Gioco
La sferzata del vescovo alla messa di Pasqua: "A Livorno manca il cuore"
Con "settemila case sfitte" e tanti progetti in pista a Livorno "non mancano né case né lavoro: manca il cuore". Parola del vescovo Giusti
LIVORNO. “A Livorno non mancano case: ce ne sono 7mila sfitte. A Livorno non manca il lavoro, quante cose ci sarebbero da fare: dalla nuova Darsena all’ospedale, dai bacini di carenaggio allo scavalco ferroviario per l’interporto. Non mancano né case né lavoro: manca il cuore!”. E’ questo il passaggio più tagliente dell’omelia del vescovo Simone Giusti in occasione della solenne messa di Pasqua: un atto d’accusa che colpisce al cuore perché dice che il “deficit” principale della città sta là dove i livornesi ritengono di essere forti e ineguagliabili: il cuore, appunto.
Nel testo diffuso dalla curia, si sottolinea che a giudizio del vescovo “si preferisce litigare invece di collaborare, tenere case vuote invece di affittarle, licenziare invece di avviare procedure solidali”. E a tal riguardo punta il dito contro la vicenda dei Grandi Molini (è l’ “ultima in ordine sequenziale” ed è “tragicamente eloquente”).
Qualcosa del genere aveva detto anche nella via crucis diocesana che stavolta è andata in scena nella zona della stazione dove “sono venuto con la Ronda della Carità in questo luogo-simbolo delle povertà esagerate e dell’emarginazione”. Durante la seconda tappa della Via Crucis erano stati ricordati i disoccupati della Trw.
Ma il vescovo cerca di dare anche una scossa: “Se è amore che vogliamo per vivere, è un cuore nuovo che vogliamo”. Un po’ come l’ “Adda passà ‘a nuttata” di Eduardo De Filippo, anche il presule mette l’accento sul fatto che “le grandi cose avvengono di notte”: e qui mette in correlazione la notte dei pastori in cerca del Bambin Gesù a Natale con la notte di Cristo prima di salire sulla croce. Non solo: annota l’importanza dell’esempio di Maria di Magdala che “esce di casa quando è ancora buio in cielo e buio in cuore” e si incammina prima dell’alba per “andare al sepolcro perché si ribella all’assenza di Gesù”. Anche nella via crucis aveva insistito a notare che siamo una città tutt’altro che morta, anzi, «i segni di resurrezione si cominciano a vedere». Dove? Ad esempio, in porto. Anche se “sarei contento – aveva aggiunto - di vedere l’Autorità portuale con un ruolo maggiore di arbitro, affinché, facendo lavorare tutti, si possano aumentare non solo i traffici, ma anche il lavoro”.
In questa Settimana Santa il vescovo ha messo al centro il tema dell’amore anche come molla per creare nuovo sviluppo e dare lavoro (e dignità) a chi rischia di perdere tutte e due. Non sono mancati anche accenni contro chi evade le tasse («quanti lavori pubblici si potrebbero fare se tutti pagassero correttamente»), contro la burocrazia che opprime l’edilizia, contro i “furbetti delle case popolari” ma anche per difendere le scelte di pace: e qui il grido ricorda che “tra camion che uccidono, armi chimiche, bambini che muoiono e bombardamenti sembra di non essere più in grado di uscire dalla retorica della morte”. Senza contare una critica al presidente americano Trump (“i nuovi presidenti che bombardano non sanno che le guerre non hanno mai risolto niente?”).
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