Il Tirreno

Livorno

Primarie Pd, la mappa delle alleanze: si decide chi pesa di più

di Juna Goti
Primarie Pd, la mappa delle alleanze: si decide chi pesa di più

Livorno, dopo il no a Ciampini nella lista Renzi, Quintavalle lascia l’incarico regionale Con Orlando dagli ex Dc all’ala sinistra: in lista la vicesindaca della giunta Bacci

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LIVORNO. Hanno invitato tutti al circolo di Borgo cappuccini i volti renziani del Pd livornese. Lo hanno fatto per sabato alle 10.30 nel cuore di piazza Giovine Italia, dove presenteranno ufficialmente la lista dei candidati all’assemblea nazionale del partito, che con le primarie del 30 aprile deciderà se tornare in collo a Matteo Renzi o virare verso Andrea Orlando o Michele Emiliano. Una lista di otto nomi dalla quale è stato escluso il consigliere comunale Alessio Ciampini. Palesando in casa Renzi una frattura grossa come una casa, checché ne dicano i diretti interessati. Lo racconta la notizia trapelata nelle ultime ore da Firenze: proprio dopo la porta chiusa in faccia a Ciampini, Alessio Quintavalle ha deciso di dimettersi dalla segreteria regionale del partito, dove fino a oggi ha ricoperto l’incarico di uomo-comunicazione.

Partiamo da qui, da questo granello che poi tanto granello rischia di non esserlo, per racontare la corsa dei Democratici livornesi verso il 30 aprile. Una corsa che non deciderà le sorti del partito a livello locale, sia chiaro. Ma un po’ di equilibri interni sì. Pesi e contrappesi. Alla vigilia dei congressi per le segreterie dei territori (più vicini, forse in autunno, se si allontanano le elezioni politiche). E a due anni dalle elezioni amministrative nel comune diventato casa dei Cinque Stelle, con un candidato sindaco da scegliere.

Le liste. Anche a Livorno il grosso dei posizionamenti sta dentro due scatoloni: quello per Renzi e quello per Orlando. Emiliano alle pre-primarie tra gli iscritti ha raccolto appena 13 voti (lo 0,81%) e per lui, nella lista dei candidati all’assemblea nazionale, in quota Livorno figurano appena due nomi: Marco Capaccioli ed Antonia Eva Rana. Le altre due liste uscite fuori dal partito regionale sono formate da otto nomi. E sono guidate da non livornesi, o meglio da volti che non sono diretta espressione del capoluogo. Una sintesi frutto del bilanciamento uomo-donna e dei territori, certo. Ma anche questo un segno dei tempi (e dei pesi politici).

La lista pro Renzi è guidata dalla sindaca di Castagneto Sandra Scarpellini, poi il segretario livornese Federico Bellandi, l’elbana Antonella Giuzio, il piombinese Valerio Pietrini, l’ex parlamentare Marida Bolognesi, l’assessore colligiano Riccardo Demi, l’ex consigliera comunale Silvia Fugi e Massimo Tosi.
La lista degli orlandiani è guidata dal segretario della Val di Cornia (e referente della mozione Orlando a livello regionale) Valerio Fabiani, poi la vicesindaca di Colle Libera Camici, il rosignanese Luca Agostini, l’ex rappresentante delle donne Pd Donatella Fornaciari, l’elbano Simone De Rosas, la cecinese Monica Mansani, il segretario del Pd di Salviano Alberto Brilli e la livornese Carolina Marengo.
Tutte le correnti di Renzi. Lo raccontano un po’ le stesse liste: sia nelle file dei renziani che in quelle degli orlandiani, le correnti, le storie politiche, gli stemmi di famiglia riuniti sotto lo stesso tetto sono tanti e anche molto diversi fra loro.

In casa Renzi c’è il gruppo dei colligiani che stanno con Matteo dalla prima ora, come il segretario e sindaco Lorenzo Bacci, e l’assessore Demi. Ironia della sorte proprio a Collesalvetti Renzi all’ultimo giro ha preso uno schiaffo tra gli iscritti: alla preselezione nei circoli, Orlando ha superato di 5 voti Renzi (che rispetto alle primarie del 2013 con Cuperlo e Civati, sempre guardando solo agli iscritti, ha lasciato per strada 18 preferenze).  C’è poi l’area-big di Marida Bolognesi, che ha messo la faccia anche nella lista (è al quinto posto, subito prima di Demi). E c’è il gruppo che tra gli iscritti qualcuno ha ribattezzato scherzosamente “degli Alessi”, con riferimento ad Alessio Ciampini e ad Alessio Quintavalle. Il gruppo che nei mesi della campagna per il referendum ha messo il naso fuori dal quartier generale di via Donnini aprendo una sede per il Sì in via Maggi (dove per il lancio delle prime iniziative è arrivato anche il parlamentare Andrea Romano) e ha lanciato una convention aperta alla città. Che qualcosa, però, si fosse rotto con i vertici si era capito subito a febbraio, quando Ciampini è rimasto fuori dalla segreteria resa più smart da Bacci.

