Italia
«La rivincita di Renzi è la ri-perdita del Pd»
Il ministro Orlando arriva al Lem in vista delle primarie. Prima rende omaggio alle vittime del Moby
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LIVORNO. «La rivincita del leader può essere la ri-perdita del Pd». Il ministro della giustizia e candidato alla segreteria nazionale del Pd, Andrea Orlando, arriva a Livorno a una manciata di giorni dalle primarie che il 30 aprile lo vedranno sfidare Renzi ed Emiliano. Prima di raggiungere il salone del Lem si ferma alla lapide con i nomi delle vittime del Moby. «Attendiamo il lavoro della commissione parlamentare e ne trarremo le conseguenze. Ci sono molte questioni che ancora non hanno trovato nella ricostruzione logica dei fatti una risposta nelle verità processuali. Ho preso un impegno con le associazioni dei parenti: siamo mia cura promuovere un incontro che parta dalle conclusioni della commissione».
Ad aspettarlo al Lem c’è una sala piena. Gli onori di casa sono affidati alla vicesindaca di Colle, Libera Camici. Interviene l’avvocato Vito Vannucci. Prima la parola passa a uno dei lavoratori di Grandi Molini, alle prese con i licenziamenti, che chiede l’intervento del ministro («a Livorno si sta facendo tabula rasa, a 45 anni chi di noi ritroverà lavoro?»).
È proprio da «quelli che non ce la fanno più» o «hanno paura di non farcela» che muove l’intervento di Orlando. Il partito, ripete, deve «ridurre le distanze» con «chi sta peggio e con le giovani generazioni». Ripartire da parole come «povertà», «eguaglianza», «Europa».
Non risparmia colpi a Renzi. Ad esempio sulla legge elettorale: «Si vuole andare a votare con questa legge perché ha le liste bloccate a la maggioranza intorno a Renzi si regge su un accordo sulla distribuzione dei capilista». «Il giorno in cui abbiamo vinto le europee - sottolinea - abbiamo perso città come questa. Ci siamo convinti di poter fare da soli, con la forza di un leader, non è stato così, chi ha votato no al referendum voleva farci arrivare un messaggio». E ancora: «Rischiamo di diventare non il partito non del riscatto, ma della rivincita di un leader». «Chi ha votato M5S qui votava a sinistra e ora non basta un tweet, c’è un lavoro serio da fare». Muovendo in generale su un doppio binario: «Ricostruire un rapporto con gli strati popolari della società» e «un partito che interpreti le domande e sappia costruire insieme il riscatto». Attorno a questo ripete di voler costruire una coalizione sociale e politica, di centrosinistra: «Abbiamo litigato con tutti, Cgil, Cisl, Uil, associazioni datoriali...Renzi non è in grado di fare la pace con nessuno di questi soggetti».(j.g.)
Ad aspettarlo al Lem c’è una sala piena. Gli onori di casa sono affidati alla vicesindaca di Colle, Libera Camici. Interviene l’avvocato Vito Vannucci. Prima la parola passa a uno dei lavoratori di Grandi Molini, alle prese con i licenziamenti, che chiede l’intervento del ministro («a Livorno si sta facendo tabula rasa, a 45 anni chi di noi ritroverà lavoro?»).
È proprio da «quelli che non ce la fanno più» o «hanno paura di non farcela» che muove l’intervento di Orlando. Il partito, ripete, deve «ridurre le distanze» con «chi sta peggio e con le giovani generazioni». Ripartire da parole come «povertà», «eguaglianza», «Europa».
Non risparmia colpi a Renzi. Ad esempio sulla legge elettorale: «Si vuole andare a votare con questa legge perché ha le liste bloccate a la maggioranza intorno a Renzi si regge su un accordo sulla distribuzione dei capilista». «Il giorno in cui abbiamo vinto le europee - sottolinea - abbiamo perso città come questa. Ci siamo convinti di poter fare da soli, con la forza di un leader, non è stato così, chi ha votato no al referendum voleva farci arrivare un messaggio». E ancora: «Rischiamo di diventare non il partito non del riscatto, ma della rivincita di un leader». «Chi ha votato M5S qui votava a sinistra e ora non basta un tweet, c’è un lavoro serio da fare». Muovendo in generale su un doppio binario: «Ricostruire un rapporto con gli strati popolari della società» e «un partito che interpreti le domande e sappia costruire insieme il riscatto». Attorno a questo ripete di voler costruire una coalizione sociale e politica, di centrosinistra: «Abbiamo litigato con tutti, Cgil, Cisl, Uil, associazioni datoriali...Renzi non è in grado di fare la pace con nessuno di questi soggetti».(j.g.)
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