Gioco
Ex alloggio di suore occupato da 8 famiglie senza casa
Livorno, si tratta di una struttura a due piani in via Corcos. Ecco la reazione della curia
LIVORNO. «A Livorno non mancano case: ce ne sono settemila sfitte. A Livorno manca il cuore». Le parole pronunciate dal vescovo Simone Giusti durante l'omelia di Pasqua per sbloccare l'emergenza abitativa hanno sortito effetto, anache se forse non quello che il monsignore si aspettava. Nel pomeriggio di ieri otto nuclei familiari – una trentina di persone in tutto fra adulti e bambini – hanno occupato l'ex-convento dell'Istituto Pia Società Figlie di San Paolo, altre cui finestre ora sventola la bandiera rossa del sindacato Asia Usb.
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La palazzina al numero 65 di via Corcos risulta di proprietà della congregazione delle Suore Paoline: è inutilizzata e conta decine di stanze distribuite su due piani e mezzo con tanto di seminterrato; acqua e luce sono allacciate, i locali spogli ma puliti ed accoglienti. Una vera e propria "terra promessa" per gli occupanti, quattro famiglie italiane e quattro straniere (tutti residenti a Livorno), che hanno portato con sé poche cose raccolte in fretta, in qualche caso neanche l'occorrente per la notte: tra loro anche alcuni protagonisti delle recenti cronache sull'emergenza sfratti, sorrisi tesi nel guardare i figli che giocano in giardino.
«Abbiamo preso in parola il vescovo, magari anticipando le sue intenzioni: non ci sentiamo di aver derubato nessuno» spiegano i protagonisti dell’occupazione, una delle ormai numerose nella nostra città. Così raccontano di aver pensato a ripulire l'orto della proprietà per cogliere i frutti della terra e magari a riattivare i macchinari della lavanderia.
Da parte della curia si fa rilevare che l’immobile appartiene alla congregazione religiosa e non alla diocesi. Peraltro, – viene ribadito – la Chiesa livornese stava lavorando per utilizzarne i locali come centro di aggregazione a servizio degli immigrati già stabilmente residenti nel nostro territorio: in particolare, si vuole farne un polo che lavori come “parrocchia etnica” per le comunità dell’Est, principalmente quella ucraina. C’erano già la destinazione sociale, si era in attesa delle autorizzazioni per passare alla fase operativa.
«Non abbiamo immobili vuoti da destinare all’emergenza abitativa», si insiste da parte della curia: «Ogni volta che abbiamo la disponibilità di un bene libero o che si è liberato – viene puntualizzato – lo “giriamo” alla Caritas perché lo utilizzi».
Nel frattempo arriva dal sindacato inquilini Asia-Usb la «totale solidarietà e vicinanza alle famiglie». A esprimerla è Giovanni Ceraolo, sottolineando che «senza alcuna alternativa, hanno deciso di portare avanti questa occupazione».
È proprio Ceraolo, poi, a lanciare un appello a distanza indirizzato al vescovo: «Interceda con la proprietà per scongiurare il possibile sgombero in attesa di una soluzione stabile da cercare attraverso la collaborazione di tutte le Istituzioni, e per contribuire a tamponare la situazione metta a disposzione anche l'ex convitto dei Salesiani».
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