Gioco
Porte vinciane tolte a Pisa ma non le avrà l’Authority
di Mauro Zucchelli
Dovrebbero impedire l’insabbiamento del porto eppure restano spesso aperte Firenze si riprende le chiavi per darne la gestione al proprio ente di Viareggio
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LIVORNO. La Regione si è ripresa in mano la gestione delle “porte vinciane” per evitare guai ulteriori fra Livorno e Pisa: si tratta delle chiuse che dovrebbero separare il flusso delle acque dello Scolmatore dalla Darsena Toscana. Dove? Fra l’uno e l’altra, una babele di ponti: quello del viadotto della superstrada Fi-Pi-Li, quello del relativo svincolo (via Mogadiscio), quello della nuova direttissima ferroviaria per il cuore del porto, quello della tradizionale strada provinciale per il Calambrone. Proprio nelle vicinanze di quest’ultimo ponte — anch’esso mobile come tutti gli altri — ecco queste “porte” che sono state al centro dello scontro fra Livorno e Pisa.
Ieri si è materializzata la novità che avevamo anticipato riguardo a questa chiusa sul Canale dei Navicelli (in territorio livornese ma le cui chiavi sono state dal’94 a oggi in mano a Pisa): Firenze ha pensato di risolvere lo scontro fra Livorno e Pisa facendosi restituire da quest’ultima le chiavi del funzionamento delle “porte”, ma in sostanza chiamando Viareggio a fare da terzo. Viareggio c’entra in quanto è la sede dell’Autorità portuale regionale, che ha competenza sulle vie fluviali navigabili (come il canale viareggino della Burlamacca) e sui porti commerciali di rango regionale come Viareggio, Isola del Giglio, Porto Santo Stefano e Marina di Campo.
«Dopo 23 anni torna alla Regione Toscana la gestione delle porte vinciane», dicono dal quartier generale dell’istituzione regionale per mettere l’accento sulla svolta storica. Il gesto-simbolo è la firma degli assessori Vincenzo Ceccarelli (in rappresentanza della Regione) e Andrea Serfogli (in rappresentanza del Comune di Pisa). Per esser precisi, per la riconsegna delle chiavi bisognerà attendere ancora qualche giorno, anzi forse qualche mese: avverrà «entro il 31 luglio di quest’anno», spiegano da Firenze. Lo ripetono tenendo a precisare che «prima il Comune di Pisa provvederà a riportare le porte alla piena efficienza con interventi che verranno effettuati dalla società Navicelli spa» (controllata dalle istituzioni pisane), in realtà il finanziamento di 430mila euro arriverà dalla Regione e i lavori «dovranno concludersi entro il 27 luglio». Ceccarelli spiega che «tra maggio e luglio» le porte saranno chiuse per rimuovere le vecchie strutture e installare le nuove. L’intervento «sarà una tantum» e farà arrivare all'Autorità portuale regionale le porte «perfettamente funzionanti».
Non è la solita bega campanilistica fra livornesi e pisani. Dietro ci sono due idee di sviluppo a nord e a sud dello Scolmatore. Da un lato, Pisa: ha bisogno di una via d’acqua per far arrivare in mare gli yacht realizzati da blasonate industrie lungo il Canale dei Navicelli, dunque teme qualunque intoppo possa ostacolare quest’accesso al mare. Dall’altro, Livorno: i fondali basati a meno 13 in Darsena Toscana sono già una strozzatura che impedisce l’arrivo di navi portacontainer oltre gli 8mila teu, dunque vuol evitare che lo Scolmatore butti in Darsena Toscana detriti e melme che insabbiando i fondali limitano ancor di più l’accessibilità e vanificano le campagne di dragaggio da milioni e milioni di euro.