Stanno dalla parte di Renzi anche eletti nelle istituzioni come il capogruppo in consiglio comunale Pietro Caruso e il consigliere regionale Francesco Gazzetti, che in molti vedono già da tempo come papabile nella corsa a primo cittadino. Oltre ai fassiniani, diciamo “ex Ds per Renzi”, come l’ex sindaco Alessandro Cosimi.
Bellandi, Martina e la frecciata del ministro. Tutti e due i segretari livornesi oggi sono dalla parte dell’ex premier. Perché Federico Bellandi, eletto in quota sinistra e sostenitore di Enrico Rossi prima della scissione, ha deciso di percorrere la strada del ticket con Bacci-Renzi in versione Martina.
Sembravano quasi indirizzate anche a lui le parole che il ministro della giustizia Orlando mercoledì sera si è lasciato scappare, o forse no, dal palco del Lem: «Certi sono passati da Rossi a Renzi nell’arco di 24 ore». «Anche a Livorno non ci siamo fatti mancare niente...», ha rincarato dalla platea uno storico militante. E giù con l’applauso.

«Non posso che compiacermi dell’attenzione...», controbatte Bellandi: «Mi pare però un po’ strano che chi si presenta come l’uomo mite venuto a ricucire gli strappi di un partito “balcanizzato” poi dica questo. Perché chi aveva guardato con interesse alla candidatura Rossi doveva automaticamente sostenere Orlando? Si vota chi si crede che abbia una leadership forte e possa portare il Pd a fermare l’ondata populista nel Paese. Renzi ha capito che non può farlo da solo e ha dato un segnale presentandosi in ticket con Martina».
Da Kutufà a De Filicaia ed ex rossiani: noi con Orlando.

La gran parte degli ex rossiani livornesi ha invece scelto un’altra strada: la battaglia di sinistra da dentro al fianco di Orlando. Che mercoledì alla parola “ticket” ha risposto con la convinzione che serva una coalizione sociale (con le fasce più deboli, con gli “arrabbiati”, con i giovani) e politica, di centrosinistra. La platea che si è vista nel Palazzo del Portuale racconta chi sta dietro e dentro la mozione Orlando, accompagnato in città dalla parlamentare e sottosegretaria all’ambiente Silvia Velo. Ci sono gli ex rossiani come Federico Mirabelli e lo stesso consigliere per il lavoro del governatore della Toscana, Gianfranco Simoncini. C’è il mondo dei lettiani di scuola Dc, capitanati dall’ex presidente della Provincia Giorgio Kutufà.

C’è il consigliere comunale dell’ala sinistra più lontana dalla vecchia Dc, Jari De Filicaia, che guida un “circolo-feudo”, la vecchia sezione porto, che alle primarie aperte agli iscritti ha regalato a Orlando percentuali bulgare (95%, 91 voti). Seduti in platea si rivedono anche volti come quello di Roberto Posarelli o dell’ex candidato sindaco Marco Ruggeri, che non fa mistero di quando, dopo la sconfitta alle amministrative, «Orlando fu uno dei pochi a chiamarmi e ad invitarmi a cena a Roma, per capire le ragioni di quello che era accaduto...».

«Speriamo di ottenere le percentuali registrate tra gli iscritti, sopra il 40%, a Colle sopra il 50%, facendo appello anche a chi non è più iscritto, a chi se n’è andato perché ci ha percepito come sordi e distanti», ripete Libera Camici, la prima in lista se si guarda alla Federazione di Livorno. Lei che è proprio la vicesindaca nella squadra di Bacci: «Sì, abbiamo sempre avuto posizioni diverse ai congressi. Quando mi propose di fare la vicesindaca mi disse che aveva bisogno di una parte critica, lo ero allora e lo sono oggi».
Incognita partecipazione. La domanda che in parecchi si fanno ora è in quanti andranno a votare il 30 aprile, con la sensazione che in termini di affluenza non sarà facile ripetere i numeri delle ultime primarie aperte a tutti: 13.832 votanti solo a Livorno città (23.377 considerando tutta la federazione), con Renzi sopra al 70%.
Per ora nei circoli Renzi ha raggiunto il 57,19% (919 voti) mentre Orlando il 42% (675).
I riflettori, per tirare un bilancio interno e soprattutto esterno, si spostano quindi sul primo maggio. E sui futuri congressi locali, ipotizzati in autunno (salvo politiche): per quella data, con una campagna per le amministrative da costruire, le fratture interne saranno ricucite?

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