Il Tirreno

Livorno

«Altro che racket della casa: nessuno paga per star qui, il sindaco venga a vedere»

di Nicolò Cecioni
«Altro che racket della casa: nessuno paga per star qui, il sindaco venga a vedere»

Palazzo del Picchetto, il leader del comitato contrattacca: «Il bailamme è partito dopo che abbiamo murato una porta perché quelli del primo piano non ci piacciono»

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LIVORNO. «Qui soldi non ne chiediamo e non li abbiamo mai chiesti: chiunque ve lo può testimoniare». Dice di chiamarsi Valentino («no, il cognome non lo dico»), si presenta come il presidente del Comitato «Ex Asl Diritto Casa» che guida l’occupazione del Palazzo del Picchetto in via Grande: chiama i suoi a raccolta dopo esser finito nell’occhio del ciclone dopo che il sindaco Nogarin ha denunciato su Facebook i sospetti sull’esistenza di un racket delle case occupate. Lui chiama i giornalisti e va al contrattacco: «Nessuno chiede un euro alle persone che vivono qui. Viviamo insieme, gli uni accanto agli altri, provenienti un po’da tutto il mondo: Croazia, Albania, Sud America e molti altri paesi. Non esiste alcun tipo di problema tra di noi, qui regna sovrana la convivenza pacifica».

In realtà, per arrivare a questa convivenza si è dovuto murare un ingresso, quello che porta al primo piano, dove abitano persone che non fanno parte del comitato «Ex Asl Diritto Casa» e che, secondo Valentino, creavano problemi e a facevano pagare l’affitto. Stiamo parlando di un edificio occupato, lui preferisce dire che «abbiamo in gestione il piano terra, il giardinetto interno, il secondo e il terzo piano». Poi precisa: «Al primo piano ci stanno altre persone». Bisogna sapere che il palazzo Picchetto ha due ingressi, uno in comune per tutti e un altro che porta al primo piano: «Loro entravano dalla porta in comune e venivano nelle nostre zone a spacciare, consumare droga, bere alcol: insomma, non si comportavano bene. Gliel’abbiamo detto chissà quante volte: ma siccome con le buone non l’hanno capita, allora sono stato costretto a murare l’accesso che dalle scale porta al primo piano. Così devono passare dall’altra parte e non vengono più qui».

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Pochi giorni dopo aver murato la porta, è uscito il video: il presidente del Comitato “Ex Asl Diritto Casa” è convinto che sia stato fatto per ritorsione. «L’hanno fatto apposta per farcela pagare. Il video è stato girato giovedì alle 11 in un bar qua fuori, è per ritorsione. Noi non chiediamo niente a nessuno, ma conosciamo gente che vive al primo piano e paga un affitto mensile». Insiste a definire «regolare» l’occupazione da parte del suo gruppo: «Chi abita qui è registrato regolarmente e la Digos, la polizia municipale e la prefettura sanno chi si trova qui dentro». Per questo motivo, Valentino fa un appello al sindaco.

«Lui ha detto che in settimana vuole farci sgomberare, io lo prego di non farlo: qui dentro abitano tantissime famiglie e 48 bambini. Non può mandarci in mezzo alla strada per colpa di altre persone. Io stesso dico che se una persona chiede l’affitto ad altri che si trovano in queste condizioni, dovrebbe essere messo in galera. Ma questo non è il nostro caso. Che Nogarin venga lui stesso a controllare. Può venire quando vuole».
Aggirandosi per il Picchetto sembra di essere in una sorta di comunità parallela, dove ognuno svolge i propri compiti. Il palazzo è uno di quelli all’antica, con la corte interna al piano terra e i corridoi dei tre piani superiori che si affacciano sul giardinetto, dove giocano i bambini e si ritrovano gli adulti. E dove è presente la porta d’ingresso. Lungo i corridoi al secondo e al terzo piano qualcuno ha affisso cartelli con il calendario dei compiti da svolgere e chi deve farli: quel tal giorno pulisci il bagno, l’indomani ti toccheranno i pavimenti e via così.

Mentre sale le scale, a Valentino si rivolgono come a una sorta di “amministratore di condominio” o anche qualcosa di più. «Da quant’è che stai qui? » chiede a una signora. «Sono livornese e non avevo altre scelte», spiega lei. Poi, a scanso di equivoci, aggiunge: « Vivo qui da due mesi e non ho mai pagato l’affitto».
Altra voce: «Vengo dal Perù e sono qui da 8 mesi. Ho un lavoro regolare, sono una professionista. Ma non ce la faccio a pagarmi una casa in affitto e non ho altre alternative».  «Se avessi potuto permettermi l’affitto sarei venuto a vivere qui? » chiede, con un velo di ironia, un altro ragazzo che abita al Picchetto da un anno. «Questa ragazza — continua Valentino indicando una donna con il pancione — l’ho trovata pochi giorni fa che si aggirava qui fuori e non sapeva dove andare. È incinta ed era in difficoltà. L’ho ospitata io e le ho dato una casa, senza chiederle un euro di affitto. Altre persone mi sono state mandate direttamente dalla Caritas. Ma nessuno ha mai pagato niente».

Porte aperte, bambini che scorrazzano ovunque, case spartane e arredate con mobili di fortuna, ma con televisoroni a schermo piatto. Salendo le scale del palazzo Picchetto sembra di entrare in un altro mondo. Un angolo di Livorno che sembra lontano anni luce rispetto alle abitazioni del centro, che distano solo pochi metri. «Spero che il sindaco ci ripensi — chiude Valentino — e venga a controllare di persona a controllare come viviamo».

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