A dire il vero, dopo lo scontro fra la delegazione livornese e quella pisana in Regione pochi minuti prima della firma solenne dell’intesa, era stato deciso che le “porte” sarebbero state «normalmente chiuse» (salvo apertura in caso di necessità) proprio per evitare l’insabbiamento del porto. Poi però il destino ha fatto in modo che le porte risultassero spesso rotte o guaste, sempre in posizione aperta. E se una indagine di qualche anno fa dell’Authority livornese parlava di neanche una decina di passaggi nel corso di un anno, fatto sta che anche la nuova direttissima ferroviaria si è dovuta “inchinare” a quest’idea di mantenere aperta questa via. Basti dire che le Fs sono state costrette a realizzare un ponte ferroviario mobile con pochi eguali in Europa (e costi altissimi). Anch’esso deve stare aperto per sei ore nel “cuore” della giornata. È l’“asso di briscola” del porto eppure è pienamente utilizzabile solo part time...
Ieri si è materializzata la novità che avevamo anticipato riguardo a questa chiusa sul Canale dei Navicelli (in territorio livornese ma le cui chiavi sono state dal’94 a oggi in mano a Pisa): Firenze ha pensato di risolvere lo scontro fra Livorno e Pisa facendosi restituire da quest’ultima le chiavi del funzionamento delle “porte”, ma in sostanza chiamando Viareggio a fare da terzo. Viareggio c’entra in quanto è la sede dell’Autorità portuale regionale, che ha competenza sulle vie fluviali navigabili (come il canale viareggino della Burlamacca) e sui porti commerciali di rango regionale come Viareggio, Isola del Giglio, Porto Santo Stefano e Marina di Campo.
«Dopo 23 anni torna alla Regione Toscana la gestione delle porte vinciane», dicono dal quartier generale dell’istituzione regionale per mettere l’accento sulla svolta storica. Il gesto-simbolo è la firma degli assessori Vincenzo Ceccarelli (in rappresentanza della Regione) e Andrea Serfogli (in rappresentanza del Comune di Pisa). Per esser precisi, per la riconsegna delle chiavi bisognerà attendere ancora qualche giorno, anzi forse qualche mese: avverrà «entro il 31 luglio di quest’anno», spiegano da Firenze. Lo ripetono tenendo a precisare che «prima il Comune di Pisa provvederà a riportare le porte alla piena efficienza con interventi che verranno effettuati dalla società Navicelli spa» (controllata dalle istituzioni pisane), in realtà il finanziamento di 430mila euro arriverà dalla Regione e i lavori «dovranno concludersi entro il 27 luglio». Ceccarelli spiega che «tra maggio e luglio» le porte saranno chiuse per rimuovere le vecchie strutture e installare le nuove. L’intervento «sarà una tantum» e farà arrivare all'Autorità portuale regionale le porte «perfettamente funzionanti».
Non è la solita bega campanilistica fra livornesi e pisani. Dietro ci sono due idee di sviluppo a nord e a sud dello Scolmatore. Da un lato, Pisa: ha bisogno di una via d’acqua per far arrivare in mare gli yacht realizzati da blasonate industrie lungo il Canale dei Navicelli, dunque teme qualunque intoppo possa ostacolare quest’accesso al mare. Dall’altro, Livorno: i fondali basati a meno 13 in Darsena Toscana sono già una strozzatura che impedisce l’arrivo di navi portacontainer oltre gli 8mila teu, dunque vuol evitare che lo Scolmatore butti in Darsena Toscana detriti e melme che insabbiando i fondali limitano ancor di più l’accessibilità e vanificano le campagne di dragaggio da milioni e milioni di euro.
A dire il vero, dopo lo scontro fra la delegazione livornese e quella pisana in Regione pochi minuti prima della firma solenne dell’intesa, era stato deciso che le “porte” sarebbero state «normalmente chiuse» (salvo apertura in caso di necessità) proprio per evitare l’insabbiamento del porto. Poi però il destino ha fatto in modo che le porte risultassero spesso rotte o guaste, sempre in posizione aperta. E se una indagine di qualche anno fa dell’Authority livornese parlava di neanche una decina di passaggi nel corso di un anno, fatto sta che anche la nuova direttissima ferroviaria si è dovuta “inchinare” a quest’idea di mantenere aperta questa via. Basti dire che le Fs sono state costrette a realizzare un ponte ferroviario mobile con pochi eguali in Europa (e costi altissimi). Anch’esso deve stare aperto per sei ore nel “cuore” della giornata. È l’“asso di briscola” del porto eppure è pienamente utilizzabile solo part time...
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