiltà. Portiamolo a casa presto: #freeGabriele.
@VicinanzaL.
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