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Ha sfregiato l'ex moglie: «Se esce dal carcere proverà a ucciderla»
Nuova ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Aymen Gasmi accusato di tentato omicidio e stalking: l'uomo ha sfregiato con una bottiglia l'ex coniuge
LIVORNO. Aymen Gasmi, il tunisino di 28 che all’alba del 2 aprile scorso ha aggredito, picchiato e poi sfregiato con il collo di una bottiglia Giada Norfini accecato dalla gelosia, deve restare in carcere. Perché nel caso venisse liberato è pressoché certo che tornerebbe immediatamente a minacciare e molestare, fino a tentare di uccidere, l’ex moglie. Lo dice chiaramente il giudice per le indagini Ottavio Mosti nell’ordinanza con cui ha disposto il carcere nei confronti del ventottenne, detenuto da venti giorni a Genova dopo essere stato fermato dalla polizia alla stazione di Porta Principe mentre cercava di scappare, molto probabilmente all’estero.
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LE ACCUSE. Il gip – dopo la richiesta del pubblico ministero Fiorenza Marrara – ha confermato nei confronti dell’uomo l’accusa di tentato omicidio ipotizzata all’indomani dell’aggressione. Il percorso logico del giudice è semplice: è vero che le lesioni subite dalla donna – scrive – non l’hanno messa in pericolo di vita (ha comunque avuto una prognosi di sessanta giorni); ma è altrettanto evidente che i fendenti fossero indirizzati verso parti del corpo vitali, come la gola e il petto. Inoltre l’ex marito durante l’aggressione non ha avuto nessuna remora nei confronti della donna, tanto da non ascoltare le richieste di pietà della vittima mentre cercava di fermare la sua furia. Non per niente solo l’arrivo dei genitori della donna l’hanno salvata.
Oltre al tentato omicidio, ora c’è anche un’altra accusa dalla quale Gasmi dovrà difendersi. Si tratta di quella di stalking, frutto delle denunce presentata dalla ex moglie negli ultimi quattordici mesi e che adesso sono state raggruppate all’interno di un unico fascicolo.
Quello che emerge dagli atti è un film dell’orrore vissuto dalla donna, fatto di pedinamenti, agguati, minacce, botte e frasi che gelano cuore e anima. «Ti giuro che ti ammazzo», «Ti toglierò tutte le cose belle della tua vita», «Tu non vedrai più tuo figlio», «Ti dò fuoco alla macchina», «Mi vuoi far arrestare, io ti faccio morire».
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LA PRIMA AGGRESSIONE. Il primo episodio di violenza nei confronti della ventottenne risale al 28 gennaio del 2016 quando «per futili motivi» l’allora marito ha iniziato a colpire alla testa e al viso la donna procurandole «un trauma cranico non commotivo».
È all’indomani di questa violenza gratuita che la donna ha trovato il coraggio di fare i bagagli, avviare le pratiche per la separazione – arrivata formalmente nell’ottobre successivo – e tornare a vivere assieme a l figlio a casa dei genitori, nella zona della Rosa.
GLI INTERROGATORI. Secondo l’accusa, è stata proprio la gelosia a innescare nell’uomo atteggiamenti persecutori. Come quella volta in ospedale, siamo nell’aprile dello scorso anno, quando il ventottenne ha sorpreso la moglie con un uomo in ospedale e ha cercato di soffocarla davanti al figlio. Oppure tutte le altre occasioni in cui Gasmi si sarebbe appostato sotto casa dei suoceri per aspettare il rientro della ex per interrogarla su che cosa avesse fatto e chi avesse incontrato. Agli atti, inoltre, sono finiti anche i messaggi inviati dall’uomo sul cellulare nei quali accusava la ex di infedeltà e minacciandola con frasi tipo: «Te la faccio pagare...vedi cosa ti succede».
Fino alla notte del 2 aprile scorso quando l’ha aspettata all’alba prima di aggredirla. Le conseguenze di quella stanno lentamente scomparendo dal volto di Giada ma sono cristallizzate nel referto dell’ospedale: «Ferite multiple della faccia e della testa, una ferita profonda con esposizione ossea a livello della narice sinistra, fratture multiple al setto nasale, ferite multiple alle mani, dubbia infrazione alla parete laterale sinistra dell’orecchio, ferita al ginocchio destro, oltre a un trauma cranico non commotivo».
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